domenica 3 gennaio 2010

Addio movimento sindacale

[NON AMO L'INTELLIGENZA PURA, PEPSINA CHE DIGERISCE SE STESSA. AMO L'INTELLIGENZA CHE FA CORPO COL SOSTANZIALE, I MEANDRI DEL LAVORO, I SEGRETI DELL'AMORE. Leon Paul Fargue]
Il sindacato ha cambiato pelle. Dalle lotte degli anni 60 alla crisi di rappresentatività dei nostri giorni, dalle occupazioni delle fabbriche all' ingresso nelle stanze del potere, le confederazioni hanno mutato ruolo. Ed ora arriva l' accusa più grave: corruzione. Sulle pagine dei giornali è polemica aperta. Il riferimento a una "questione morale" fatto dall'ex segretario confederale della Cgil Fausto Bertinotti, brucia sui sindacati come un marchio a fuoco. Non bastano le smentite. Soprattutto quando si limitano a minimizzare gli episodi citati da Bertinotti: favoritismi, taglieggiamenti. Siamo veramente a questo punto? Si puo' tornare indietro? Franco Cazzola, professore di Scienza della Politica all' Universita' di Catania e autore del libro "L' Italia del pizzo", acuto studioso dei meccanismi della corruzione, ricostruisce la dinamica che avrebbe portato il sindacato "a farsi, in qualche modo, Stato". Pensa anche lei che il sindacato cerchi ormai la sua legittimazione "nel governo e nel padronato"? "E' una lettura attendibile: il sindacato ha cercato sempre di più una legittimazione statuale. E' diventato interlocutore del potere pubblico accettando terreni di mediazione, per esempio entrando nei luoghi in cui lo Stato opera". Si può quindi parlare di una questione morale? "Si, anche se non si tratta di "mazzette" o "bustarelle", ma piuttosto di un cambiamento di pelle del sindacato, della spinta ad entrare nelle "stanze di compensazione". Ma, diversamente dai partiti, qui non si tratta di autofinanziarsi. Qui non ci sono grandi spese elettorali. "Il sindacato non ha bisogno di quei sistemi di finanziamento pubblico. Ne ha di legittimi, di propri. Dovrebbe essere un' organizzazione che si preoccupa delle condizioni dei lavoratori in senso lato, e invece scimmiotta i partiti; ad esempio quando entra nelle commissioni di concorsi o nei consigli di amministrazione". Quando è iniziato questo processo? "Si potrebbe dire che ha avuto inizio nel ' 69, quando i sindacati uscirono dal Parlamento con l' introduzione dell' incompatibilità tra il ruolo di sindacalista e la carica di parlamentare. In questo modo le confederazioni sono entrate in tutta un' altra serie di istituzioni in cui si "maneggia". Dunque, lei non ritiene che si tratti di casi isolati di corruzione, come dicono i sindacalisti? "Che esistano casi di corruzione, per esempio nelle ristrutturazioni aziendali, l'abbiamo sempre saputo. L' ho anche scritto nel mio libro. Ma il problema non è questo. L' ha già detto Trentin. Il punto è che va riportato il sindacato ad essere soggetto del sistema, a recuperare credibilità ". Come si fa? "Qualcosa sta già muovendosi. Molti sindacalisti non faranno più parte delle commissioni dei concorsi; bisognerebbe che uscissero anche dai consigli di amministrazione. "A ciascuno il suo", diceva Sciascia. Il sindacato torni a fare il sindacato, come negli anni 60". E' stata la crisi di centralita' degli anni 70 a portare i sindacati a queste distorsioni? "Non credo all' uovo e alla gallina. Sono processi che si avvitano su sè stessi. Certo, da quando il sindacato, ma anche tutto il mondo del lavoro, hanno perso la loro centralità si è sviluppato un altro meccanismo di ricerca di legittimazione". Questo sindacato ce la farà a cambiare? "Questo sindacato lo sa: o si cambia o si scompare". Purtroppo le preoccupazioni espresse da Bertinotti, Trentin ... non hanno permesso al sindacato di fare una seria autocritica, abbandonando il clientelismo, e occupandosi dei reali problemi della classe operaia.

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