martedì 27 aprile 2010

PALERMO ULTIMA

[ANDIAMOCI PIANO CON LE IDEE. POSSONO SEMPRE CADERE IN MANO A QUALCHE PROFESSORE. Bergson]
Venezia e Siena sono i comuni capoluogo piu' 'ricchi' d'Italia. I più 'poveri' Agrigento ed Enna. I piu' indebitati risultano Torino e Milano. Mentre Palermo si presenta come la città in cui in assoluto si investe meno, con una spesa pari a 26 euro a cittadino. E' quanto emerge dai consuntivi 2008 del ministero dell'Interno, sommando le entrate proprie derivanti da tasse e tariffe da un lato e dall'altro l'esposizione con le banche e la Cassa depositi e prestiti. Lo riporta il 'Sole 24 Ore'. I conti comunali sono alla base dell'elaborazione. In particolare, Venezia svetta in testa alla classifica delle entrate proprie grazie al contributo positivo sui bilanci che arriva dal Casinò e dai tributi speciali (185 milioni di euro i proventi nel 2008). Su Torino, che al contrario è la città con il maggiore indebitamento (che risulta pari a 3.450 euro per abitante) pesa l'effetto Olimpiadi; a seguirla è Milano che presenta un debito a cittadino di 2.938 euro. La meno indebitata Caltanissetta (42 euro a testa). Caso particolare è Roma, i cui conti risultano divisi in due tra gestione ordinaria e commissariale. Guardando alle entrate tributarie pro capite nei comuni capoluogo italiani, la media risulta di 395 euro; il conto sale a 792 euro medi aggiungendo le entrate extratributarie, cioè da tariffe e servizi. Quanto ai passivi, invece, l'indebitamento medio per abitante è pari in media a 1.207 euro. Mentre il valore delle spese correnti medie è pari a 1.060 euro, con quelle per investimenti (in media 398 euro, con quasi tutto il sud al di sotto della cifra) che vedono Palermo all'ultimo posto. La disoccupazione a Palermo e provincia, alla fine del 2008, si attesta al 17,1% (Italia 6,7%) e cela sacche di disoccupazione nascosta e di disoccupati scoraggiati. Il dato emerge dall'analisi dell'economia cittadina elaborata dall'istituto Tagliacarne.In questo contesto, nel 2008 a Palermo il ricorso alla Cassa integrazione cresce più che rispetto alla media regionale, pur in presenza di una quota di addetti industriali relativamente meno rilevante. Ciò è un indizio circa il fatto che il tessuto industriale palermitano stia, in realtà, pagando un prezzo ponderoso alla recessione. In effetti, la debolezza del mercato del lavoro locale, iniziata già prima che si innestasse l'attuale recessione, insieme all'esplosione della Cig nel 2009 (dovuta anche alle difficoltà nel commercio), sono altrettanti indizi del fatto che il tessuto imprenditoriale provinciale, e la relativa base occupazionale, stanno subendo gli effetti della crisi in forme e con intensità da monitorare. "L'economia palermitana - si legge nel report - viene da un periodo di crescita particolarmente debole, poiché già dal 2006 l'andamento del Pil provinciale si è collocato al di sotto della media regionale e di quella nazionale, evidenziando prima una sostanziale stagnazione e poi, a partire dal 2008, una flessione del Pil provinciale del -3,2% (Sicilia -1,2%; Italia -1%) che anticipa la crisi economica. L'evidente rallentamento, e poi l'inversione, della crescita economica locale, dipende in primo luogo da fattori strutturali di debolezza negli assetti competitivi del territorio". Il sistema produttivo palermitano è costituito prevalentemente da ditte individuali (nel terzo trimestre 2009 a Palermo 74,2%, in Italia il 63,3%) mentre la presenza delle imprese più capitalizzate e strutturate, anche in termini di modelli di governance ed articolazione organizzativa interna, ovvero le società di capitali, è ancora poco marcata (10,6% a Palermo, in Italia 17%). "Un simile assetto - dice il report - rischia di essere esposto alla recessione, in quanto le imprese più piccole, meno patrimonializzate, hanno una strutturale difficoltà di accesso al credito, non potendo fornire garanzie patrimoniali particolarmente elevate". Guardando il fatturato delle imprese per il 2009 si evince un calo del -17,2% per l'economia palermitana nel suo complesso. Secondo l'istituto, tra i settori, quello delle costruzioni registra la peggiore variazione (-21,3%), a conferma delle dinamiche già in atto nel 2008 sia a livello locale che a livello nazionale. Variazioni negative del fatturato si riscontrano anche nel manifatturiero (-19,6%). Anche il settore dell'agricoltura ed il settore dei servizi presentano dei risultati negativi, ma l'intensità del peggioramento è minore. Il commercio (-18,3%), il turismo (-15,2%) ed il terziario avanzato (-17,1%) sono i comparti il cui volume d'affari risente maggiormente della riduzione dei consumi, mentre sembrano reggere in modo migliore i trasporti (-10,9%) e gli altri servizi (-7,8%) che registrano le performance migliori tra tutti i settori dell'economia. Circa il 27% delle imprese scarica gli effetti della crisi finanziaria a monte, ritardando i pagamenti dovuti ai propri fornitori, propagando di fatto gli effetti della recessione lungo l'intera filiera produttiva e generalizzandola all'intero sistema produttivo. Un ulteriore 13% è costretto a ritardare i pagamenti ai lavoratori, contribuendo così alla contrazione dei consumi finali, in una spirale perversa che, dal rallentamento della domanda, finisce per creare ulteriori problemi alle imprese offerenti.

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