domenica 19 giugno 2011

Scandalo alla Cisl

[Per il mercante, anche l'onestà è una speculazione.Charles Baudelaire] Venti milioni di euro di fondi pubblici spariti nel nulla. Forse anche di più. Sottratti da un ente di formazione professionale, che avrebbe dovuto aiutare i giovani ad inserirsi nel mercato del lavoro, e che invece ha sperperato fondi. Ora, lo Ial-Cisl Abruzzo e Molise, è in liquidazione, travolto da un'inchiesta giudiziaria per una montagna di euro della Ue, finita prima nelle casse dell'ente del sindacato e poi scomparsa. Gli stessi vertici nazionali della Cisl ammettono che quegli ammanchi di bilancio “non trovano giustificazione” e presentano “gravi responsabilità”, come conferma l'amministratore delegato dello Ial nazionale, Graziano Treré. Quando le Fiamme Gialle di Pescara, pochi mesi fa, hanno sequestrato i documenti contabili, hanno scoperto che i soldi della formazione professionale erano stati utilizzati per acquistare auto di lusso (Mercedes), finanziare campagne elettorali, comperare beni per uso personale (come mobili per arredare la casa di alcuni dirigenti). E tra le carte è spuntato anche un finanziamento al Palermo Calcio (periodo 2000-2002), quando alla presidenza c'era l'ex segretario nazionale della Cisl, Sergio D'Antoni. Una circostanza, quest'ultima, che gli inquirenti comunque stanno ancora verificando. Spulciando poi negli istituti di credito, sono stati individuati anche tre conti correnti. Uno ufficiale, in cui confluivano i finanziamenti, e altri utilizzati per far uscire somme sotto varie forme. Il crac ha avuto inizio con la protesta dei docenti e dipendenti, senza stipendio da mesi. Poi, i vertici nazionali hanno proceduto al commissariamento, avviato un'indagine interna e presentato un esposto alla procura in via cautelativa. Ma l'inchiesta giudiziaria era già partita in base alle denunce di corsisti e docenti. Ora, con la chiusura definitiva e la dichiarazione dello stato di insolvenza, sono scattati anche 50 licenziamenti. Non solo: oltre mille e seicento giovani attendono compensi e rimborsi. E chissà quanto ancora dovranno aspettare. Lo Ial-Cisl, in Italia, conta 194 centri di formazione, con 3.500 dipendenti in 19 strutture regionali e un fatturato consolidato di circa 400 milioni di euro, proveniente in gran parte da fondi pubblici, compresi quelli europei. “In linea con i propri fini statutari” si legge in una nota del sindacato “lo Ial progetta e coordina percorsi integrati di orientamento, formazione ed assistenza all'inserimento lavorativo e nella creazione d'impresa, finalizzati a favorire l'accesso al mondo del lavoro dei giovani e delle categorie svantaggiate”.
Invece, in questa vicenda, i lavoratori denunciano di essere stati truffati. “La non corretta tenuta contabile non consente una ricostruzione fedele di quanto avvenuto. Del resto, su questo si concentra l'indagine della magistratura” spiega il commissario liquidatore. L'inchiesta coordinata dal Procuratore Capo della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, e portata avanti dal pm Antonio Papalia, prosegue con interrogatori e avvisi di garanzia. Sotto esame gli anni tra il 2000 e il 2006. Ora si punta a chiarire quanti soldi per la formazione professionale potrebbero essere finiti ai partiti. Dalle deposizioni sarebbe emerso lo “strapotere” di cui godevano gli amministratori. “Un dominio su cui nessuno ha controllato” ammette un ex componente dello Ial. E con l'incedere dell'inchiesta, il conto in rosso sale: da poco è emerso un altro ammanco. Solo i contributi non versati all'Inps e le tasse evase ammontano a oltre 10 milioni di euro.

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