sabato 25 ottobre 2014

Impiccata Reyhaneh, uccise il suo stupratore

[Disapprovo quel che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.  Voltaire]
L'iraniana Reyhaneh Jabbari, 26 anni, è stata impiccata per aver ucciso nel tentativo di difendersi da uno stupro. Era stata arrestata nel 2007 per l'uccisione a coltellate di un dipendente del Ministero dei servizi segreti iraniano, Morteza Abdolali Sarbandi, che - secondo la più ricorrente sintesi delle argomentazioni della difesa - stava cercando di violentarla. Nel 2009 era stata condannata a morte applicando il "qesas", la legge del taglione, con sentenza confermata dalla Corte suprema quello stesso anno, ricorda Ihr, che ha sede ad Oslo. Alla famiglia era stata annunciata l'applicazione della sentenza per marzo; poi l'impiccagione era stata fissata al 15 aprile, ma ci fu un rinvio. L'esecuzione è avvenuta il 25 ottobre 2014. Nonostante gli appelli internazionali rivolti alle autorità, Jabbari, che ha 26 anni, è stata impiccata in una prigione di Teheran dove era rinchiusa. Lo ha reso noto la madre della donna, secondo quanto scrive la BBC online. Immediate le reazioni internazionali con L'Italia in prima fila. Ma per la giustizia iraniana si tratta di omicidio premeditato. Sembra, secondo alcune fonti dei media, che all'esecuzione, avvenuta all'alba, fosse presente il figlio e la vedova della vittima. Ieri Reyhaneh ha visto la madre in carcere, Shole Pakravan, la quale ha riferito che la figlia aveva la febbre e stava male. Alcuni giorni fa era fallito l'ultimo tentativo di ottenere il perdono dalla famiglia della vittima - un uomo che la giovane aveva accoltellato dopo che questi avrebbe tentato di violentarla - perché  la 26enne non aveva voluto smentire la propria versione dei fatti. "Mia figlia con la febbre ha ballato sulla forca": sono queste, dopo l'impiccagione di Reyhaneh Jabbari stamane all'alba, le parole della madre della ragazza 26enne, Shole Pakravan, riportate sul suo profilo Facebook. Secondo quanto scrive l'International Business Times, la madre di Jabbari - una nota attrice di teatro iraniana - era stata informata che la figlia sarebbe stata giustiziata all'alba di oggi. Immediate le reazioni internazionali, con l'Italia in prima fila. Un minuto di silenzio è stato osservato alla Leopolda a Firenze, dove è in corso il convegno organizzato dal premier Matteo Renzi. Omicidio premeditato. Secondo la giustizia iraniana Reyhaneh Jabbari, la ragazza impiccata oggi all'alba, "aveva acquistato un coltello da cucina due giorni prima dell'omicidio" e l'ha usato per uccidere. Lo ha precisato l'ufficio del procuratore di Teheran, aggiungendo che la donna ha colpito Morteza Abdolali Sarbandi alle spalle, "ciò dimostra che non ha agito per legittima difesa". Reyhaneh ha anche "inviato un sms ad un amico nel quale lo informava che avrebbe ucciso l'uomo e ciò dimostra che l'omicidio era premeditato e che l'affermazione della donna di volersi difendersi dallo stupro è senza fondamento". Sul caso di Jabbari si era appuntata l'attenzione anche dell'Onu e, fra l'altro, artisti iraniani si erano mobilitati per salvarla raccogliendo fondi per il "diyeh", il cosiddetto "prezzo del sangue" che il condannato deve pagare alla famiglia della vittima se questa acconsente a commutare la pena capitale in detenzione. Proprio in aprile era sembrato che il figlio del funzionario ucciso fosse disposto ad accettare il diyeh se la ragazza rivelasse il nome di un secondo uomo che sarebbe stato nell'appartamento al momento dell'uccisione del padre. La confessione dell'accoltellamento, ricorda il sito, fu resa subito dopo l'arresto, senza che la ragazza, allora di 19 anni, fosse assistita da un legale. Fin dall'inizio Jabbari aveva detto di aver agito per legittima difesa. Solo nel 2014 sono almeno 550 le persone giustiziate in Iran, ricorda Ihr.

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