mercoledì 19 febbraio 2014

Le idi di marzo alla Katàne

[Mariti, carni di cuntrattu. Frase siciliana]A metà marzo gli azionisti della Katàne decideranno cosa fare dell'handling. Questo è stato deciso dai soci oggi della Katàne. Riaprire la trattativa con i sindacati visto che la Uil si sarebbe dissociata da Cgil, Cisl e Ugl e avrebbe mandato un documento all’ufficio provinciale del lavoro pro accordo. Liquidare la società licenziando tutti, oppure, cosa ancora più grave, dismettere completamente il settore dell’ handling.  Risolvere questo problema non è semplice devi essere uno stratega di spessore, non devi sbagliare una mossa e scegliere i migliori alleati, se vuoi vincere. Come diceva Michael Douglas “Ogni guerra è vinta prima di essere combattuta!”  Charlie Sheen invece sostiene che   “tutto in guerra si basa sull'inganno: se il tuo nemico è superiore eludilo, se è irato irritalo, se è di pari forza lotta, altrimenti sparisci e riconsidera”. Basta niente per fare diventare Fontanarossa il cratere
principale dell’Etna. Non è solo un problema di costi, è anche un problema etico, visto che chi si assenta in maniera certamente al di fuori della ragionevolezza mette a rischio il lavoro di chi invece rispetta in pieno il proprio contratto e non guarda a chi, fuori, il lavoro lo desidera, ma non lo trova.   Come può sostenersi un'azienda, in un settore liberalizzato, avendo il peso di un costo medio del lavoro così alto e di un tasso di assenze così spropositato? Il sindacato sa bene che la concorrenza stabilisce i prezzi di vendita dei servizi: chi paga il più alto costo dei fattori produttivi? La concorrenza con altri competitor ha delle regole rigide, inflessibili (che peraltro hanno a Catania da parte dello stesso sindacato concessioni ben più alte rispetto a quelle concesse a Katàne che contribuiscono ad appesantire le condizioni di quest'ultima)?   Non esiste una strategie volte a determinare la scomparsa della Katàne dal mercato dell'handling a Catania, ma certamente senza una chiara assunzione di responsabilità quest'esito infausto sarà il più probabile. Infine, a ogni buon conto: l'accordo prevedeva un referendum tra i lavoratori che avrebbero potuto esprimere, con il loro voto, il proprio orientamento nella logica della partecipazione democratica. Il referendum non si è fatto, non è stato mai nemmeno indetto nonostante fosse previsto dall'accordo, è stata negata ai lavoratori questa partecipazione democratica. Non sta certo all'azienda entrare nel merito di queste dinamiche. Ma l'azienda non accetta che si ribalti la realtà dei fatti attribuendo a essa responsabilità che certamente non ha.

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