venerdì 25 maggio 2012

DIVERSAMENTE ONESTI/1- F. Bellavista Caltagirone

[Semper avarus eget. L'avido ha sempre dei bisogni]  Nel suo piccolo, anche Francesco Bellavista Caltagirone (da non confondere con il cugino Francesco Gaetano, editore e costruttore) punta da tempo su immobili e aeroporti. Gestisce i servizi a terra per conto di alcune grandi compagnie negli scali di Linate, Venezia e Bologna. È proprietario di innumerevoli aree che necessitano del nulla osta politico per essere valorizzate. E sta costruendo il nuovo porto di Imperia, primo di una serie di interventi che lui dice di volere al servizio “del Paese più ricco di bellezze naturali”. Uomo di relazioni e salotti, dotato di contatti ad altissimo livello a destra come a sinistra, Bellavista è pronto a monetizzare il capitale di amicizie che si è costruito nel tempo. Talvolta con qualche infortunio, come gli stretti rapporti con i furbetti di Gianpiero Fiorani. Ha rinunciato all’udienza preliminare e ha chiesto il rito immediato l’ex direttore generale della Porto di Imperia spa, Carlo Conti, indagato con l’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone nell’ambito dell’inchiesta sulla costruzione del porto turistico di Imperia. Entrambi sono accusati di truffa aggravata ai danni dello stato, per circa 130 milioni di euro. L’istanza di rito immediato è stata presentata oggi dal difensore di Conti, Maria José Sciortino. Gli altri dieci indagati, tra cui Bellavista Caltagirone, mercoledì prossimo dovranno comparire davanti al gup di Imperia, per l’udienza preliminare. Il 21 maggio scorso i giudici del tribunale del Riesame di Genova hanno accolto il ricorso contro la scarcerazione di Conti e contro gli arresti domiciliari di Bellavista Caltagirone. Per i pm Conti e Bellavista Caltagirone dovrebbero tornare in carcere. I legali dei due indagati hanno però già presentato ricorso in Cassazione. Aveva ragione il pm Maria Antonia Di Lazzaro: Bellavista Caltagirone, il costruttore del porto, e Conti, l’ex direttore di Porto di Imperia, dovevano restare rinchiusi in carcere. Il tribunale del Riesame di Genova ha accolto ieri il ricorso che il pm aveva presentato lo scorso 23 aprile contro la decisone del gip di Imperia, Ottavio Colamartino, il quale pochi giorni prima (il 21 aprile), aveva concesso gli arresti domiciliari a Francesco Bellavista Caltagirone, 73 anni, ex presidente di Acquamare, “general contractor” per la realizzazione del maxi approdo imperiese; e la libertà a Carlo Conti, 65 anni, ex amministratore delegato della società partecipata dal Comune e concessionaria delle aree demaniali portuali. Il Riesame ha accolto in pieno, quindi, la tesi del magistrato titolare dell’inchiesta sul porto turistico. Tesi secondo la quale non sarebbero venute meno i presupposti per la custodia cautelare in carcere dei due imputati. Sia per l’uno che per l’altro, secondo il giurì della libertà genovese, sussisterebbero ancora i pericoli di fuga, di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. Nonostante fossero trascorsi 47 giorni dall’arresto, nonostante l’inchiesta (che riguarda la truffa al Comune dei due e di altri nove imputati) fosse chiusa, nonostante l’età e le condizioni di salute dell’ingegnere, nonostante il primo avesse già rassegnato le dimissioni da Acquamare e l’altro fosse da tempo dimissionario da Porto di Imperia, sussistevano ancora tutte le esigenze di custodia per la reclusione nella casa circondariale di Imperia. Comunque sia per Caltagirone, attualmente agli arresti domiciliari presso la sua abitazione nel lussuoso quartiere Parioli di Roma, sia per Conti, libero, non scatterà il rientro tra le mura del piccolo penitenziario di Imperia. Il provvedimento del Riesame di Genova non è infatti immediatamente esecutivo. [segue]

1 commento:

  1. Assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste” per l’imprenditore Francesco Caltagirone Bellavista nel processo per lo scandalo del Porto di Imperia. Assolti con lui altri nove imputati. Due sole le condanne, a otto mesi di reclusione e a 300 euro di ammenda. Dopo la sentenza, l’imprenditore ha abbracciato i suoi legali. “Non ho parole per i giudici – ha detto l’imprenditore dopo la lettura del verdetto. Sono contento che in Italia ne esistano così. La cosa peggiore mentre ero in carcere è stata che la Procura di Imperia mi abbia impedito la difesa, con un accanimento contro imputati innocenti”. Il pm di Torino Giancarlo Avenati Bassi aveva chiesto 8 anni di carcere perché, aveva detto durante la requisitoria durata due udienze, quella del Porto di Imperia “è una truffa colossale, di livello pazzesco. E non mi era mai accaduto di dover discutere una causa così. Il Comune ne esce a pezzi non tanto dal punto di vista politico, ma da quello patrimoniale. Il danno è spaventoso. Anche per lo Stato”. Un’infrastruttura, il cui costo iniziale lievitò fino a 140 milioni, che secondo l’accusa dopo anni di lavori e intoppi di ogni tipo ha permesso di “arricchire Caltagirone e i suoi amici. Sono stati fatti tanti e tali pasticci che l’opera non è nemmeno collaudabile. Non potrà entrare nel patrimonio dello Stato nemmeno fra cinquant’anni. Chi ha comprato i posti barca non se ne può servire come desidera e non li può nemmeno rivendere. Senza contare l’esposizione con le banche”.

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