giovedì 24 novembre 2011

I SOLDI DELLA MALAVITA PER SALVARE L'ITALIA/28

[Chi legge sa molto; chi osserva sa molto di più. Aristotele] I “pentiti” della mafia continuano a parlare, a sollevare il velo su episodi della guerra tra le cosche, finora avvolti nel mistero. Lo scenario spettrale è terrificante e sempre quello della “camera della morte”, utilizzata dagli uomini del clan di corso dei Mille per torturare gli avversari e per farli sparire nel nulla. Secondo la testimonianza di Vincenzo Sinagra, (“assoldato” dal clan Marchese e che ora ha deciso di collaborare con la polizia), il sequestro di Antonio Militello, commerciante di auto usate, scomparso nel luglio del 1983, si è concluso proprio in quelle tre stanze di piazza Sant' Erasmo. Dell' omicidio sono stati accusati il super boss Filippo Marchese e il suo braccio destro Angelo Baiamonte, che ha ricevuto in carcere il mandato di cattura. La ricostruzione di Sinagra è contenuta in un rapporto presentato dalla sezione omicidi della Squadra mobile. AntonioMilitello aveva un negozio di auto usate in piazza Scaffa a pochi metri dalla stalla di Largo Macello dove sono stati rinvenuti otto corpi senza vita. Il giovane commerciante era legato agli “uomini da sterminare”, un rapporto di parentela con Totuccio Contorno e Rosario D' Agostino, che gli avrebbe procurato parecchi guai. I due boss erano infatti nel mirino degli uomini di Filippo Marchese. Già una volta Contorno era riuscito a sfuggire miracolosamente ad un attentato: ferito di striscio da una sventagliata di colpi partiti dal micidiale kalashnikov, la mitraglietta usata nell' omicidio Dalla Chiesa, riuscì a farla franca. Da quel giorno il clan di corso dei Mille decise di fargli attorno terra bruciata. Nel tentativo di stanarlo furono uccisi in sei mesi ben quattordici amici e parenti del boss che nel frattempo si era rifugiato a Roma. Impressionante il numero delle lupare bianche. Anche Antonio Militello era stato avvertito. Una mattina, nel suo negozio di piazza Scaffa si era presentato Angelo Baiamonte, aveva chiesto notizie di Contorno e aveva lanciato un sinistro segnale, “di lui non rimarrà neanche il seme”. Militello aveva cercato di prendere tempo, ma alla fine (nel frattempo Contorno era già stato arrestato dalla polizia romana) anche per il commerciante di auto usate arrivò la sentenza di morte. Fu prelevato la mattina del 13 luglio del 1982 e condotto nella “camera della morte” di piazza Sant' Erasmo. Ad attenderlo - stante al racconto di Sinagra - c' erano gli uomini più spietati del clan di corso dei Mille, con lo stesso Filippo Marchese. Prima di essere ucciso, Militello fu torturato, seviziato e alla fine il suo cadavere sotterrato per sempre in uno dei tanti cimiteri di mafia esistenti a Palermo. La polizia ha ricostruito con esattezza l' esecuzione del giovane commerciante, aggiungendo un altro terribile tassello in questo mosaico di morte disegnato dalla famiglia Marchese. Decisive le confessioni di Sinagra, ma anche quelle di Stefano Calzetta che hanno rivelato i retroscena, gli affari e i fatti di sangue che hanno visto protagonista in questi ultimi anni la famiglia di corso dei Mille. L'assegnazione di un bene confiscato può essere richiesta da tutte le associazioni di volontariato o dalle cooperative sociali che operino sul territorio cittadino, che possono presentare una istanza corredata dalla documentazione che attesti i requisiti previsti dalla legge: statuto, atto costitutivo, iscrizione all'albo di appartenenza (albo degli Enti locali per le associazioni di volontariato; Onlus della Prefettura per le associazioni no-profit - Camera di Commercio per le cooperative). Tutte le richieste vengono passate al vaglio dei funzionari del Patrimonio, per la verifica dei requisiti e poi si procede all'assegnazione. La gestione dei beni immobili sarà, a breve, disciplinata da un regolamento interno, preparato dagli uffici dell'assessorato al Patrimonio e che dovrà essere approvato nel corso di una delle prossime sedute del Consiglio comunale. Ai sensi della legge n.109 del 7 marzo 1996. “Disposizioni in materia di gestione di beni sequestrati o confiscati”. Al Comune di Palermo sono stati assegnati i seguenti beni: - beni confiscati in custodia gratuita, cioè affidati provvisoriamente al Comune in attesa del decreto di trasferimento definitivo emesso dallo Stato; - beni confiscati trasferiti dallo Stato al Comune e già assegnanti; - beni confiscati trasferiti dallo Stato al Comune e ancora da assegnare. - beni confiscati, trasferiti dallo Stato al Comune ma non assegnati per varie problematiche. Ai sensi della legge n.109 del 7 marzo 1996 (art.3), il Comune può amministrare direttamente il bene o assegnarlo in concessione a titolo gratuito a: - comunità, enti o organizzazioni di volontariato (legge n.226 del 21 agosto 1991); - cooperative sociali (legge n.381 dell'8 novembre 1991); - comunità terapeutiche o centri di recupero e cura dei tossicodipendenti (legge n.309 del 9 ottobre 1990). [segue]

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