mercoledì 26 ottobre 2011

VINO CHE PASSIONE/3

[Fai beni a jatta ca t'aratta. Fai bene al gatto e ne riceverai un graffio. Proverbio siciliano] Qualche anno fa è sbarcato un altro dei grandi nomi dell’enologia del nord, il gruppo Mezza Corona di Mezzocorona (Trento), 140 miliardi di lire di fatturato, il 35% del quale realizzato dagli Stati Uniti ,che ha acquistato una proprietà di 270 ettari in provincia di Agrigento. Ilva, Mezza Corona scommettono centinaia di miliardi di lire sulla Sicilia: sono tutti convinti che qui sia la nuova frontiera del vino italiano. Merito del clima e della terra che possono favorire la diffusione dei vitigni di maggiore successo internazionale, senza dimenticare la gloria degli autoctoni. “La Sicilia”, dice Fabio Rizzoli, amministratore delegato della Mezza Corona e artefice del suo straordinario sviluppo ,”ha tutto per diventare la California d’Italia”. Mezza Corona ha già rinnovato vigne per 12 ettari ,altri 100 lo saranno tra pochi mesi. Alla vecchia cantina ne affiancherà un’altra con architettura rispettosa della tradizione e dello stile locali. Un investimento, tra acquisizione dell’azienda e nuova cantina ,di circa 25 miliardi di lire. Nei progetti della Silene srl, la società costituita in Sicilia ,vini da vitigni autoctoni come il nero d’Avola,poi Merlot, Cabernet Sauvignon e sperimentazioni sui bianchi ,potrebbero uscirne nuove creazioni. Non sono soltanto le grandi case vinicole del nord ad avere scoperto la Sicilia come terra di particolare vocazione tra i vini. Chi ama il buon bere da tempo conosce cantine di esilissima tradizione eppure impostesi tra gli intenditori e non soltanto in Italia. Un esempio può valere per tutti e coinvolge la Planeta che ha impiantato vigneti nel 1985 tra Sambuca e Menfi in provincia di Agrigento e subito accolta nel gotha dell’enologia italiana. S’accompagnerà alla riorganizzazione della rete commerciale il lancio dell’etichetta grazie alla quale la Ceuso srl, una piccola ma vivace azienda agricola di Alcamo,ridefinirà la propria strategia. Dismettendo i panni dell’azienda monoprodotto ,indossati finora sia pure per una fascia di mercato alta ,e proiettandosi verso l’allargamento del tradizionale target. La Ceuso è l’unica casa vitivinicola che in una zona dell’isola nota per i bianchi si sia lanciata nelle uve a bacca rossa. E’ un’azienda a conduzione familiare le cui sorti sono rette dall’agronomo Vincenzo Melìa e dal fratello Giuseppe, enologo. Un mini team che esordì a cavallo degli anni 90 con alcune sperimentazioni condotte in un garage. Da lì prese le mosse la produzione del Ceuso CustEra ,un blend di Nero d’Avola (50%), Cabernet sauvignon (30%) e Merlot (20%). In questi anni ,per così dire, la top (e unica) line aziendale. Un rosso corposo, impegnativo lo definisce Giuseppe Melìa ,che sarà affiancato ora dal nuovo prodotto destinato al pubblico dei light consumers, precisa Vincenzo. Fastàia il nome del nuovo rosso (70% nero d’Avola, 15% cabernet franc) che, come il predecessore, sarà destinato al circuito delle enoteche,dei ristoranti e degli hotel. Il Fastàia sarà immesso nel mercato in 29.000 bottiglie che si sommeranno alle 35.000 dell’etichetta principale. Ma l’attuale produzione (64.000 unità) è destinata ,secondo i piani dell’azienda ,a lievitare ,a valle del lancio della nuova rete commerciale ,che dovrebbe portare il volume degli affari del 25% oltre al miliardo e mezzo previsto per quest’anno. Il network a cui lavorano i Melìa farà perno su dieci agenti appena reclutati: cinque per l’Emilia Romagna ,tre per la Liguria e uno nell’Isola. L’obiettivo è coprire ,entro pochi mesi, l’intero territorio nazionale. I professionisti affiancheranno i distributori di cui la Ceuso s’è avvalsa finora. “Anche perché -puntualizza Giuseppe - saranno destinati al mercato interno mentre i distributori resteranno per il fronte estero“. La differenza è che mentre col sistema dei rappresentanti l’azienda si espone direttamente ,caricandosi il rischio del rapporto coi mercati ,i distributori lavorano su stock che acquistano. Un sistema ,sottolinea però Vincenzo ,che ha garantito all’azienda di Alcamo la diffusione ,in nord America e in Europa, del 75% del proprio prodotto. [fine]

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