lunedì 13 giugno 2011

1.300 civili morti in Siria

[È una follia non seconda a nessuna, volersi immischiare di correggere il mondo. Jean Baptiste] La Nato sta intensificando le operazioni militari sulla costa nord ovest della Libia, tra Tripoli e il confine con la Tunisia, dove “aumenta il sentimento anti-Gheddafi tra la popolazione” e molti civili che si ribellano al regime “sono sotto minaccia di attacco”. L'Alleanza sottolinea che “sta prendendo l'azione necessaria per proteggere i civili”. Intanto il portavoce del governo libico sostiene che gli insorti hanno tentato di entrare a Zawiya, ma sono stati respinti. Il problema è un altro se l’intervento della Nato in Libia è moralmente giustificabile, perché la Nato o l’Europa restano indifferenti nei confronti della Siria? Forse perché la Siria è alleata con lo stato canaglia dell’Iran? Molto probabilmente la differenza è molto più meschina: in Siria non c’è petrolio. Ma se si volesse attaccare la Siria, basta chiedere a Israele che del nemico vicino sa tutti i lati deboli e i punti di forza. I Comitati nazionali di coordinamento, principale organizzazione siriana delle proteste, hanno reso noto che nella repressione da parte del regime sono morti finora 1.300 civili, e ha ingiunto al presidente Assad di andarsene. I Comitati affermano poi che il potere deve passare all'esercito e che si deve tenere entro sei mesi una conferenza sotto controllo internazionale per scrivere una nuova Costituzione e “impedire che la Siria scivoli nel caos e garantire un pacifico passaggio di poteri”.

Nessun commento:

Posta un commento