mercoledì 23 febbraio 2011

Un cavaliere naif

[Sono afflitto da dubbi. E se tutto fosse un'illusione, se nulla esistesse? Ma allora avrei pagato uno sproposito per quella moquette! Woody Allen] Gli americani si muovono in Italia perseguendo una serie di obiettivi che vengono enunciati alla vigilia delle elezioni del 2008. I tempi cupi del governo Prodi, alleato frenato dalla componente comunista, sono finiti: «Se vince Veltroni la situazione sarà eccellente, se ritorna Berlusconi sarà molto eccellente». La lista conta 18 punti e appare «ambiziosa» all'ambasciatore Spogli: ma in meno di tre anni gran parte viene realizzata. Nei colloqui i ministri sembrano ignorare ogni visione strategica e l'interesse dell'Italia, concedono senza chiedere contropartite, al massimo sponsorizzano il loro personale riconoscimento con una visita a Washington. Le estenuanti trattative alla Farnesina con D'Alema, che ribatteva punto per punto a ogni istanza, sono alle spalle. Certo, il premier talvolta «le spara grosse» e l'ambasciata è terrorizzata dai suoi tentativi di presentarsi come mediatore mondiale anche per conto degli Usa: «Bisogna dissuaderlo senza irritarlo». Spogli resta spiazzato quando senza preavvisi Silvio annuncia a "Porta a Porta" il ritiro dall'Iraq: in piena notte svegliano i generali di Baghdad e spediscono al Pentagono la trascrizione del colloquio con Bruno Vespa e Mario Orfeo. Spesso il Cavaliere appare naïf. Durante i raid israeliani su Gaza, ripropone la vecchia idea di costruire alberghi e resort turistici a Gaza: «Io potrei trovare gli investitori». Nel summit con il generalissimo Petraeus, che guida la guerra al terrorismo, racconta il viaggio dell'allora consorte Veronica a Damasco: «Ha conosciuto la moglie di Assad, dovremmo coinvolgerla...». O quando davanti al segretario della Difesa Robert Gates, che già negli anni Ottanta era al vertice della Cia, parla del viaggio a Pechino della figlia «appena laureata, sconvolta per la crescita dell'economia cinese». Note di colore, senza peso. Perché dal 2009 in poi grazie al Cavaliere tutto fila liscio per gli Usa: dall'Iran alle trattative per il riscaldamento globale, strappano una serie di concessioni che supera le aspettative.

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