mercoledì 31 luglio 2013

Madrid valuta una proroga degli aiuti europei

[Il consenso, l’approvazione, si esprimono con “esattamente”. Anche la cerimonia nuziale dovrà aggiornarsi: lei, Luigi Bianchi, è convinto di prendere in moglie la qui presente Maria Rossi? Esattamente, scambiatevi gli anelli. Cesare Marchi] In Spagna il Pil del secondo trimestre ha segnato una contrazione dello 0,1% dopo il -0,5% del trimestre precedente. È  la lettura preliminare ed è  in linea con le attese del mercato. Su base annua, il Pil ha registrato un -1,7% contro la stima di un -1,8%. In Spagna la recessione rallenta il passo e nel secondo trimestre il Pil registra una contrazione dello 0,1% dopo il -0,5% dei primi tre mesi dell'anno. Lo afferma la Banca di Spagna nel bollettino mensile, sottolineando come il rafforzamento dell' export abbia attenuato la recessione. Da una parte Mariano Rajoy, il premier spagnolo, continua tassativamente a scartare l’idea: la Moncloa non chiederà altri fondi all’Ue. Dall’altra gli ispettori della Troika, la scorsa settimana, avevano messo in guardia Madrid: il programma di ristrutturazione delle banche iberiche è sì “sulla buona strada”, ma ci sono al momento parecchi “rischi” dovuti alla situazione economica e a un riordino del settore immobiliare, tuttora in profondo rosso. Insomma, in Spagna nessuno sa esattamente come stanno le banche. L’unica certezza è che la ricapitalizzazione degli istituti di credito in default non è ancora finita, almeno secondo Bruxelles. Il gruppo bancario spagnolo Santander chiude il semestre con una crescita, sopra le attese, dell'utile netto a 2,25 miliardi di euro, il 29% in più rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Lo si legge in una nota secondo cui i ricavi sono tuttavia frenati del 4% a 20,6 miliardi a causa dell'effetto cambi. Il 56% degli utili arriva dalle economie emergenti. La Banca centrale europea, insieme al Fondo monetario internazionale, non esclude la possibilità di prorogare il programma di aiuti finanziari al Paese oltre la data di scadenza, prevista per il 31 dicembre prossimo. C’è bisogno di altro denaro per assicurare il capitale iberico, dicono dall’Ue.
A far vacillare il rifiuto categorico di Rajoy ci ha pensato  il governatore della Banca di Spagna, Luis María Linde, che dal Forum economico internazionale delle Americhe in Canada, ha detto che l’esecutivo potrebbe decidersi a chiedere una proroga del salvataggio europeo. La Spagna ha utilizzato 41,3 miliardi a fronte dei 100 che l’Eurogruppo aveva messo sul piatto quasi un anno fa. “Il governo dovrà prendere una decisione, e penso lo farà entro ottobre”, ha detto Linde senza voler aggiungere altro. Di certo una nuova richiesta significherebbe stipulare un nuovo memorandum con ulteriori condizioni, anche se la decisione ultima spetterebbe sempre a Bruxelles. Ciò che potrebbe finire sul tavolo delle negoziazioni allora sarebbe una dilazione di tempo per evitare spiacevoli sorprese dopo l’esame della Bce, previsto per giugno 2014. Il governo però non ci sta: se serve più capitale, dicono dal palazzo della Moncloa, abbiamo un buon margine di manovra. Ci sono ancora risorse nel granaio del Fondo di ristrutturazione bancaria ordinata (Frob) e il Tesoro può autofinanziarsi, se la banca non riesce a farlo da sola. Nonostante “la buona strada” tracciata dal riordino dei conti degli istituti di credito, secondo l’ultimo esame della Troika, i mercati sono ancora molto perplessi. E le banche iberiche ancora troppo fragili. La recessione si allunga, la disoccupazione è arrivata al massimo storico – sei milioni di persone senza lavoro – e l’alto debito privato e pubblico sono un freno per gli investimenti. Senza contare che la bolla immobiliare continuerà a sgonfiarsi per diversi trimestri. L’obiettivo della proroga del programma di assistenza finanziaria sarebbe in fondo quello di creare la rete di sicurezza, invocata Mario Draghi, rispetto alle future necessità di capitale. A maggior ragione dopo l’approvazione della nuova normativa della Banca di Spagna che impone al settore di aumentare di 10 miliardi di euro le riserve di capitale per far fronte a possibili perdite, molte delle quali legate al settore edilizio. Sulla gestione della crisi bancaria iberica si era espresso nei giorni scorsi anche il ministro dell’economia Luis de Guindos, che aveva bocciato la fusione delle sette casse di risparmio in Bankia, il colosso finanziario poi nazionalizzato, e il suo esordio in Borsa. Solamente per risanare Bankia infatti sono serviti oltre 22 miliardi di euro.

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