giovedì 15 luglio 2010

Plusvalenze fittizie all'Amia

[I GIGANTI SBAGLIANO MA I PIGMEI FANNO SCHIFO. Giovanni Papini]
La cessione da Amia Spa alla sua controllata Amia servizi srl di immobili e automezzi nel 2005 e dei contratti delle società Pea e Platani nel 2006 sarebbe fittizia e avrebbe permesso di "gonfiare" i bilanci di Amia Spa. Ad affermarlo è il consulente Stefano Reverberi, che ha analizzato i bilanci 2005 e 2006 dell'ex municipalizzata. Il consulente ha esposto i risultati dei suoi accertamenti davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo nel processo per falso in bilancio all'ex presidente dell'Azienda per l'igiene ambientale a Palermo, il senatore Pdl Enzo Galioto, all'ex direttore generale, Orazio Colimberti ed altri componenti dell'ex Cda della società. La tesi dell'accusa, rappresentata dal pm Carlo Marzella, è che grazie alle fittizie cessioni e a bilanci truccati i dirigenti dell'Amia avrebbero avuto stipendi più sostanziosi per i premi che ricevevano dal Comune di Palermo con presunti risultati raggiunti. "Nel 2005 - ha detto - sono state fatte delle perizie a immobili e automezzi di Amia spa da persone non iscritte in nessun albo. Queste perizie, assolutamente approssimative, hanno permesso all'azienda di ricavare 18 milioni di euro per i mezzi e 16 milioni per le strutture, anche se non ci sono effettivi movimenti di denaro da Amia servizi ad Amia Spa. Mentre nel bilancio queste entrate sono state conteggiate e hanno permesso di avere una positività di 3,8 milioni". Analoga la situazione nel 2006. "Con la cessione dei contratti stipulati con le società Pea e Platani - ha proseguito - l'Amia ha ricavato rispettivamente 35 e 9 milioni di euro consentendo di avere un bilancio in attivo di 9 milioni di euro. Altrimenti avrebbe avuto perdite per oltre 23 milioni". Oggi ha deposto anche una delle ex componenti del Cda dell'Amia, Paola Barbasso Gattuso, imputata nell'altro troncone del processo che si svolge con rito abbreviato. "Colimberti - ha detto - ci spiegò che le cessioni sia degli immobili e degli automezzi che di Pea e Platani erano volute dal nostro unico socio: il Comune di Palermo". Il processo è stato rinviato al 15 luglio per l'esame degli imputati. I cittadini dei capoluoghi siciliani bocciano gli amministratori locali. Il malcontento riguarda soprattutto l'igiene ambientale (cioè, principalmente, la rimozione dei rifiuti) e la realizzazione di opere pubbliche. In particolare, non sono buone le notizie per gli amministratori di Palermo, Enna, Messina, Catania e Agrigento; giudizio positivo solo per Ragusa. E' questo il quadro che emerge dall'edizione 2010 del Citizen monitoring (Ci. Mo.), il monitoraggio del livello di soddisfazione dei cittadini, realizzato da Marketing managment e presentato a Palermo insieme al Report sull'economia siciliana del Diste. Citizen monitoring è un sistema di ricerca costituito da uno studio base realizzato su un campione di 4 mila persone rappresentative della popolazione italiana e da un campione aggiuntivo su specifici Comuni committenti. Il Focus Sicilia, realizzato a maggio 2010 sui 9 capoluoghi siciliani, ha previsto la conduzione di 1.500 interviste su un campione stratificato rappresentativo della popolazione regionale. Se la media di soddisfazione della qualità della vita si attesta al 6,2 in Italia, in Sicilia scende al 5,3. I giudizi medi nelle città capoluogo sono ben lontani dalla sufficienza, tranne un caso: Ragusa, con un giudizio medio pari a 6,3; leggermente al di sopra della media nazionale. I giudizi più bassi in assoluto sono stati registrati ad Agrigento. Bene l'amministrazione di Ragusa e quella di Trapani (anch'essa con un livello di soddisfazione generale dei cittadini superiore alla sufficienza) dove i punti di forza sono stati la realizzazione di opere pubbliche e la gestione della nettezza urbana. Maglia nera, con un giudizio fortemente critico dei cittadini, per Enna e Palermo, soprattutto in termini di fiducia nelle proprie amministrazioni comunali, ai valori minimi nazionali. Le amministrazioni di Caltanissetta e Siracusa, pur non ottenendo giudizi particolarmente alti, non hanno presentato situazioni molto critiche. A Messina la cittadinanza ha lamentato scarsa attenzione ai problemi della viabilità, mentre a Catania le preoccupazioni maggiori vengono da sicurezza e ordine pubblico e ad Agrigento riguardano la gestione dell'acqua.

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