venerdì 15 agosto 2014

ARRETRA PIL TEDESCO

[Cui la cunta, cci metti la junta. Frase siciliana] Il Pil tedesco arretra dello 0,2% nel secondo trimestre 2014 rispetto al trimestre precedente. Il dato è peggiore delle attese che indicavano una possibile flessione del -0,1%. La crescita del primo trimestre rispetto all'ultimo del 2013 è stata rivista dal +0,8 al +0,7%. Con il dato del secondo trimestre diffuso oggi dall'istituto di statistica tedesco l'economia in Germania arretra per la prima volta dal 2012. “Per la Germania, una delle ragioni del rallentamento è dovuto probabilmente alla stagione molto mite nel periodo invernale, che ha portato a un alto tasso di crescita all'inizio dell'anno e ha marcato una caduta soprattutto nelle costruzioni, specialmente nel secondo trimestre. Inoltre le esportazioni sono cresciute meno delle importazioni, per questo il commercio estero ha avuto un effetto negativo sulla crescita. Ma è cresciuta la domanda interna”, così un portavoce della Commissione Ue sul Pil tedesco. Borse: Europa sconta Pil Germania, Milano la peggiore -0,7% - Borse europee e futures Usa in rosso, a parte Londra (+0,1%), prima del ponte di Ferragosto dopo l'inatteso calo del Pil tedesco. Ne fa le spese soprattutto Milano (Ftse Mib -0,81%), più caute invece Francoforte (-0,26%), Parigi (-0,35%) e Madrid (-0,42%). Segno meno per Rio Tinto (-1,81%), Glencore (-1,4%) Bbva (-1,18%) e Lvmh (-1,13%). Giù Fiat (-1%), bene Renault (+0,9%) e Banco Comercial Portugues (+2,3%). In calo Unicredit (-1,58%), Intesa (-1,2%), Deutsche Bank (-1,15%) e Bnp (-1%). Francia, Sapin: atteso +0,5% 2014, allentare vincoli Ue - Il Ministro delle Finanze francese Michel Sapin stima che in Francia la crescita si fermerà nel 2014 ad un +0,5% del Pil, la metà dell'obiettivo precedentemente stimato al +1%. Lo ha detto a Le Monde sollecitando risposte dall'Europa, dal rafforzamento dell'azione della Bce ad un adattamento delle regole di budget alla situazione economica, quindi maggiore flessibilità rispetto ai vincoli che gravano sui conti pubblici. Pil 2 trimestre +0,6%, oltre attese. Il Portogallo ha registrato nel secondo trimestre una crescita del Pil dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti (+0,8% su anno). Il dato, rilasciato dall'ufficio statistico, supera le previsioni degli analisti per rispettivamente 0,5% e 0,7%. Eurostat, Pil II trimestre fermo, +0,7% su anno. Il Pil dell'eurozona resta invariato nel secondo trimestre 2014, con +0,7% sull'anno. Così la prima stima flash di Eurostat. Nell'Ue-28 cresce dello 0,2%, con +1,2% rispetto al secondo trimestre 2013. Nel primo trimestre era cresciuto dello 0,2% in Ue-18 e dello 0,3% nell'Ue-28. Il Pil italiano a -0,2%. Secondo la stima nel secondo trimestre il Pil della Spagna cresce dello 0,6% dopo lo 0,4% del primo trimestre, segnando 1,2% sull'anno. La Francia resta al palo per la seconda volta, con 0,1 sull'anno,
mentre la Germania, segna -0,2% dopo il +0,7% del primo trimestre, e 1,3% sull'anno. Il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito a giugno di 2 miliardi di euro, raggiungendo un nuovo massimo storico a 2.168,4 miliardi. Lo comunica Bankitalia, secondo la quale nei primi sei mesi il debito pubblico è aumentato di 99,1 miliardi, riflettendo il fabbisogno della P.a (36,2 mld) e l'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (67,6 mld). L'emissione di titoli sopra la pari, l'apprezzamento dell'euro e la rivalutazione dei BTPi hanno contenuto l'aumento per 4,8 miliardi. Le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari in giugno a 42,7 miliardi, in diminuzione del 7,7% (3,5 miliardi) rispetto allo stesso mese del 2013. Nei primi sei mesi dell'anno le entrate sono diminuite dello 0,7% (1,3 miliardi) a 188,1 miliardi. C'è una possibile luce in fondo al tunnel di buona parte dell'Eurozona, ed è la Grecia ormai prossima a uscire da una recessione durata sei anni. Ma c'è anche il segnale che la ripresa, appena intravista in Paesi come l'Italia poi ripiombata in recessione, abbia già esaurito la sua spinta propulsiva, con una deflazione che lambisce anche la Spagna. Dopo la gelata dell'indice di fiducia tedesco Zew, un'ipoteca sulla crescita del periodo aprile-giugno è arrivata dalla produzione industriale dell'Eurozona: -0,3% congiunturale a giugno dopo il -1,1% di maggio, uno schiaffo in faccia alle attese per un +0,4%. Un dato che di per sé non sarebbe troppo preoccupante se letto alla luce del balzo (+0,8%) del primo trimestre per fattori stagionali. Ma si tratterebbe pur sempre della prima contrazione del Pil tedesco dal 2009. I dati sul Pil dell'intera area euro arrivano alle 11: la previsione media degli economisti è per un +0,1%. Ripresa sul filo del rasoio, dunque, e il frenata dal già basso +0,2% del primo trimestre. Vi sono anche segnali positivi. Il più forte arriva dalla Spagna, con un +0,6% già incassato grazie alle riforme decise adottate dal premier Mariano Rajoy sotto la pressione di Ue e Fondo monetario internazionale. La Grecia, sempre nel secondo trimestre, ha segnato un -0,2%, un dato migliore del -0,5%
previsto e che apre all'uscita dalla recessione peggiore dal dopoguerra. Ma proprio la Spagna riaccende l'allarme-deflazione: mentre i prezzi restano positivi in Francia e Germania e stagnano in Italia, in Spagna sono scesi a luglio dello 0,3% su anno. Numeri che rischiano di rivelare che la ripresa ha già dato il meglio di sé. E possono sgretolare le previsioni della stessa Bce, ferme a una crescita dell'1% per l'Eurozona nel 2014 e a un'inflazione in graduale ripresa. Da una parte giocano le debolezze interne, inclusa la dipendenza della Germania dall'export messa in crisi dalla frenata di Giappone, Cina e Paesi emergenti: proprio il Giappone  ha segnato un crollo dell'1,7% del Pil. Dall'altra c'è il rischio geopolitico dovuto ai conflitti nell'Europa orientale e in Medio Oriente. Con la crisi Ucraina che, scatenando una battaglia di sanzioni reciproche fra Ue e Russia, ha bloccato gli ordini di molti esportatori tedeschi, mettendo a rischio anche il secondo semestre 2014 nonostante le rassicurazioni della Bundesbank. Un quadro che rimette al centro dell'economia europea la Bce. Che potrebbe aprire il dossier del “quantitative easing”, l'acquisto massiccio di titoli di Stato per creare inflazione: non a caso, il pressing sulle riforme strutturali su Paesi come Francia e Italia non è mai stato così incalzante ed esplicito.

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