martedì 24 febbraio 2015

Intervista a Piergiorgio Morosini, magistrato e consigliere del csm

Il processo in corso a Palermo sulla presunta trattativa Stato-mafia è stato voluto, usando una forzatura, proprio da Morosini che in quell’inchiesta è stato il Gip. Mentre i pm chiedevano l’archiviazione lui continuava a dire che c’erano elementi per continuare le indagini. Stesso discorso quando i pm chiedevano l’archiviazione nei confronti del senatore Renato Schifani, e lui, come gip, chiedeva di continuare le indagini. Poi è stato nominato consigliere del csm e Schifani è stato prosciolto.  Poi il processo Gotha, la nuova e la vecchia mafia che tentano di allearsi per dividersi Palermo. Lo Piccolo, Marcianò, Mannino, Nicchi, Rotolo … tutti condannati. Quarantacinque giorni invece dei trenta sbandierati dal governo: il decreto con cui l'esecutivo ha voluto tagliare le ferie dei magistrati è stato scritto male, visto che la norma introdotta per ridurre le vacanze dei giudici è stata aggiunta alla precedente, senza abrogare esplicitamente la vecchia disciplina. Il risultato è che le ferie dei giudici restano quelle che c'erano prima dell'intervento dell'esecutivo, secondo l'interpretazione data a larga maggioranza dalla Settima Commissione del Csm, con 5 voti a favore e uno contrario. Dieci nuovi pubblici ministeri si insedieranno alla procura di Palermo. Lo ha deciso il Csm che sopperirà alla grossa carenza di organico - 16 scoperture - dell'ufficio inquirente. I nuovi magistrati in arrivo hanno terminato il tirocinio e cominceranno a Palermo la loro carriera. Pensare che i problemi che rendono la giustizia lenta sia dovuto alla responsabilità civile dei magistrati, oppure al numero dei giorni di ferie che avrebbero i giudici … Significa a mio avviso non cogliere le vere priorità della giustizia oggi. Intanto c’è una necessità molto forte sul piano della giustizia civile, le decisioni per le cause di condominio, le successioni … per tutte quelle cose che riguardano la vita delle persone arrivano troppo spesso in ritardo anche perché c’è una legislazione assolutamente da riformare. Occorre semplificare i riti, trovare quelle soluzioni organiche per mettere a disposizione della magistratura gli strumenti adatti per arrivare a decisioni in tempi ragionevoli. In tutto questo non dobbiamo dimenticare che in un organico di 9 mila magistrati attualmente ne mancano 1.200 e questo pesa moltissimo sull’andamento dei processi e sulla loro durata ragionevole. La giustizia ha bisogno di una grande riforma sulle procedure penali. Due priorità assolute: una nuova disciplina sulla prescrizione, la disciplina attualmente vigente si pone casi veramente clamorosi, si definisce in otto mesi il processo per un furto in un supermercato e nello stesso si prescrive un reato di corruzione  in atti giudiziari. Non solo, ma poi c’è la grande necessità di provvedere a una riforma di una serie di reati relativi alla corruzione. Che, per altro, non significa solo individuare pene più dure per i corrotti e per i corruttori ma significa anche dotare la magistratura di nuovi strumenti investigativi adeguati per scoprirla.  Noi sappiamo che dietro la corruzione ci sono delle alleanze omertose tra corrotti e corruttori, ecco perché occorrono nuovi strumenti previsti dalle convenzioni internazionali che noi abbiamo sottoscritto ma che non abbiamo mai tradotto in legge. Due cose su tutto: estensione della disciplina dei collaboratori di giustizia anche nel campo della corruzione; adozione del cosiddetto test di integrità, l’uso di agenti provocatori per scoprire i reati nella p.a.. Il nostro sistema è molto particolare, sotto questo profilo, se un poliziotto, sotto mentite spoglie, fa una offerta corruttiva  ad un sindaco  e in questo modo scopre che il sindaco è un corrotto, nel nostro sistema va in carcere anche il poliziotto. Cosa che invece non accade in sistemi molto più avanzati del nostro come gli Stati Uniti. Queste sono le riforme prioritarie per riformare la giustizia in Italia. Le ferie, per carità, si possono ridurre a tutte le categorie del comparto pubblico … a tutti sono richiesti dei sacrifici, ma non penso sia una priorità per riformare la giustizia. Così come non credo non sia una priorità, il tema  della responsabilità civile. Ci sono delle pronunce della corte europea che impongono allo stato italiano di rivisitare questa materia. Ma non chiedono, in realtà, sul profilo stretto della responsabilità diretta dei magistrati ma delle responsabilità dello stato per i ritardi della nostra giustizia.   La lotta alla mafia attualmente sta attraversando un momento positivo? La lotta alla mafia negli ultimi anni si è perfezionata e ci sono in tutto il territorio delle professionalità molto spiccate sia nella polizia giudiziaria che nella magistratura. Gli strumenti legislativi nella lotta alla mafia sono adeguati, idonei … che molti paesi, fondamentalmente, stanno copiando. Oggi la criminalità organizzata si è specializzata nella corruzione, falso in bilancio, evasione fiscale, riciclaggio … sono questi i settori dove si fortificano le organizzazioni di stampo mafioso in tutta Europa. Lei, dunque, è favorevole a una super procura antimafia europea?     È  necessaria, comunque, una struttura che sia in grado di coordinare il lavoro di tutte le realtà nazionali in questo settore. La criminalità di stampo mafioso è un fenomeno che va oltre i singoli stati e come tale va trattato. Naturalmente questo è un percorso non semplice che va fatto gradualmente. Se dovessimo giudicare questo governo per quello che ha fatto contro la corruzione, sempre più dilagante, e la criminalità organizzata  che giudizio potremmo dare? Ha posto nella sua agenda la corruzione come priorità. In concreto misure davvero incisive non sono state ancora varate.   Consigliere quanto le manca la vita di magistrato in prima linea? Mi manca molto, per 20 anni ho fatto il magistrato penale  a Palermo, quotidianamente a contatto non solo con questioni tecniche giuridiche, ma con questioni che riguardavano l’esigenza di ricostruire determinate pagine criminali di questa realtà, ma che andavano oltre, il costante contatto con il degrado sociale di questa area territoriale dove la mafia si rafforza e cresce. Quella è la realtà quotidiana di tutti i giorni nella giurisdizione, sostanzialmente, da quella esperienza mi sono reso conto che la lotta alla mafia non è un fatto che riguarda solo i magistrati e le forze dell’ordine, ma il riconoscimento di diritti come la scuola, la sanità, il lavoro … Il csm va riformato? Il csm ha una profonda necessità di autoriformarsi. Di essere attento, soprattutto, a un fatto che riguarda l’esigenza di non disperdere le tante professionalità, l’impegno civile che c’è nella magistratura. Il csm a volte prende delle decisioni  assolutamente incomprensibili che rischiano di deprimere la professionalità e l’impegno di tante persone. Il csm per non deprimere le spinte interiori positive deve, soprattutto, riuscire a fare chiarezza sulle condotte opache, con efficacia e tempestività. Se il csm riesce a dare queste risposte non c’è bisogno di nessuna riforma. In tutti questi anni i vari progetti di riformare il csm avevano un solo obiettivo, ridimensionare il ruolo del consiglio superiore della magistratura, tutto questo è anticostituzionale. Il prossimo libro che sta scrivendo di cosa parla? Mi sto interrogando molto sul rapporto tra giustizia e politica, questo sarà l’oggetto del mio prossimo libro.    

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