venerdì 31 dicembre 2010

Chi tocca Putin muore

[DA PICCOLO AVEVO UN SACCO DI BRUFOLI. UN GIORNO, IN BIBLIOTECA, MI SONO ADDORMENTATO. AL MIO RISVEGLIO UN CIECO MI STAVA LEGGENDO LA FACCIA. Rodney Dangerffield]
Mikhail Khodorkovski (nella foto), 47 anni, ex patron del colosso petrolifero Yukos, un tempo tra gli oligarchi più brillanti e ricchi, è oggi il carcerato più celebre di Russia, per aver osato sfidare Vladimir Putin. Secondo le autorità russe Khodorkovsky è un criminale comune colpevole di aver rubato e rivenduto illecitamente enormi quantità di petrolio. Il premier Putin lo accusa di avere le mani sporche di sangue, paragonandolo a un mafioso del calibro di Al Capone e un truffatore quale l'ex finanziere americano Bernard Madoff. Per i difensori dei diritti umani e molti osservatori stranieri, Khodorkovsky è la vittima di un regolamento di conti organizzato da Putin, il simbolo della deriva autoritaria del paese, colpevole di aver mostrato apertamente la propria indipendenza e le proprie ambizioni politiche. La carriera di quest'uomo dai sottili occhiali di metallo e dai capelli cortissimi riassume la vicenda degli oligarchi russi degli anni Novanta, i nuovi capitalisti emersi sotto la presidenza di Boris Eltsin che si sono accaparrati interi settori economici attraverso privatizzazioni opache, grazie ai buoni rapporti con il potere. Nato in una modesta famiglia di ingegneri moscoviti, Khodorkovsky studia chimica ed economia prima di lanciarsi negli affari. In epoca sovietica fa parte dei Komsomol, la gioventù comunista, e allaccia relazioni all'interno del partito. Prima ancora della caduta dell'Urss, a 26 anni, fonda la banca Menatep, che gli consente di acquisire la maggioranza del gruppo petrolifero Yukos, di cui acquisirà il controllo in circostanze poco chiare. Nel 1993 occupa brevemente, all'età di 30 anni, la poltrona di ministro dell'Energia. All'inizio del nuovo millennio l'oligarca dai metodi controversi cambia strategia e diventa il primo russo a optare per una gestione trasparente, all'occidentale. Assume consulenti stranieri e diventa il preferito degli investitori esteri. Khodorkovsky pensa addirittura al matrimonio tra Yukos e la major americana ExxonMobil. Offre sostegno finanziario all'opposizione liberale e dona milioni di dollari a programmi per la società civile. Spinto dal boom del mercato petrolifero, Yukos diventa il numero uno russo del settore e Khodorkovsky l'uomo più ricco del paese, con una fortuna stimata da Forbes in 15 miliardi di dollari. All'inizio del 2003 un incontro al Cremlino tra Putin, allora presidente, e una ventina di oligarchi, segna l'inizio della fine. Khodorkovsky, il solo a presentarsi con un pullover a collo alto, cosa che irrita in modo particolare Putin, afferma che è arrivato il momento di agire contro la corruzione ai vertici dello Stato e cita nomi vicini al presidente. Che replica: "signor Khodorkovsky, lei è sicuro di essere in regola con il fisco?". "Assolutamente!" risponde l'interessato. "Vedremo", commenta Putin in un silenzio glaciale. Il 25 ottobre del 2003 Khodorkovsky viene arrestato nel suo aereo privato all'aeroporto di Novosibirsk, in Siberia, accusato di frode su vasta a scala ed evasione fiscale e incarcerato. Due anni più tardi l'ex oligarca, sposato e padre di quattro figli, viene condannato a otto anni in campo di prigionia. Sconta la sua pena al confine con la Cina, a oltre 6.000 chilometri di Mosca. Nel 2007, Khodorkovsky è oggetto di nuove accuse di riciclaggio e furto di beni che gli costano un secondo processo. "Non voglio morire in prigione, ma le mie convinzioni valgono la pena di rischiare la vita" ha detto nella sua ultima dichiarazione davanti al tribunale.

4 commenti:

  1. L'ex patron di Yukos, Mikhail Khodorkovski, torna nel mirino delle autorità russe. L'oligarca oppositore, che vive in Svizzera dopo essere stato graziato da Putin, ha scritto su Twitter di essere stato convocato dal Comitato investigativo russo come indagato in un'inchiesta penale. Secondo alcune fonti sentite dalle agenzie russe, sarebbe accusato di essere il mandante dell'omicidio dell'allora sindaco di Nefteyugansk Vladimir Petukhov, avvenuto nel 1998.

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  2. Nuovi problemi con la giustizia russa per Mikhail Khodorkovski, esiliato a Londra dopo aver passato dieci anni in prigione. Mosca ha emesso un mandato di arresto internazionale contro l'ex patron di Yukos, ai tempi della sua ascesa l'uomo più ricco di Russia, con l'accusa di essere il mandante dell'omicidio, nel 1998, del sindaco di una città siberiana, sede di filiale della azienda petrolifera. Il capo della sicurezza di Yukos venne condannato all'ergastolo in quanto esecutore materiale dell'assassinio. Khodorkovski parla di "motivazioni politiche" e anche i suoi sostenitori sostengono che la riapertura del caso a 17 anni di distanza sia una vendetta per le informazioni rivelate dalla sua fondazione Open Russia sui legami fra la mafia russa e alcune personalità vicine a Putin.

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  3. L'oppositore ed ex patron della Yukos, Mikhail Khodorkovski, è stato inserito nella lista dei ricercati internazionali dell'Interpol per un omicidio del quale è stato recentemente accusato in Russia e che risale al 1998, quello di Vladimir Petukhov, allora sindaco di Nefteyugansk, sede del quartier generale del colosso petrolifero guidato dall'oligarca: lo riferiscono le agenzie Tass e Interfax citando una fonte ben informata. L'ex magnate del petrolio è stato graziato dal presidente russo Vladimir Putin alla fine del 2013 dopo dieci anni dietro le sbarre, e adesso vive tra Londra e la Svizzera. Arrestato nel 2003, quando era l'uomo più ricco di Russia dopo aver costruito la sua fortuna durante le chiacchierate privatizzazioni dell'era ieltsiniana, Khodorkovski è stato processato due volte con una condanna complessiva a 14 anni (poi ridotta a 11) per frode, evasione fiscale, riciclaggio e appropriazione indebita. Per molti una vendetta del Cremlino.

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  4. Un appello internazionale per la liberazione di Oleg Sentsov, regista ucraino che è in carcere da 1.560 giorni e in sciopero della fame da 100, è stato rilanciato dall'associazione Articolo 21 che con Amnesty Italia segue la vicenda del filmaker detenuto in una prigione-colonia in Siberia e sempre più debilitato. "Le foto del volto emaciato di Oleg Sentsov, che ha perso 30 chili nei quattro anni che ha già trascorso in carcere, dei 20 ai quali è stato condannato da un tribunale russo, hanno mostrato al mondo quanto drammatiche siano le sue condizioni" si legge nell'editoriale di Antonella Napoli che racconta la storia di Oleg. "La situazione si è aggravata nelle ultime settimane", continua l'articolo tanto "da spingere la Corte di Strasburgo a 'condannare' la Russia per le mancate cure garantite al detenuto e le Nazioni Unite a chiederne l'immediato rilascio".

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