sabato 30 giugno 2012

La banda del buco

[Nomina sunt consequentia rerum. I nomi sono corrispondenti alle cose. Giustiniano] Mentre per JpMorgan si avanza l'ipotesi di perdite superiori ai 9 miliardi di dollari, all'ex responsabile del settore investimenti a Londra, Ina Drew, finita nell'occhio del ciclone per il caso che ha fatto nuovamente tremare il sistema finanziario americano, è stata riconosciuta una buonuscita d'oro: circa 21,5 milioni di dollari (tra stipendio, liquidazione, pensione e pacchetto di azioni vincolate). Drew non è stata licenziata per giusta causa, che avrebbe precluso la buonuscita. Gli stipendi dei banchieri e dei manager sono un po come i costi della politica; riscontrano un interesse mediatico ciclico, che in questi ultimi mesi sta diventando, tuttavia, più ossessivo ed è fortemente correlato con il divampare della crisi economica, che imponendo a tutti sacrifici e austerità, fa emergere le situazioni più eccezionali, che spesso danno vita a sentimenti di scandalo tra gli italiani. Tuttavia, va precisato che esiste una netta differenza tra gli emolumenti anche stratosferici corrisposti a manager e banchieri privati e quelli ottenuti da politici e amministratori ad ogni livello di enti pubblici. I primi, infatti, non sottraggono nulla alla collettività e corrispondono, in genere, all’apporto che questi manager conferiscono alla società che amministrano, sotto forma di aumento del suo valore di capitalizzazione in borsa e/o di redditività ed efficienza. Potrà anche sembrare moralmente ingiusto, ma una società che offre a un suo dirigente finanche decine di milioni di euro di stipendio, anche ricorrendo a bonus sostanziosi e alle tanto criticate stock options, in realtà, non intende buttare i suoi soldi, ma lo fa perché evidentemente riconosce in quella persona un valore specifico, di cui beneficia. È  lo stesso principio che regola le retribuzioni dei lavoratori, sebbene i livelli siano molto diversi. Tuttavia, non sono sfuggiti a nessuno alcuni casi di evidente distorsione, che nulla hanno a che fare con il premio al merito e alle capacità individuali dei dirigenti. Il caso più eclatante si è avuto negli USA, dove all’indomani del fallimento di Lehman Brothers, l’8 settembre del 2008, il suo manager si ritirò con una buona uscita per circa 300 milioni di dollari. Peccato che la banca da lui gestita abbia scatenato una crisi globale dell’economia, con effetti devastanti sulla tenuta dell’intero sistema finanziario planetario. È  stato un premio a cosa? Non è un caso che è da allora che il faro dei media si sia concentrato sugli emolumenti stellari, soprattutto, tra i banchieri e, in particolare, negli USA. E avrà avuto le sue ragioni l’ex ad di Finmeccanica, Piergiorgio Guarguaglini, che poche settimane fa ha ottenuto una buona uscita di 4 milioni di euro subito, più un altro milione circa da corrispondere nel corso del 2012. Oggetto di furenti critiche, l’ex manager ha fatto notare come la sua liquidazione fosse niente, se paragonata a quella di un Profumo. Peccato anche per lui, che abbia lasciato una società nella bufera giudiziaria, con scandali legati agli appalti Enav, nonché al centro di tensioni finanziarie che ne hanno decimato il titolo, dopo la pubblicazione di una trimestrale più che negativa. Non è sfuggito ai riflettori della stampa nemmeno l’ad Fiat, Sergio Marchionne, che nel 2011 ha ricevuto uno stipendio da 3,473 milioni. Non che la somma sia tale da destare scandalo e anche il rapporto tra la sua retribuzione e quella media di un operaio del Lingotto si attesta a livelli, tutto sommato, bassi, intorno a 365. Potrà sembrare tanto per chi non ha dimestichezza con questi dati, ma in altre realtà non italiane, il rapporto non raramente arriva anche a 4-5000 (un manager guadagna fino a 5000 mila volte in più di un suo impiegato).

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