venerdì 27 aprile 2012

I blog danno fastidio


[Come posso credere in Dio, se solo la settimana scorsa mi si è impigliata la lingua nel rullo della macchine per scrivere elettrica? Woody Allen] In Arabia Saudita una legge, in vigore da febbraio 2011, prevede che l'apertura di ogni sito, blog o forum aperto in rete debba essere autorizzata dal ministero dell'Informazione e della cultura. Tra i requisiti indispensabili per ottenere un parere favorevole figurano l'essere di nazionalità saudita, avere almeno vent'anni e possedere un diploma o titolo di studio superiore. Oltre, testualmente, a “documenti che testimonino la buona condotta” del richiedente. Per le testate giornalistiche online, inoltre, è richiesta una “approvazione speciale” del ministero. Un'ulteriore misura di stampo repressivo per la libera espressione in Internet da parte di un paese che a marzo 2010 l'organizzazione Reporters without borders inseriva tra i peggiori “nemici della rete”. Secondo il World Information Access Report, realizzato ogni anno dalla University of Washington, nel corso del 2007 gli arresti di blogger sono decisamente aumentati, passando dai 10 del 2006 ai 36 del 2007. La condanna media dei blogger arrestati si attesta intorno ai 15 mesi di carcere. Complessivamente, dal 2003 ad oggi, sono state 64 le persone arrestate per aver espresso il proprio pensiero sui diari on line.  I blogger arrestati sono finiti in prigione per aver denunciato la violazione di diritti umani e per aver reso noti casi di abusi politici e di corruzione dei propri governi. In particolare, gli arresti si sono verificati in Cina, Egitto, Iran e Birmania. Tuttavia la blogosfera è presa di mira non solo nei paesi più repressivi, dove la democrazia stenta a svilupparsi, ma anche nelle moderne democrazie occidentali. Il WIA, infatti, segnala che negli ultimi quattro anni figurano arresti anche nel Regno Unito, in Francia e negli Stati Uniti. E se in Italia ancora non si è arrivati a tanto, non sono pochi i casi in cui alcuni blog hanno subito minacce di chiusura o dei veri e propri procedimenti penali, spesso a causa dei contenuti scomodi. Webmasterpoint ha riportato il caso di Carlo Ruta, lo storico che è stato multato di 150 euro per stampa clandestina. Sotto accusa è finito il suo blog “Accadde in Sicilia”, a causa di alcuni post scritti nel 2004, che criticavano l’operato del magistrato Agostino Frea durante le indagini sulla morte del giornalista dell’Unità Giovanni Spampinato. Il blog fu fatto chiudere, ma i post sono rimasti reperibili in un altro sito di Ruta, “leinchieste.com”. Ruta è stato multato per non aver regolarmente registrato il suo blog, in quanto aggiornato periodicamente (art. 16 della legge sulla stampa del 1948). È ben poca cosa di fronte a un arresto, ma senza dubbio il fatto è indicativo da un lato della crescente importanza che rivestono i blog e dall’altro di un certo clima repressivo che affiora anche nelle nazioni più avanzate. E i blog danno fastidio, a quanto pare, anche all’agenzia di stampa internazionale Associated Press, che ha diffuso le linee guida per il corretto uso dei suoi articoli da parte dei blogger. In pratica l’agenzia vieta ai blogger di ripubblicare integralmente gli articoli originali e fin qui si potrebbe anche essere d’accordo. Ciò che fa storcere la bocca, invece, sono le limitazioni che AP vuole imporre anche in tema di segnalazioni e link. AP ha addirittura richiesto la rimozione di news prese dall’agenzia a sette blogger. Numerose le reazioni dei blogger, che hanno ideato anche la campagna di boicottaggio Unassociated Press. 

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