giovedì 15 aprile 2010

QUELLI CHE NON ARRIVANO A FINE MESE/1


[GOVERNO DELLA MAGGIORANZA. CIOE' DEI MEDIOCRI. Proundhon]

Tutti i parlamentari-sindaci o presidenti di provincia che affollano le nostre aule portano fiori sull’altare di ‘San’ Diego Cammarata (sindaco di Palermo e deputato nel 2001-2006). Prima di lui, infatti, le cariche di sindaco e di parlamentare non andavano d’accordo tra loro, pena l’ineleggibilità. Ma siccome viviamo nell'Italia di Berlusconi dove le leggi snche se ci sono il Partito delle Libertà, ha, appunto, la libertà di interpretazione. Poi il ‘miracolo’ della compatibilità nel 2002, suggellato, fra gli altri, dall’allora onorevole Vincenzo Nespoli e dalla maggioranza di destra della vecchia giunta delle elezioni. Nel 1994 è eletto alla Camera dei deputati. Nel 1996 si candida alla Camera nel collegio di Afragola: sostenuto dal centrodestra, ottiene il 44.5% dei voti e viene sconfitto dal rappresentante dell'Ulivo Domenico Tuccillo. Nel 2001 è rieletto alla Camera dei deputati per Alleanza Nazionale. Nel 2006 viene eletto ancora una volta alla Camera dei deputati. È vicepresidente della giunta delle elezioni e membro della IX commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni).Nel 2008 viene eletto al Senato della Repubblica nella lista del Popolo della libertà, circoscrizione Campania, e contemporaneamente, al secondo turno, sindaco della città di Afragola, sconfiggendo il candidato di centro-sinistra, l'urbanista Francesco Domenico Moccia, assessore provinciale.Cui poi la decisione è tornata utile: nel 2008 in una botta sola Nespoli è infatti tornato in Parlamento, e insieme eletto sindaco di Afragola. Da allora l’eccezione è quasi diventata regola, e proliferano i casi in cui il primo cittadino di una città di oltre 20mila abitanti siede anche in Parlamento. È facile, basta seguire la trafila: se sei sindaco, per poterti candidare devi dimetterti 180 giorni prima dello scioglimento naturale delle Camere. Questo onde evitare ‘indebite influenze’. Se sei parlamentare, invece, delle ‘indebite influenze’ non gliene frega niente a nessuno, e puoi fare come vuoi. I ‘figli’ di Cammarata (nella foto) sono creature strane, bicefale o tricefale, a volte schizofreniche. Mentre la maggioranza degli italiani fatica a tenersi un posto di lavoro, o a trovarlo, in quell’universo parallelo che è la nostra politica se ne accumulano spesso e volentieri più di uno. Così c’è l’onorevole che è assessore qui, consigliere lì, e amministratore delegato là. Intanto fioccano i conflitti d’interessi di chi usa l’incarico locale per fare carriera a Roma, e viceversa. Mentre gli stipendi si sommano. Anche laddove non si potrebbe. C’è infatti una legge dimenticata, ma tuttora in vigore, che vieta espressamente a qualsiasi parlamentare di intascare un secondo stipendio: che sia di ministro, che sia di sindaco, di presidente di provincia e di società che fanno affari con o grazie allo Stato e agli enti locali. Tanto che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha sbottato: “Stiamo superando il limite della decenza. I doppi incarichi abusano della fiducia degli italiani, che non hanno l’anello al naso”. [continua]

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