sabato 5 giugno 2010

Ungheria a rischio default

[PRIMA LO CHIACCHERANO, E POI, DICONO CHE E' CHIACCHERATO. Leonardo Sciascia]
L'Ungheria ha buoni precedenti nella gestione delle crisi di bilancio e secondo l'agenzia Moody's prenderà le misure necessarie. 'L'Ungheria non è la prossima Grecia', ha detto a Bloomberg Kristin Lindow, vice presidente Moody's. Il paese già in passato ha mostrato di saper 'fare quello che deve fare quando è in difficoltà'. Ieri, dopo che il portavoce del neoeletto primo ministro Viktor Orban, ha detto che un default non è escluso, sono crollati titoli di stato, fiorino e Borse. Un nuovo caso Grecia, con tanto di dati statistici "manipolati", aleggia sull’Europa. Il rischio default, con conseguente crollo della Borsa e della valuta locale, il fiorino, è stavolta dell’Ungheria, dove il governo parla di «situazione molto grave». «È chiaro - ha detto il portavoce del primo ministro, Viktor Orban, in carica da appena una settimana - che l’economia versa in una situazione molto grave. Non penso affatto che sia un’esagerazione parlare di un rischio default». Il problema è che anche in questo caso qualcuno avrebbe messo lo zampino sui dati statistici che fotografano lo stato dei conti pubblici: il portavoce ha infatti parlato di numeri «manipolati» dal precedente governo, che «mentono» sulla situazione reale dell’economia del Paese. La reazione dei mercati non si è fatta attendere, anche perché l’allarme era già scattato ieri: Lajos Kosa, ex presidente del partito Fidesz oggi al potere, aveva infatti definito come «molto tenui» le possibilità per il Paese di evitare una situazione simile a quella greca. E così il fiorino nel giro di 24 ore ha perso il 5,5%, scendendo a quota 272 contro l’euro; i credit default swap, vale a dire gli strumenti finanziari che assicurano contro il fallimento, sono balzati di 69 punti base a 391,5 punti; la Borsa di Budapest è arrivata a perdere l’8,4%, per poi terminare la seduta in calo del 3,3% a 21.288,93 punti. L’Ungheria si trova da tempo in una situazione difficile e dall’autunno del 2008 gode di iniezioni finanziarie da parte di varie istituzioni internazionali: finora il Fondo monetario internazionale, l’Unione europea e la Bce hanno messo sul piatto ben 20 miliardi di euro. La situazione, tuttavia, sembra lungi dall’essere risolta: Mihaly Varga, segretario di Stato ed esperto economico del Fidesz, ha già annunciato che il deficit nel 2010 potrebbe arrivare al 7,5% del Pil, contro il 3,8% previsto dal governo socialista precedente. Secondo qualche analista, tuttavia, potrebbe trattarsi anche di una precisa strategia politica, che punta sull’esagerazione delle difficoltà per l’impossibilità di mantenere la promessa elettorale di tagliare le tasse. La credibilità finanziaria del Paese, in ogni caso, è per lo meno messa in discussione: e così il governo, per adesso, ha promesso entro lunedì prossimo la diffusione di cifre concrete accompagnate da un piano di riforme. Nel Paese magiaro l’esposizione degli istituti di credito, secondo i dati Bri, ammonta a 21 miliardi (la terza dopo Austria e Germania) e si segnala la presenza di Intesa Sanpaolo e Unicredit. Ma la lotta alla speculazione, come già spiegato da Draghi nei giorni scorsi, «non si vince in un giorno» e, scherza oggi, «io non ho la bacchetta magica» per risolvere di un colpo i problemi magari con una regola unica e risolutrice. Anche il presidente della Bce Jean Claude Trichet, che incrocia il governatore nella hall dell’albergo dove si tiene il vertice, sorride alla stessa sollecitazione: «non siamo dei maghi». Draghi ripete poi come il lavoro iniziato con il conferimento del mandato dal G20 all’Fbs nell’aprile 2009 sia ora più che mai necessario. E' "esagerato" parlare di un rischio default per l'Ungheria, che ha compiuto "seri progressi" nel consolidamento dei suoi conti pubblici. Lo ha detto il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, parlando al G20 di Busan, in Corea. 'L'Ungheria ha ridotto il deficit di più del 5% tra 2006 e 2009, il consolidamento di bilancio è continuato anche durante il difficile periodo della crisi e sono convinto che proseguirà sulla strada già intrapresa della crescita', ha detto Rehn. Per il segretario di stato ungherese, Mihaly Varga, il governo di Budapest può finanziare la propria spesa. Varga ha inoltre aggiunto che le dichiarazioni di ieri sul possibile default del paese sono state 'sfortunate'. La capacità del governo ungherese di finanziare la spesa "non è in questione", ha detto il segretario di stato, sottolineando che il paese intende mantenere gli obiettivi sul deficit al 3,8% del pil fissati dall'Unione europea.

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