lunedì 23 dicembre 2013

È morto Vito Rizzuto

[Durante i miei viaggi, mi sono assai sorpreso nel trovare a governar Venezia quei gesuiti che, a Vienna, non trovarono alcun credito. Montesquieu] Una carriera costruita con il sangue, le alleanze come quella con i Cuntrera-Caruana e i traffici di droga a livello globale, senza mai dimenticare la terra d’origine. Come quando emerse il suo interessamento per gli appalti del ponte sullo Stretto di Messina. La sua irresistibile ascesa venne stoppata soltanto nel 2004 con l’arresto eseguito dall’FBI. Dopo l’estradizione, nell’agosto 2006, un anno dopo un giudice americano lo condannò a 10 anni di carcere in parte scontati nel penitenziario di Ray Brook nello stato del Colorado. La libertà l’aveva riassaporata negli ultimi mesi del 2012. A Rizzuto venne contestato il reato di estorsione legato all’omicidio di tre membri appartenenti alla gang rivale italo-americana dei Bonanno. Il clan Rizzuto, uno dei più potenti di tutta l'America del Nord, sarebbe in procinto di lasciare Montreal. È  un'ipotesi rilanciata da diversi quotidiani canadesi - Le Journal de Montreal e il National Post - dopo che la famiglia ha messo in vendita diverse case situate nella metropoli del Quebec. I Rizzuto sono stati decimati  da una guerra di mafia sanguinosa. Prima è morto ammazzato Nick Rizzuto Junior, poi il vecchio “padrino” Nick Rizzuto Senior, oltre che Agostino Cuntrera e altri personaggi influenti del clan italo-canadese originario di Cattolica Eraclea in provincia di Agrigento.  Probabilmente la famiglia intende rientrare in Sicilia. Hanno già messo in vendita a circa 2 milioni di euro, tramite l'agenzia
immobiliare International Realty, la villa di Vito Rizzuto, una sorta di riproduzione di un castello normanno sulla rue Antoine-Berthelet a Montreal, da tempo ribattezzata la “via della mafia”, visto che qui vi sono le case non solo di Vito Rizzuto e del padre Nick (la villa nella quale è stato ucciso da un cecchino) ma anche la figlia Maria Rizzuto, moglie di Paolo Renda, scomparso, forse è lupara bianca, dal maggio del 2010.  Gli investigatori canadesi, secondo quanto riporta la stampa del Nord America, hanno pensato e scritto in questi mesi che la famiglia Rizzuto tema adesso un agguato per Vito, che quando uscirà dal carcere, nel mese di ottobre dell'anno prossimo, probabilmente non tornerà a Montrèal temendo il fuoco degli avversari. Su Vito Rizzuto pendono due richieste di estradizione dall'Italia, sia per il processo Brooklyn, quello dell'infiltrazione nell'appalto del ponte sullo stretto di Messina, che per il processo Orso Bruno che vede al centro dell'inchiesta una maxi operazione di riciclaggio di denaro sporco attraverso la Made in Italy Spa, con sede a Roma davanti a Palazzo Chigi. Entrambe le inchieste, sfociate in decine di arresti, sono state condotte dalla Dia di Roma e dalla Dia di Agrigento. Qualche anno fa furono estradati in Italia due boss italo-canadesi originari di Siculiana, Alfonso Caruana e Pasquale Cuntrera, due amici e “colleghi” di Vito Rizzuto. La famiglia Rizzuto ora potrebbe rientrare a Cattolica Eraclea, il paese dell'Agrigentino da dove partirono nel 1954. Da qui cominciò poi la scalata al vertice della mafia italo-americana fino alla mattanza degli ultimi mesi. La famiglia dei Rizzuto venne decapitata qualche mese dopo la condanna del patriarca grazie all’operazione “Colosseo” che, sostanzialmente segnò l’inizio di una violenta guerra per l’ascesa di nuovi gruppi criminali da sempre in una posizione di secondo piano a causa dell’incontrastata presenza della famiglia di Cosa nostra. A pagare con il sangue furono anche i familiari di don Vito: il 28 dicembre 2009 toccò al figlio, Nick Rizzuto, mentre nel 2010 fu la volta dell’anziano padre 86enne Nicola. La guerra di mafia in Canada è tutt’ora in corso e dal 2010 si sono registrati quasi 40 omicidi. L’ultimo è quello di Roger Valiquette. Per gli inquirenti, proprio la liberazione di Rizzuto, avrebbe prepotentemente riacceso la miccia per la riconquista di Montreal.
Nel maggio 2013 la mafia canadese sbarca a Palermo: i corpi di due uomini canadesi, Juan Roman Fernandez e Fernando Pimentel, vennero trovati carbonizzati nelle campagne di Casteldaccia, alle porte di Palermo. Due referenti di primo piano arrivati direttamente in Sicilia presumibilmente per stabilire un nuovo canale di collegamento.


 


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