giovedì 29 maggio 2014

Crac Argentina, Buenos Aires rimborsa 9,7 miliardi

[Per la bellezza è indispensabile un'alta statura; le persone piccole possono avere grazia ed eleganza, ma non bellezza. Aristotele. Stagira 384 a.e.c. -  Calcide 322 a.e.c. Filosofo greco] L’Argentina verserà 9,7 miliardi di dollari di debiti al Club di Parigi entro 5 anni. L’accordo è stato raggiunto giovedì mattina dopo una lunga trattativa tra il ministro
dell’Economia argentino Axel Kiciloff e il gruppo di organizzazioni finanziarie che comprende i 19 paesi più ricchi al mondo, tra cui l’Italia. Il piano quinquennale si riferisce ai debiti che il Paese sudamericano non ha più pagato dalla bancarotta nel 2001 e prevede una riduzione dei tassi di interesse dal 7% al 3 per cento.  Il Club di Parigi, infatti, a partire dagli anni ’50 ha prestato 500 miliardi di dollari ai Paesi in crisi e ora con questo accordo quinquennale dovrebbe rientrare di circa 10 miliardi di dollari, ovvero della cifra a cui ammonta il debito dell’Argentina stimato al 30 aprile 2014. Il piano rappresenta “una soluzione sostenibile e definitiva” che dovrebbe aiutare il Paese a normalizzare le sue relazioni con la comunità finanziaria internazionale. Il ministro argentino si è detto soddisfatto anche se ha ribadito che l’intesa deve ancora essere approvata da tutte le agenzie internazionali, che potrebbero porre condizioni sulla gestione dell’economia da parte del governo di Buenos Aires. Intanto a luglio dovrebbero essere versati ai creditori i primi 650 milioni di dollari, mentre altri 500 milioni saranno corrisposti nel maggio 2015. Il resto sarà restituito con pagamenti annuali dilazionati in 5 anni. Secondo l’intesa, inoltre, spetterà una somma di denaro maggiore ai paesi del Club che decideranno di investire in Argentina. Una clausola dell’accordo prevede anche che se il governo di Buenos Aires non dovesse riuscire a coprire il debito nel tempo previsto, la scadenza potrà essere rinviata di altri due anni. “Trovare una soluzione per il debito non pagato è sempre stato un obiettivo di questo governo”, ha dichiarato Kicillof. Già nel 2008 il Paese sudamericano e il Club di Parigi erano arrivati vicini all’accordo, ma il governo si tirò indietro all’ultimo momento, preoccupato dalla crisi finanziaria globale. Molti dei debiti contratti dall’Argentina risalgono agli anni della dittatura militare, tra il 1976 e il 1983. Il paese, infatti, aveva preso in prestito dei soldi dai Paesi europei per pagare le armi e alcuni lavori per le infrastrutture.

4 commenti:

  1. La Corte Suprema americana dice no all’Argentina con un doppio schiaffo: i saggi respingono l’appello di Buenos Aires confermando di fatto la sentenza precedente che impone il pagamento di 1,3 miliardi di dollari agli hedge fund titolari di bond andati in default. E, con sette voti a favore e uno contrario, stabilisce inoltre che i possessori di bond possono far ricorso alle corti americane per costringere l’Argentina a svelare dove controlla proprietà nel mondo per facilitare il recupero dei fondi. Una decisione, quella americana, che fa salire lo spread dei titoli di Stato argentini a 800 e i credit default swap del paese a 1.788. A preoccupare è un possibile “default tecnico” del Paese, che il 30 giugno ha in calendario il pagamento ai possessori di bond con scadenza 2033 che hanno aderito al concambio. Buenos Aires ha detto di non poter far fronte al pagamento in calendario e a quello degli hedge fund, agitando di fatto lo spettro di un default. Nell’illustrare le sue motivazioni alla corte, l’Argentina ha messo in guardia come in caso di bocciatura dell’appello il rischio sarebbe stato di un nuovo default con possibili “dure conseguenze per milioni di argentini”. Ma i rischi – ha avvertito l’Argentina – potrebbero anche andare al di là dei confini dell’Argentina, minacciando i mercati internazionali e ostacolando il processo di ristrutturazione del debito. La Corte Suprema americana rifiutando il caso e senza pubblicare commenti, conferma la precedente sentenza: l’Argentina non può procedere con i pagamenti sul suo debito ristrutturato a meno che non paghi gli hedge fund che hanno rifiutato l’offerta di concambio con gli 1,3 miliardi di dollari che spettano loro. Fra gli hedge fund ad attendere l’assegno dell’Argentina figurano Aurelius Capital Management ed Elliott Management. Secondo un giudice federale di New York e la Corte d’appello del Secondo Circuito, che si sono espressi prima dei saggi americani, nel rifiutarsi di pagare i creditori esistenti e volendo invece onorare il nuovo debito l’Argentina viola la cosiddetta clausola dell’eguale trattamento, che Buenos Aires aveva promesso ai vecchi creditori. La decisione della Corte suprema Usa, che impone all’Argentina di pagare 1,3 miliardi di dollari ai fondi speculativi titolari di Tango bond finiti in default nel 2002, è “un’estorsione”. L’accusa arriva direttamente da Cristina Kirchner, che nella notte italiana ha diffuso un messaggio tv a reti unificate per commentare la sentenza arrivata lunedì. La Kirchner ha innanzitutto rassicurato i creditori che nel 2005 e 2010 hanno aderito al concambio, cioè la sostituzione delle obbligazioni in default non nuovi titoli a rendimenti inferiori e a scadenza più lontana nel tempo: l’Argentina ha “vocazione a pagare”, ha detto, e rispetterà la prossima scadenza dei rimborsi. È escluso, ha garantito, “un default del debito già ristrutturato”. Il 30 giugno arriverà cioè, come previsto, il pagamento di 900 milioni di dollari ai possessori di titoli con scadenza 2033. Buenos Aires sembra quindi intenzionata a non cedere a quello che considera un ricatto, in base al quale non potrebbe procedere con i pagamenti in calendario a meno che non paghi anche i fondi “dissidenti”.

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  2. L’avvocatessa – salita al potere nel 2007 e rieletta nel 2011 dopo la morte del marito, l’ex presidente Néstor Kirchner – ha poi sottolineato che “la volontà del paese di negoziare è ampiamente dimostrata”: il riferimento è al fatto che il 93% dei creditori ha accettato i concambi e solo il 7%, tra cui appunto alcuni fondi “hedge”, ha scelto di fare causa chiedendo il rimborso dell’intero controvalore dell’investimento più interessi e penali. Ma intanto lunedì ha preso il via, presso il Centro internazionale per la risoluzione delle controversie di Washington, l’udienza sulla disputa tra l’Argentina e i 50mila obbligazionisti italiani che, con la stessa rivendicazione, hanno fatto ricorso all’arbitrato internazionale. A loro il Paese deve, considerando anche gli interessi, circa 2 miliardi di dollari. La Kirchner, dopo aver “confessato” di non essere stata sorpresa dalla decisione della Corte Usa che ha bocciato l’appello della Casa Rosada, ha comunque ribadito che il governo porterà avanti “tutte le strategie necessarie affinché chi ha avuto fiducia nel paese riceva i propri soldi”. Sostenendo poi che quello che l’Argentina affronta “non è un problema finanziario o giuridico, ma significa convalidare un modello di business a scala globale” che potrebbe portare a “tragedie inimmaginabili”. “Vogliamo onorare i debiti, ma non vogliamo essere complici di questo modo di fare affari”.

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  3. S&P abbassa il rating dell'Argentina da CCC+ a CCC-. L'agenzia sottolinea che il peggioramento del rating riflette l'aumentato rischio di default.

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  4. In calo lo spread dell'Argentina verso il Treasury Usa in attesa del discorso della presidente Cristina Fernandez Kirchner, in occasione della festa nazionale della bandiera. Il differenziale scende sotto quota 800 a 788 punti. Secondo diversi analisti e osservatori (da Jp e Nomura) il governo di Buenos Aires, malgrado i toni di sfida e il duro comunicato del ministero dell'economia dei giorni scorsi, dovrà avviare negoziati con gli hedge fund per evitare il default del paese.

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