giovedì 21 agosto 2014

UCCISI TRE CAPI DI HAMAS

[Assai guadagna cui nun perdi. Detto siciliano] Tre comandanti del braccio armato di Hamas sono stati uccisi in un raid aereo israeliano stamattina a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Lo hanno annunciato le stesse Brigate Ezzedin al-Qassam. Le vittime sarebbero Mohammed Abu Chamala, Raed al-Atar et Mohammed Barhoum. La uccisione dei comandanti di Hamas è stata confermata dal portavoce militare israeliano. Mohammad Abu Chamala, ha riferito la radio militare, era il responsabile dei tunnel di contrabbando scavati a centinaia sotto al confine con l'Egitto ed era una delle personalità più influenti nel Sud della Striscia. Raed al-Atar, ha aggiunto l'emittente, era il comandante della Brigata di Rafah del braccio armato di Hamas. Era stato il cervello del rapimento del soldato israeliano Ghilad Shalit ed era già sopravvissuto ad un attentato israeliano. Il mese scorso, ha aggiunto l'emittente, aveva cercato di rapire verso Rafah un altro militare israeliano, il tenente Hadar Goldin. Ieri Israele ha anche attentato alla vita del comandante supremo di Hamas, Mohammed Deif. Hamas ha riferito che quell' attentato è fallito. Ma ancora non ha fornito prove dirette che Deif sia ancora in vita. Otto palestinesi sono rimasti uccisi nella notte da raid aerei israeliani sulla Striscia di Gaza, secondo i servizi di soccorso locali. I bombardamenti hanno
completamente distrutto un edificio a Rafah (sud), causando sette morti, mentre un altro palestinese è morte in un raid sul campo profughi di Nuseirat (centro). A Gaza è tornata la guerra: razzi e raid si sono susseguiti oggi a poco più di un giorno dalla fine del cessate il fuoco che ha visto il fallimento della mediazione egiziana. E Hamas è tornato a minacciare l'aeroporto Ben Gurion: le compagnie aeree straniere si tengano lontane dallo scalo da domani mattina. Minaccia alla quale le compagnie in serata rispondono: continueremo a volare su Tel Aviv. Secondo il portavoce militare, i razzi nel sud di Israele (ma anche nella zona centrale del paese, compresa Tel Aviv) sono stati 175 (3.700 da inizio crisi), mentre i raid di risposta dell'aviazione israeliana hanno fatto, secondo fonti palestinesi, circa 22 morti e 100 feriti nella Striscia. Tra questi non si sa ancora con certezza se ci sia Mohammed Deif, capo indiscusso dell'ala militare di Hamas e vero padrone - secondo molti analisti - della situazione a Gaza: da lui dipende il lancio dei razzi o il loro stop. Israele in un attacco mirato ha cercato di eliminarlo - come già altre volte ha tentato in passato - ma per ora di certo c'è che nel bombardamento della sua abitazione sono rimasti uccisi la moglie e suo figlio Ali' di pochi mesi. L'emittente tv Fox News, citando una fonte anonima israeliana, ha sostenuto che Deif è morto; Hamas tuttavia ha negato decisamente. “È  vivo e combatte”, ha affermato dalla Striscia Abu Obeida, portavoce dell'ala militare della fazione islamica, aggiungendo che Deif “sarà alla guida dell'esercito che libererà Gerusalemme”. Hamas ha inoltre minacciato le 
compagnie aeree internazionali - come fece lo scorso mese - a non volare, a partire da domani mattina alle 6 (le 5 in Italia) sull'aeroporto Ben Gurion che considera un obiettivo. Poi in serata Haaretz ha riferito che le compagnie internazionali e israeliane hanno annunciato che non intendono sospendere i loro voli su Tel Aviv nonostante le minacce, che potranno produrre tutt'al più un ritardo di un'oretta. Il premier Benyamin Netanyahu - che oggi ha riunito per l'ennesima volta il gabinetto di sicurezza - ha ribattuto che la fazione islamica ha subito il “colpo più forte dalla sua fondazione” ed ha precisato che a Gaza l'esercito ha ucciso “molte centinaia di terroristi”, rifiutando però di fare alcuna menzione alla sorte di Deif. Netanyahu non ha nascosto che l'operazione Margine Protettivo non è finita e che sarà “una campagna continua. La lotta contro il terrorismo durerà anni”. La situazione sul campo sembra così essere tornata esattamente a quella pre-Cairo dove sono andate in fumo le trattative, anche se oggi il ministero degli esteri egiziano ha rivolto un appello alle parti a tornare al tavolo negoziale mediato. Ma nella capitale egiziana non c'è più nessuna delegazione: né palestinese, andata via oggi, né israeliana, partita ieri. Nel rimpallarsi le responsabilità della rottura, Hamas (e anche la Lega Araba) ha accusato Israele di non aver preso seriamente i colloqui e di aver usato i razzi come “una scusa” in “una decisione pianificata”. Poi - dopo aver sottolineato che il lancio di razzi denunciato da Israele durante la tregua “non è avvenuto”- ha sottolineato che l'iniziativa egiziana per una tregua a Gaza “è nata morta, ed è stata sepolta assieme con Ali”, il figlio di Deif. Ma sembrano esserci state anche altre influenze: il giornale panarabo Al Hayat (considerato vicino ai sauditi) ha ipotizzato che il “Qatar voglia sedere al tavolo negoziale indiretto tra israeliani e palestinesi” e avrebbe “minacciato” Khaled Meshaal, capo di Hamas in esilio a Doha, di “espulsione” se avesse accettato l'intesa mediata dall'Egitto. A Doha, tra l'altro, è arrivato il leader palestinese Abu Mazen per incontrare sia l'emiro sia Meshaal. Poi dovrebbe volare al Cairo dove sabato vedrà il presidente Sisi. Ma - secondo molti analisti - la situazione sembra aver imboccato per ora una strada senza uscita immediata.

1 commento:

  1. Il segretario di Stato Usa John Kerry - che oggi incontra a Washington i negoziatori palestinesi - ha telefonato al premier Benyamin Netanyahu protestando per la decisione di dichiarare israeliani circa 4mila dunam (400 ettari) di terra dei villaggi palestinesi di Gush Etzion in Cisgiordania. Secondo una fonte Usa, citata dal quotidiano Haaretz, Washington si è detta sorpresa e arrabbiata per non “essere stata aggiornata in anticipo riguardo la decisione”.

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