domenica 18 luglio 2010

La Regione compra i debiti della Tirrenia

[GLI UOMINI SFUGGONO DA CHI DICE SEMPRE LE STESSE COSE. MA SE UNO LE DICE CON SUFFICIENTE ARROGANZA, DA COSTUI SI LASCIA DOMINARE. Elias Canetti]
Una corsa ad eliminazione. Sembra proprio questo l’andazzo del processo di privatizzazione della Tirrenia e consociate minori tra cui la Siremar, che ha visto progressivamente decrescere i contendenti in gara passati da 16 a 2. L’unica offerta credibile, presentata a fine giugno sul tavolo di Unicredit, resta quella del gruppo “Mediterranea Holding”, dove siede anche la Regione Siciliana. L’ennesimo caso di privatizzazione di facciata? Ancora presto per dirlo. Per il momento l’unica certezza riguarda la presenza di un’azienda seriamente in difficoltà, sopravvissuta grazie ai contributi statali che, peraltro, continueranno fino al 2018 o al 2022 se consideriamo anche la Siremar. Sull’affare incombono, però, 520 milioni di euro di debiti diretti che i nuovi acquirenti dovranno sobbarcarsi al momento del passaggio assieme ad una situazione occupazionale assai incerta con i sindacati già da tempo sul piede di guerra. Ma la Tirrenia rientra anche nell’ottica di un grande rilancio strategico turistico che dovrebbe riportare nella maggiore Isola del Mediterraneo la compagnia che fu dei Florio. La regione siciliana ha risposto negativamente alla cessione gratuita della Siremar, ma ha alzato la posta in gioco partecipando addirittura alla gara per l’acquisizione della capofila Tirrenia, che dopo l’avvenuta rinuncia conterrà anche la rifiutata Siremar. Certo viene da ridere al solo pensiero che la regione siciliana possa diventare armatrice sia di navi che di aerei. La preoccupazione che questo modo di gestire la partita dell’acquisizione della Tirrenia e della Siremar possa alla fine pregiudicare gli attuali assetti soprattutto occupazionali attraverso una necessaria decurtazione di risorse a disposizione per il trasporto marittimo. Convinto assertore di questa teoria è il governatore Raffaele Lombardo. La “Mediterranea Holding” è una cordata composta da Regione Sicilia (37%), Ttt Lines (30,5%), gruppo Lauro (18,5%), Isolemar (8%), Nicola Coccia (3%) e le famiglie Busi-Ferruzzi (3%). La famiglia Busi, proprietaria della Sibeg srl, imbottigliatore del marchio The Coca-Cola Company per la Sicilia, è stata convinta alla partecipazione dagli armatori Lauro e Tomasos. L’offerta del gruppo è stata di 10 milioni per Tirrenia, più la controllata regionale Siremar, che peraltro la Regione aveva rifiutato lo scorso anno quando sulla base di un accordo con il ministero dei Trasporti, Campania, Toscana e Sardegna avevano acquisito a titolo gratuito le compagnie regionali (rispettivamente Caremar, Toremar, Saremar) per agevolare la trattativa che avrebbe poi portato alla privatizzazione del 100% della compagnia principale. All’epoca la Regione Siciliana si era rifiutata di sobbarcarsi l’impresa di gestire l’ennesimo carrozzone pubblico. Alla cifra offerta dalla holding, costituita ad hoc per l’evento, va sommata la decisione di farsi carico di tutti i debiti diretti che arrivano a quota 520 milioni. I debiti complessivi del gruppo si attestano intorno a 700 milioni di euro, di cui 589 milioni di esposizione negativa. Alla porta dell’ormai ribattezzata “Alitalia dei Mari” bussano infatti 53 banche che attendono di rientrare dai loro crediti, come a manifestare l’estrema difficoltà della situazione debitoria della compagnia di navigazione. Gli analisti, tuttavia, sostengono che la Fintecna – la società finanziaria italiana controllata al 100% dal ministero dell’Economia e che detiene partecipate in diverse aziende tra cui appunto l’intero pacchetto di Tirrenia di Navigazione S.p.A. – dovrebbe, almeno in un primo momento, non accettare l’offerta del gruppo capeggiato dalla Regione. E anche l’Unione Europea potrebbe mettersi di traverso. In ogni caso non è detto che sia una partita singola, infatti non è ancora stato dichiarato del tutto fuorigioco il fondo Cinven in quanto ad inizio luglio Unicredit, l’advisor di Fintecna, ha ricevuto una manifestazione di interesse, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, da Nomura e Lazard, advisor del fondo, che sarebbe ancora disposto a rientrare ma nell’ottica di una serie di condizioni che attualmente non ci sono. In mezzo a questo frastuono di rinvii e sospensioni risuona il rigore dell’Unione Europea che ha ribadito la necessità di chiudere la vicenda entro il prossimo settembre, pena pesanti sanzioni per l’Italia. Già nel dicembre 2008 erano scaduti i termini per le sovvenzioni annue corrisposte dalla Stato – l’accordo aveva decorrenza dal 10 gennaio del 1989 - che poi sono state per legge prorogate al 2012. Ciò che fa ancora gola sono anche i contributi che lo stato continuerà ad elargire fino al 2018 con buona pace di Bruxelles: 70 milioni annui per 8 anni per Tirrenia e 55 per 12 per Siremar.

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