lunedì 15 ottobre 2012

La Scozia voterà per l'indipendenza nel 2014

[Nulla è piccolo per una grande mente. Arthur Conan Doyle]  Il primo ministro britannico, David Cameron, ha firmato lunedì  a Edimburgo l'accordo che prevede l'organizzazione nel 2014 di un referendum sull'indipendenza della Scozia. Lo ha reso noto uno dei suoi portavoce. “L'accordo è stato firmato” da David Cameron e dal leader scozzese indipendentista Alex Salmond, ha precisato la stessa fonte. Entro il 2014 un milione di scozzesi voteranno per l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Dopo mesi di stallo nelle trattative tra Londra ed Edimburgo, David Mundell, ministro britannico ha annunciato che “Westminster darà al Parlamento scozzese il potere di tenere un referendum con un unico quesito “se la Scozia debba essere dentro o fuori il regno Unito”. Quindi, ha anticipato che il voto avverrà  “nell'autunno del 2014”. Attualmente il Parlamento scozzese ha competenze in materia di istruzione, sanità, ambiente e giustizia ma le questioni internazionali, l'energia e la difesa vengono decise da Londra. Recenti sondaggi indicano che tra il 30 ed il 40% della popolazione scozzese è favorevole all'indipendenza. Da non sottovalutare, poi, le ricadute su altre questioni simili in Europa, a cominciare da quella Catalogna che proprio nelle ultime settimane ha voluto accelerare un percorso simile di autodeterminazione. E le lotte indipendentiste più problematiche, che hanno insanguinato il Vecchio Continente negli ultimi decenni? Cosa succederà in Irlanda del Nord e nei Paesi Baschi, nervi scoperti di un secessionismo violento che, nonostante la rinuncia alla lotta armata di Ira ed Eta, potrebbe riemergere dal passato? I britannici sembrano non preoccuparsi di un eventuale effetto domino e, anzi, aprono alle regole chieste dalla Scozia, a cominciare dal diritto di voto da garantire ai maggiori di 16 anni (e non di 18). Evidentemente il governo scozzese confida nelle posizioni naturalmente radicali delle fasce giovani di popolazione, magari per controbilanciare il desiderio di conservazione dello status quo che alberga tra i cittadini più anziani. L’epilogo delle trattative segnano senza alcun dubbio un punto a favore della Scozia, con David Cameron che ha dovuto cedere pressoché su tutte le questioni sul tavolo. La resa impotente del governo di Sua Maestà apre la strada al dubbio che maggiormente serpeggia negli ambienti politici britannici in queste ore: Londra è convinta di prevalere nelle urne o è diventata troppo debole?

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