lunedì 29 settembre 2014

GLI USA VITTIME DEI PROPRI ERRORI

[Lo disignu di lu poviru nun veni mai a fini. Frase siciliana ]Gli Stati Uniti non sono in guerra con l'Islam, una grande religione. Ma c'è un “cancro”, l'Isis, da combattere.  Lo ribadisce il presidente americano, Barack Obama, intervistato da “60 Minutes”. Obama mette in evidenza come gli Stati Uniti “stanno offrendo assistenza all'Iraq. Non è l'America contro l'Isis, stiamo guidando una coalizione''. L'Iraq ha un ruolo importante nella guerra all'Isis. Deve combattere e deve farlo in modo non settario. Gli Stati Uniti, aggiunge il presidente, con gli alleati ''hanno pianificato una campagna che ha chance di successo". “Siamo il paese indispensabile, abbiamo capacità che gli altri non hanno e le nostre forze armate sono le migliori. Quando c'è un
problema nel mondo non chiamano Pechino o Mosca, chiamano noi”. L'impianto gasiero Coneco si trova nell'est della Siria, nella provincia di Deir Ezzor, ricca di petrolio e vicino alla frontiera irachena. Coneco, produce elettricità per sei province ed è l'unico impianto gasiero ancora in funzione nella Siria orientale. Intanto i jet britannici hanno compiuto oggi il primo raid in Iraq, vicino a Mosul, nel nord del Paese, secondo l'agenzia irachena Nina. Citando fonti mediche locali, la Nina afferma che nove jihadisti dello Stato islamico (Isis) sono rimasti uccisi nell'attacco, sul villaggio di Sada, a nord di Mosul. Barack Obama ammette: gli Stati Uniti hanno sottovalutato l'Isis e i suoi progressi in Siria, dove la guerra civile ha creato le condizioni per il rafforzamento e l'avanzamento dello Stato islamico. Mentre in Iraq la battaglia si avvicina a Baghdad e si rincorrono le voci sull'uccisione del capo presunto del gruppo Khorasan, Obama ha fatto “mea culpa” su alcuni errori di valutazione: l'intelligence, ha sottolineato, “ha sottostimato quello che stava accadendo in Siria”, divenuta “l'epicentro per i jihadisti di tutto il mondo”. Errori, secondo Obama, ci sono stati anche sul fronte iracheno. Proprio le forze irachene hanno respinto un attacco dell'Isis a 40 chilometri da Baghdad, in una battaglia durata cinque ore, con le tribù sunnite che hanno aiutato le forze filo-governative irachene. I raid di Stati Uniti e alleati nel frattempo proseguono: negli ultimi due giorni ce ne sono stati otto in Iraq e in Siria, alcuni condotti con droni. Colpite delle raffinerie dell'Isis, di cui una vicino al confine con la Turchia. Preme per un'estensione degli attacchi aerei britannici il premier britannico, David Cameron, che punta a ottenere il via libera a missioni oltre che in Iraq anche in Siria. Ma per farlo ci vuole un altro passaggio alla Camera dei Comuni. La forza militare, ha spiegato Obama, è necessaria per arginare l'Isis e “metterlo all'angolo, ma allo stesso tempo è necessaria una soluzione politica. Insomma una lotta su “due fronti” quella contro l'Isis, che deve passare per un allentamento delle tensioni fra sunniti e sciiti, perché la battaglia fra queste due “sette é la causa maggiore di conflitto nel mondo”. Gli Stati Uniti e gli alleati, ha aggiunto Obama, dovranno proporre soluzioni politiche in Iraq e Siria, anche se al momento la priorità è distruggere l'Isis. L'azione militare per indebolire l'Isis, ribadisce comunque la Casa Bianca, non include lo spiegamento di truppe sul campo. Un messaggio al quale tuttavia gli americani non credono: il 72%, secondo un sondaggio di Wall Street Journal e Nbc, ritiene che saranno dispiegate truppe di terra. Convinto che sia necessario l'invio di soldati americani sul terreno è anche lo speaker della Camera, John Boehner. Prima o poi, ha affermato, sarà necessario: “Vogliono ucciderci, e se non li distruggiamo prima noi ne pagheremo il prezzo”. Le minacce di attacchi terroristici in Occidente lanciate dal fronte al Nusra, braccio siriano di al Qaida che sembra essersi saldato in un'alleanza del terrore con i vecchi nemici dell'Isis, sembrano dargli ragione.

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