lunedì 21 febbraio 2011

Te ne vai o no …

[Gheddafi paga cinquecento ragazze con settanta euro a testa. Voleva solo parlare. http://www.spinoza.it/]
Alan Minc nel libro “i 10 giorni che sconvolgeranno il mondo” (chiare lettre ed.) ha previsto tutto quello che la logica e l’analisi possono rendere plausibile. Certo non si poteva pensare alla rivolta islamica che in poco tempo ha fatto fuori tre califfati. Libia in fiamme nel settimo giorno dall'inizio della rivolta contro il governo che non risparmia più neppure Tripoli: nella capitale è stata saccheggiata la sede della tv di Stato, mentre l'ufficio del governo centrale ed altri uffici pubblici sono stati dati alle fiamme. Fonti mediche non confermate parlano di 61 morti nella sola giornata di oggi, mentre il bilancio delle vittime stimato da Human Rights Watch dall'inizio degli scontri è arrivato a quota 233 persone uccise. Cifre che Saif al Islam, il figlio di Muammar Gheddafi, ha negato in un discorso in tv nel quale ha però ammesso che per la sua struttura tribale e per il petrolio la Libia potrebbe sprofondare nella guerra civile. Per il figlio del leader libico nel Paese è in atto un "complotto" ordito da un non meglio precisato "movimento separatista Ad al Beida, Bengasi ed in altre città del Paese 'le forze di sicurezza hanno sparato sulla folla per disperdere i manifestanti',scrive Hrw, osservando che ad al Beida ci sono stati gli scontri più cruenti. Il sito di Facebook da stasera è stato reso inaccessibile a Tripoli e in altre località della Libia, secondo quanto affermano vari utenti del social network attraverso messaggi diffusi su Twitter. Secondo notizie rimbalzate dalla capitale libica, anche la navigazione su Internet è diventata più difficile e alcuni siti risultano irraggiungibili. Le manifestazioni di protesta inscenate oggi e nei giorni scorsi in varie città della Libia sono state in gran parte organizzate attraverso appelli lanciati sul web.

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