martedì 26 agosto 2014

LIBIA, SIRIA E IRAQ AL COLLASSO

[Biddizza è menza doti.  Frase  siciliana.] Gli Usa hanno iniziato sorvoli di ricognizione sulle regioni della Siria controllate dai ribelli, autorizzati ieri da Barack Obama e dallo stesso leader siriano Bashar al-Assad, che potrebbero costituire il passo che precede raid aerei contro il versante siriano dell'Isis. Lo scrive il sito di Al Jazeera citando fonti dell'amministrazione Usa. Secondo il New York Times, lo Us Central Command che dirige le operazioni americane nel Medio Oriente, ha richiesto ricognizioni supplementari sulla Siria - affidate soprattutto ai droni - per integrare le informazioni raccolte dai satelliti e dagli informatori in loco sulle forze e le attività dell'Isis in territorio siriano. La corrispondente di Al Jazeera da Beirut, Rula Amin, citata dal sito, afferma che non è ben chiaro se l'Amministrazione Usa abbia già comunicato i voli al regime di Damasco, anche se appare probabile che si sia già discusso di come combattere il “nemico comune”, rappresentato dallo Stato islamico. Contro il quale ieri il ministro degli esteri siriano, Walid al-Muallem, ha affermato di accettare anche operazioni militari americane e britanniche entro i suoi confini, purché solo con il “pieno coordinamento con il governo siriano”. In Siria intanto decine di raid sono stati compiuti dall'aviazione del regime di Damasco sulle postazioni dello Stato islamico (Isis) nella provincia nord-orientale di Deyr az Zor, secondo quanto riferisce l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus). Circa 700 civili appartenenti alla minoranza turcomanna sciita, tra cui “bambini, donne e vecchi”, sono stati massacrati dai jihadisti dello Stato islamico (Isis) nel villaggio di Beshir, nel nord dell'Iraq. Lo ha detto il rappresentante dell'Unicef in Iraq, Marzio Babille, precisando che la strage è avvenuta tra l'11 e il 12 luglio. La denuncia, che si basa sulle testimonianze raccolte dai profughi fuggiti da Beshir, arriva mentre si teme per la sorte di altre migliaia di turcomanni che i jihadisti assediano dallo scorso giugno nella città di Amerli. È
necessario un “D-Day umanitario” per i 700.000 profughi in fuga dalle violenze dell'Isis nel nord dell'Iraq, ha detto il rappresentante dell'Unicef nel Paese, Marzio Babille, chiedendo tra l'altro alla comunità internazionale di istituire una zona protetta come quelle realizzate in Bosnia, con truppe sul terreno. Come gli yazidi e i cristiani, i turcomanni sciiti sono tra le minoranze prese di mira dalle persecuzioni dell'Isis, che segue una dottrina fondamentalista sunnita. Secondo Babille è anche necessario organizzare “un ponte aereo sistematico dall'Europa” per aiutare il Kurdistan iracheno, “l'unico baluardo dei diritti umani” in questo momento nel Paese, che dà ospitalità a profughi di ogni etnia e religione. I 440.000 civili che sono confluiti nella regione autonoma curda a partire da giugno davanti all'offensiva dell'Isis, si sono aggiunti ai 250.000 siriani che già vi avevano trovato rifugio dall'agosto del 2013.  Il comando dell'Operazione Alba, le cui formazioni hanno conquistato l'aeroporto di Tripoli e altri centri nevralgici nella capitale, si distanziano nettamente da Ansar al Sharia, che ha proclamato un Califfato a Bengasi. L'Egitto sostiene il Parlamento libico, che si riunisce a Tobruk, “eletto in forma trasparente”: lo ha sottolineato il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, in una conferenza stampa con il presidente del Parlamento libico, il nuovo capo di Stato maggiore e il ministro degli esteri al Cairo. La sede del premier ad interim Abdallah al-Thani a Tripoli, 'fedele' al Parlamento che si riunisce a Tobruk, è stata assaltata dai miliziani islamici di Operazione Alba. Lo afferma al Arabiya confermando testimonianze oculari.

 

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