venerdì 18 febbraio 2011

Silvio “clown e inefficace”

[Adesso credo, guardandomi indietro, che non combattevamo il nemico ma noi stessi, ed il nemico era in noi. Chris Taylor in Platoon]
Le "frequenti gaffe" di Silvio Berlusconi, che è "un pò clown", e "la povera scelta di parole" hanno "offeso praticamente tutte le categorie di cittadini italiani", tanto che l'immagine dell'Italia "ha un tono disgraziatamente comico". Si apre così, con una citazione di un dispaccio firmato dall'ambasciatore Ronald Spogli, lo speciale de L'espresso che inizia oggi a pubblicare migliaia di cable segreti targati Wikileaks dalle sedi diplomatiche Usa in Italia. Si tratta di 4 mila file dal 2002 all'aprile 2010, una piccola parte dei quali già pubblicata dal sito di Julian Assange. Berlusconi "ha danneggiato l'immagine del Paese in Europa e creato un tono comico alla reputazione italiana in molti settori del governo statunitense", si legge nell'articolo intitolato "Berlusconi pagliaccio, agisce solo nel suo interesse". Il premier, sempre secondo Spogli, "é diventato il simbolo dell'incapacità e inefficacia dei governi italiani nell'affrontare i problemi cronici del Paese", la sua volontà "percepita" è quella "di porre gli interessi personali prima di quelli dello Stato". Se l'obiettivo è trasferire il processo a carico del premier Berlusconi sul 'caso Ruby' dal tribunale di Milano a quello dei ministri, il conflitto tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale rischia di cadere nel vuoto e di essere fermato da una pronuncia di inammissibilità. E questo perché sulle questioni di giurisdizione decide la Cassazione e non la Corte Costituzionale, "secondo quanto previsto dall'art.37, secondo comma, della legge 87 del 1953" sul funzionamento della Consulta. Negli stessi ambienti si auspica che tali norme siano tenute in conto nel caso in cui la Camera o la Presidenza del Consiglio decidano di sollevare il conflitto. La norma citata prevede che il conflitto tra poteri dello Stato è risolto dalla Corte costituzionale "se insorge tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono e per la delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per i vari poteri da norme costituzionali". Ma la stessa norma, al secondo comma, precisa che "restano ferme le norme vigenti per le questioni di giurisdizione". Quindi, se la questione verrà posta per risolvere il nodo della competenza funzionale (nel telefonare in questura a Milano per chiedere il rilascio di Ruby, Berlusconi ha agito o no abusando della sua funzione di premier tanto da dover essere giudicato dal tribunale dei ministri?) la Consulta dovrebbe rigettarla, dichiarandola inammissibile e senza entrare nel merito. La sollecitazione in ambienti di Palazzo della Consulta è dunque quella di "valutare bene" la strada del conflitto tra poteri. E se questo dovesse essere sollevato, si tenga conto che il conflitto non sospende il procedimento in corso. Inoltre tra ammissibilità e decisione nel merito mediamente passa oltre un anno prima che la Consulta si esprima sui conflitti. "Potremmo anche ridurre i tempi arrivando a sei mesi ma - viene ribadito - non si dimentichi che è la Cassazione a decidere sulle questioni di competenza". Infine, visto che le porcate se si fanno o si fanno bene o niente, il consiglio dei ministri ha approvato all'unanimità la relazione del Guardasigilli Alfano sul ddl sulla riforma costituzionale della giustizia. Un Cdm straordinario sarà convocato nei prossimi giorni per l'approvazione definitiva della riforma. Un comitato di ministri ed esperti approfondirà i contenuti del testo. Fra i punti ci sono separazione delle carriere di giudici e pm, doppio Csm, inappellabilità delle sentenze di proscioglimento e responsabilità civile dei magistrati.

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