domenica 30 novembre 2014

In Svizzera nuovo referendum contro immigrati

[È  solo chi non fa niente  che non  fa errori, suppongo. Joseph Conrad] Una tesi respinta dal governo elvetico, secondo il quale la proposta di Ecopop rischia di infrangere gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Unione europea. Fondati sul principio della libertà di movimento, questi accordi avevano già risentito la scossa del voto di febbraio. La prospettiva del nuovo referendum preoccupa le imprese elvetiche, a cominciare dalla loro principale federazione, Economie Suisse. Cristina Gaggini dirige la sezione della Svizzera romanda: “Concretamente, per le nostre imprese 
diventerebbe più difficile assumere del personale perché le quote definite sono estremamente basse. Non basterebbero nemmeno ad assorbire tutte le richieste da parte dei rifugiati politici, per intenderci. Inoltre, siamo già in una posizione delicata con l’Unione europea, dopo il voto del 9 febbraio scorso. Dobbiamo trovare una soluzione di compromesso e ci vorrà del tempo. Credo che un secondo voto sullo stesso tema nello stesso anno affosserebbe ogni chance di dialogo con l’Unione europea per un lungo periodo”. Con un basso tasso di disoccupazione, una carenza di diplomi di scuola superiore e di manodopera qualificata, la Svizzera ha bisogno di lavoratori stranieri per le sue imprese. Un altro settore che potrebbe trovarsi in difficoltà è quello medico sanitario. Il Centro di medicina universitaria del Canton di Vaud, a Losanna, ha 10mila dipendenti, metà dei quali sono stranieri. Il rischio che vengano compromessi gli accordi bilaterali, uno dei quali riguarda la ricerca, si aggiunge a quello di non poter più attingere al bacino dei lavoratori stranieri. Due terzi dei migranti in Svizzera provengono dai Paesi dell’Unione europea. Dalla firma degli accordi bilaterali, il loro numero è in aumento costante. E la crisi non fa che rafforzare il fenomeno. Molte imprese non esitano ad abusare di questa manodopera, secondo le denunce dei sostenitori di Ecopop. Una realtà che riguarda soprattutto le aziende delocalizzate, che beneficiano anche di un sistema fiscale agevolato e di scarse tutele per i lavoratori. Ma il quadro varia da regione a regione. Puntare sulla formazione e alzare le imposte a carico delle imprese sarebbe più efficace che frenare l’immigrazione, secondo Rita Schiavi, responsabile dell’Unia, il più grande sindacato elvetico. Tanto più che, se venissero compromessi gli accordi con Bruxelles, gli impiegati potrebbero ricorrere a contratti di breve durata, senza alcuna protezione sociale. Che l’iniziativa Ecopop abbia successo o meno, nessuno dubita che l’immigrazione resterà tra i temi centrali della campagna per le elezioni legislative del 2015 in Svizzera.

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