sabato 24 gennaio 2015

Gli scanner di Riggio

[Cu sparta pija a megghju parta. Chi divide si prende la parte migliore. Detto calabrese]
Centinaia di migliaia di euro investiti inutilmente dall’Enac per la sicurezza degli aeroporti italiani. Sotto accusa, in questo caso parlando soltanto di Fiumicino, sono i due body scanner: i dispositivi di imaging dell'intero corpo utilizzato per lo screening di sicurezza, installati un anno e mezzo fa circa nello scalo romano, al costo di 200 mila euro ciascuno, sono tuttora chiusi e non stati mai utilizzati. Nemmeno a livello sperimentale. E pensare che appena furono installate queste sofisticate apparecchiature, una nel Terminal 3, l'altra nel Terminal 5, per intenderci quello dedicato ai cosiddetti voli sensibili dove operano le compagnia americane e l'israeliana El Al, lo stesso direttore dell'aeroporto, Vitaliano Turrà, assicurò, oltre un anno fa, che i “nuovi body scanner, dopo averli testati sarebbero stati presentati, il prossimo primo giugno (2014), al Ministro e alla stampa in occasione dell’inizio del test per il nuovo controllo elettronico dei passaporti”. Quest'ultimo è entrato in funzione due mesi fa, pur con qualche falla, perché anche il sistema E-gate di lettura automatica dei passaporti operante ai varchi extra-Schengen ne legge fino a quattro contemporaneamente, ma non è in grado di codificare nomi e cognomi con apostrofi e accenti; con il conseguente rischio che un pregiudicato o magari un terrorista possa passare indenne ai controlli. Invece ad oggi i nuovi body scanner sono rimasti lì chiusi,
transennati e inutilizzati, proprio a pochi metri dalle postazioni di controllo dei passeggeri e dei bagagli a mano, utilizzate dagli addetti di Adr Security. Ricordano un po le vecchie cabine telefoniche della Telecom non ancora smaltite, disseminate ovunque nelle nostre metropoli. Stando ad alcuni rapporti stilati da alcuni esperti in materia di sicurezza, ma a quanto sembra rimasti nei cassetti, dal momento che sull’argomento tutto tace, sembra che i body scanner a retrodiffusione di raggi X installati a Fiumicino, prodotti dalla società americana ProVision, non possano entrare ancora in funzione per questioni legate alla privacy. Pur avendo tempi di controllo rapidissimi, 3-4 secondi per il passaggio tra le due porte, non tutelerebbero il passeggero. Tale dispositivo di imaging dell'intero corpo utilizzato permette una ispezione corporale, finalizzata alla ricerca di armi ed esplosivi, senza alcun contatto fisico con gli addetti alla sicurezza. Però non è mai stata risolta la questione e le polemiche sulla privacy, già sollevate in coincidenza con i primi test, avvenuti la prima volta a marzo del 2010, per testare i primi body scanner ad onde millimetriche, perché erano in grado di vedere sotto i vestiti. Poi, due anni dopo, l’avvio della sperimentazione delle nuove apparecchiature dotate di software che non mostrava sullo schermo i dettagli fisici e le parti più intime, elemento che fece insorgere associazioni e cittadini. Questi apparecchi di nuova generazione infatti rileverebbero solo se il soggetto indossa qualcosa di sospetto. E per motivi di privacy, la testa è esclusa dalla scansione e le immagini dovrebbero essere immediatamente cancellate. L'analista è in un'altra stanza e non può vedere la persona in corso di scansione, ma è in contatto con altri funzionari che possono fermare il viaggiatore se nella scansione appare qualcosa di sospetto. Nonostante tutte queste accortezze le apparecchiature nuove di zecca a Fiumicino restano inutilizzate. Nel 2010 dopo il via libera dei ministri Frattini e Maroni alla cabina anti-terroristi negli aeroporti, il presidente dell’Enac Vito Riggio e il direttore generale Alessio Quaranta, decisero di mettere a disposizione l'avanzo di bilancio dell’ente - circa due milioni di euro - per acquistare almeno 10 body scanner da sistemare in tempi rapidi a Fiumicino, Malpensa, Venezia e Palermo i 4 aeroporti dai quali partono regolarmente voli verso gli Stati Uniti. Soldi che a quanto sembra, almeno fino ad ora, siano stati spesi inutilmente, perché i body scanner sono impolverati e non hanno mai visto neanche l'ombra di un solo passeggero.  Dopo una serie di articoli, a mezzo stampa pubblicati da autorevoli quotidiani italiani, che denunciano lo sperpero consumato in quattro aeroporti con la scusa della sicurezza. Recentemente, sabato scorso SkyTg24 è ritornato sull’argomento suscitando non poche perplessità.   Con riferimento a notizie di stampa che riportano numeri non corretti in merito alla quantità e all’utilizzo dei security scanner (i cosiddetti body scanner), l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile informa che terminata la sperimentazione condotta a partire dal 2010 per un periodo limitato di tempo, come disposto nel corso delle riunioni del CISA - Comitato Interministeriale per la Sicurezza del Trasporto Aereo e degli Aeroporti - di cui l’ENAC ha la presidenza, la situazione attuale è la seguente.  L’ENAC, che aveva inizialmente messo a disposizione un proprio avanzo di bilancio di 2 milioni di Euro nel momento dell’avvio della sperimentazione, ha acquistato quattro macchinari utilizzando pertanto solo una parte dello stanziamento previsto. I security scanner sono stati destinati agli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Malpensa( e Palermo e Venezia allora sarebbero insicuri?). Si precisa tuttavia che i security scanner vengono usati in questi aeroporti come controllo aggiuntivo rispetto ai controlli di security eseguiti su tutti gli scali nazionali. Di questi quattro macchinari, i due installati a Milano Malpensa sono operativi per il controllo dei passeggeri diretti a destinazioni sensibili tra cui, a titolo di esempio, Stati Uniti e Israele. Dei due macchinari destinati a Roma Fiumicino, uno è operativo per i controlli aggiuntivi dei passeggeri del Terminal 5 (T5). Un secondo security scanner, invece, è al momento in fase di riposizionamento all’interno del Terminal 3 (T3). L’installazione definitiva e il posizionamento del macchinario termineranno nel giro di una decina di giorni.  Da fine mese, pertanto, anche questa seconda macchina sarà utilizzata come controllo aggiuntivo di security, come concordato con il Ministero dell’Interno e nel rispetto delle recenti disposizioni europee. La security, infatti, è comunque garantita dall’utilizzo degli altri apparati di sicurezza.  I macchinari operativi nei due scali italiani, come quelli utilizzati negli aeroporti statunitensi, sono i Security Scanner L3 Provision, con l’algoritmo ATR (Automatic Target Recognition), algoritmo che riduce le anomalie (falsi allarmi e/o mancato rilevamento di oggetti potenzialmente pericolosi) e consente di ottimizzare i tempi e il numero degli addetti previsti. Gli addetti ai controlli (Screener), peraltro, hanno ricevuto una formazione professionale ad hoc da parte del TSA Transportation Security Administration, l’organismo americano che si occupa di security, con il quale l’ENAC ha stipulato un accordo, e hanno conseguito la successiva abilitazione da parte dello stesso ENAC.  L’ENAC ricorda ancora una volta che i security scanner che vengono usati nel nostro Paese non presentano alcuna controindicazione per la salute, né per i passeggeri né per gli addetti alle macchine. Si evidenzia di nuovo, infine, che il software che viene utilizzato non riproduce immagini reali della persona che sta passando attraverso il security scanner. È quindi garantita la privacy in quanto le immagini visualizzate sugli schermi degli operatori sono stilizzate, non sono archiviabili e vengono utilizzate solo ed esclusivamente nel momento del passaggio, per il rilievo di eventuali oggetti indosso al passeggero.

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