lunedì 24 giugno 2013

7 anni son lunghi da passare …

[A lavà a capa o' cuccio se perde 'o tiempo, l'acqua e 'o sapone.  Al testardo riuscirai difficilmente a far cambiare opinione] Sette anni di reclusione per Silvio Berlusconi, uno in più di quanto chiesto dall’accusa, e interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ la sentenza dei giudici del Tribunale di Milano al processo Ruby, in cui il leader Pdl è stato condannato per prostituzione minorile e concussione, in merito ai suoi rapporti con l’allora minorenne Karima el Mahroug, alias Ruby, ospite dei festini di Arcore, e all’intervento dell’allora premier sulla Questura di Milano perché la ragazza, fermata per un furto nel maggio 2010, fosse lasciata andare. I giudici hanno rimodulato l’accusa in concussione per costrizione (articolo 317) invece che per induzione (articolo 319 quater, introdotto dalla nuova legge sulla corruzione) come ipotizzato dall’accusa: da qui l’aggravamento della pena. Il verdetto è arrivato dopo sette ore di camera di consiglio. Disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. I giudici hanno stabilito anche l’interdizione legale per la durata della condanna. I giudici della quarta sezione penale, presieduti da Giulia Turri, hanno disposto anche la confisca e dei beni sequestrati a Karima El Maurogh e il compagno Luca Risso. Ilda Boccassini, napoletana, classe ’49, prenderà così il posto di Ferdinando Pomarici, ottimo magistrato che per primo indagò sulla strage di via Palestro del 27 luglio 1993. Ora toccherà a lei dirigere quell’ufficio al sesto piano della Procura. Un luogo di prestigio e scomodo allo stesso tempo. Scomodo soprattutto per i prossimi mesi, quando inizieranno le prime inchieste su Expo 2015. E così, mentre nell’aula super blindata di Torino, Spatuzza tirava in ballo Silvio Berlusconi, “quello di Canale 5”, a Milano, fonti giudiziarie, confermavano l’imminente nomina della Boccassini che proprio con l’attuale premier si è trovata a combattere e non poco. Per tutti valga il processo Sme sulla corruzione del gip romano Renato Squillante per bloccare la vendita del colosso agro alimentare dell’Iri alla Cirio di Carlo Benedetti. Corruzione, sostenne l'accusa, voluta e orchestrata da Berlusconi (poi assolto) su imput diretto di Craxi. Corruzione in atti giudiziari, fu la prima accusa, poi derubricata a corruzione semplice e sfociata con la condanna di Cesare Previti, per anni braccio destro, assieme a Dell’Utri, dell’attuale presidente del Consiglio. Eppure, la carriera di Ilda la rossa parte da molto più lontano. Dal 1977 quando, non ancora trentenne, entra in magistratura. Inizia, occupandosi di rapine e operazioni antidroga. Poi,alla fine degli anni Ottanta, prende a collaborare con Giovanni Falcone, occupandosi soprattutto di riciclaggio. Proprio uno dei capi d’accusa, oltre all’ associazione mafiosa, che toccherà agli imputati dell’inchiesta Duomo connection, indagine su appalti, tangenti e mafiosi in doppio petto, partita da un grosso traffico di droga orchestrato da un’holding siculo-calabrese in via Anguissola, zona a sud di Milano. Con lei, all’epoca, lavora il capitano dei carabinieri Sergio Di Caprio, più noto come Ultimo. Dirà di Ilda la rossa: “Pur essendo una donna, per noi è sempre stata un soldato”. Dalle tangenti mafiose a quelle politiche il passo è breve, la Boccassini deve entrare a far parte del pool di Mani pulite, ma verrà esclusa. “Boccassini è dotata d'individualismo, carica incontenibile di soggettivismo e di passione, non disponibilità al lavoro di gruppo”, dice di lei il capo del pool Francesco Saverio Borrelli. Un anno dopo, la ritroviamo alla cerimonia di commemorazione per la morte dell’amico e collega Giovanni Falcone. A un tratto, Ilda la rossa, si alza  e dice: “Avete fatto morire voi Giovanni Falcone, lo avete fatto morire con la vostra indifferenza, con le vostre critiche”. Quindi scende in Sicilia a Calanissetta per dare la caccia ai killer di Falcone. Qui tiene a battesimo l’operazione Oceano che proverà a descrivere i rapporti tra Cosa nostra e la Fininvest. L’inchiesta non si conclude, ma funziona da stimolo per il processo a Marcello Dell’Utri. È  lei a redarre il verbale del pentito Salvatore Cancemi che parla di mafia, ma anche di Berlusconi e Dell’Utri. Oggi, al posto di Cancemi c'è Spatuzza, ma il copione resta lo stesso.

1 commento:

  1. La casetta sull'albero nella Villa di Torno, sul lago di Como, appartenuta a Marcello Dell'Utri, era sovradimensionata rispetto al piano iniziale, che aveva ricevuto l'ok preliminare dalla Sovrintendenza. L'ex senatore realizzò dunque un abuso costruendo senza autorizzazione su un'area soggetta a vincoli. La Cassazione ha respinto il suo ricorso e convalidato la condanna a 8 mesi emessa dalla Corte d'Appello di Milano nel gennaio 2014. Non è valsa nemmeno davanti alla terza sezione penale della Suprema Corta l'obiezione che la costruzione, di circa 70 metri quadrati, su due piani più torretta, fosse costruita in legno e facilmente rimovibile e che la Sovrintendenza competente avesse concesso parere di compatibilità paesaggistica al progetto di “bird watching”. “Le dimensioni - avevano sottolineato i giudici di merito, trovando d'accordo la Cassazione - non avevano giustificazione rispetto a tale limitato utilizzo” e “all'invocata, meramente contemplativa, destinazione”. I fatti risalgono al 2009, quando a seguito di una segnalazione anonima, il Comune fece dei controlli nella proprietà di Dell'Utri scoprendo la casetta. Scattò la denuncia e l'ordine di demolizione. Dopo la condanna di primo grado Dell'Utri si era lamentato dicendo che “è una casa sull'albero, una treehouse, una cosa bellissima, stupenda, tutte le barche si fermavano a vederla, è una moda che dilaga nel mondo. Ci si mette lì per osservare la natura, gli uccelli, leggere libri, conversare e bere un the, ma non l'ho mai finita perché non me l'hanno fatta finire: qualche comunista del paese ha denunciato e poi è arrivato il giudice, uno che avrà problemi sociali, non vede le cose, una condanna per una cosa che non esiste”. Come si legge nella motivazioni della sentenza depositate oggi (l'udienza era del 3 febbraio), Dell'Utri, quale committente dell'opera, avrebbe dovuto informarsi sugli eventuali vincoli dell'area sulla quale andava a costruire un'opera di così “rilevanti dimensioni”. Un'area in effetti sottoposta a vincoli paesaggistici. Il paesaggio è “un bene di rilevanza costituzionale”, con tutela speciale e l'autorità deve vigilare sull'”interesse pubblico”. Tra l'altro per gli ermellini non è stato un semplice errore: “La pacifica prosecuzione dei lavori nonostante fosse stato emesso l'ordine di sospensione” è stata correttamente ritenuta dai giudici di merito “ulteriore indice comprovante l'esistenza di una pregressa intenzione diretta a realizzare l'evento vietato”. Tra l'altro la sospensione condizionale della pena, in base alla sentenza d'Appello, era condizionata alla demolizione entro 90 giorni dell'opera. Demolizione cui non avrebbe potuto più provvedere, avendo nel frattempo venduto a terzi la villa. Lo stesso Dell'Utri rivelò in un'intervista che la proprietà era stata acquistata da Berlusconi.

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