lunedì 25 agosto 2014

Anonymous “attacca” Israele

[La mal’erva nun mori mai. Frase siciliana] Il collettivo di “Hacktivist” (Attivisti Hacker)
Anonimous ha attaccato i maggiori siti governativi israeliani. L’attacco, annunciato con l’hastag #OpSaveGaza  all’inizio dell’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, ed è andato a segno stanotte, dopo innumerevoli tentativi. Tra i siti presi di mira ci sono quello del Governo, Ministero delle Finanze, Esercito, Ambasciata d’Israele negli stati Uniti, Studi Statistici e Ministero dell’Immigrazione. A renderlo noto è stato lo stesso profilo di Anonynous su Twitter. Al momento i siti del Governo, del Ministero delle Finanze, dell’esercito e della Banca di Gerusalemme risultano ancora bloccati. Il Governo Israeliano ha immediatamente sminuito la faccenda, facendo sapere che l’esercito e i servizi segreti sono riusciti ad sventare gli attacchi, iniziati con l’intervento militare sulla Striscia di Gaza. “Durante l’Operazione Margine Protettivo abbiamo ricevuto attacchi sempre più sofisticati, che richiedono una certa quantità di ragionamento e investimento”, ha detto la settimana scorsa il comandante della divisione che si è occupata di difendere i siti governativi, come riporta il giornale Russia Times. “Più andavano avanti le operazioni militari a Gaza più aumentavano i tentativi di introdursi nel sistema. Quando è iniziata l’operazione di terra da parte dell’esercito c’è stata un’impennata nel numero degli attacchi e nel livello di complicazione”. Non è la prima volta che gli hacktivist di Anonymous riescono a entrare nei domini istituzionali israeliani: un altro attacco, riportato il 7 aprile di quest’anno, aveva comportato un blocco agli utenti di diverse ore.  Secondo il Russia Times, la modalità preferita del collettivo per fermare le istituzioni sul web è quello dei DDOS, cioè i Distributed Denial of Service Attacks, che consistono nell’invio al sito di svariate richieste false, in modo che questo non sia più disponibile ai reali utenti. Quella odierna è stata una delle giornate di più intensi bombardamenti da parte di Hamas. Dall' inizio della mattinata, riferiscono i mass media locali, sono stati sparati da Gaza oltre 120 fra razzi e colpi di mortaio, in prevalenza verso i kibbutz e gli altri villaggi israeliani vicini alla linea di demarcazione con Gaza. Non si ha notizia di vittime anche perché  nel frattempo queste località si sono svuotate di gran parte della loro popolazione. L'offensiva di Hamas contro i villaggi israeliani vicini alla Striscia di Gaza - mediante il lancio continuo, da giorni, di razzi e colpi di mortaio - sta costringendo la popolazione locale alla fuga. Il sito di Haaretz riferisce che 300 famiglie hanno chiesto al ministero della Difesa di aiutarle a trasferirsi altrove. Esse seguono altre 400 famiglie che hanno sgomberato dopo l'uccisione di un bambino di quasi cinque anni, raggiunto da un colpo di mortaio. Tre palestinesi sono morti e altri sette sono rimasti feriti oggi quando un razzo sparato da un velivolo israeliano ha colpito un'automobile in transito in un rione a nord di Gaza City. Lo riferiscono fonti locali. In precedenza, in episodi separati, due altri palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano. Il responsabile di Hamas in seno alla delegazione palestinese incaricata dei colloqui indiretti con Israele, Mussa Abu Marzouk, nega che vi siano progressi in corso e che una tregua a Gaza sia imminente come affermato da alcuni media internazionali.

1 commento:

  1. L'amministrazione civile israeliana ha proceduto a una confisca senza precedenti dichiarando ''terreno di Stato'' una zona di circa 400 ettari nei pressi dell'insediamento di Gvaot, a ovest di Betlemme. Lo riferisce l'associazione pacifista israeliana Peace Now, sottolineando che la decisione, la prima del genere dagli anni ottanta a oggi, potrebbe avere effetti sulla situazione a Gush Etzion e nell'area di Betlemme. L'insediamento di Gvaot e' stato creato nel 1984 come base militare fra i villaggi palestinesi di Al Jaba e Nahhalin. Durante gli anni novanta i soldati vennero rimpiazzati dagli studenti Yeshiva che occuparono i 30 prefabbricati sul posto e nel 1998 la zona e' stata inclusa all'interno dei confini municipali dell'insediamento di Alon Shvut, che si trova a 3 chilometri di distanza. Di recente una decina di famiglie si sono trasferite a Gvaot istituendo anche un centro educativo. In passato, il Ministero dell'Abitazione aveva annunciato un piano per la costruzione di almeno 15 mila unita' abitative che avrebbero trasformato l'insediamento in una citta', ma finora erano stati varati progetti solo per circa 600 abitazioni. Secondo Peace Now, la confisca e' la prova che il primo ministro israeliano Netanyahu ''non aspira a un nuovo orizzone diplometico, ma al contrario continua a porre ostacoli alla visione dei due Stati e promuove la soluzione di un solo Stato''. Per l'associazione, la mossa di Netanyahu e del ministro della Difesa Yaalon, senza i quali la dichiarazione di confisca non puo' essere approvata, ''e' una coltellata al presidente Abbas e alle forze palestinesi moderate

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