giovedì 24 settembre 2009

Scudo fiscale: l'ultima porcata di Berlusconi

[... CHE DIRE DELLE LEGGI DEGLI UOMINI CHE DEVONO PER NON ESSERE DISUMANE
FARE
DUBITARE SEMPRE A CHI LE APPLICHI CHE POTREBBE DARSI ESSE NON SIANO
VERE E
GIUSTE LEGGI ?
Giuseppe Ungaretti]
A dieci giorni dalla scadenza, il decreto legge che contiene lo scudo fiscale in versione maxi incassa il via libera del Senato e passa all’esame della Camera. L’ampliamento della sanatoria che consente di far rientrare in Italia i capitali esportati illegalmente e che "salva" anche il reato di falso in bilancio conta però molti avversari: non solo le opposizioni parlano di «porcata», ma anche l’Associazione nazionale dei magistrati bolla come «amnistia» le modifiche introdotte in extremis a Palazzo Madama. «Chi vuole che sia riconosciuta la sua autonomia - replica il Guardasigilli Angelino Alfano - deve accettare che è il Parlamento sovrano che fa le leggi». Intanto, il Colle, che lo scorso luglio ha chiesto al governo di rivedere le norme ottenendo un decreto legge correttivo, continua a vigilare: «Nessun commento. Quando mi sarà trasmesso - assicura il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano parlando all’agenzie Ansa - il testo da promulgare, approvato dal Parlamento, valuterò le eventuali novità». Napolitano ha certamente davanti una strada stretta, delimitata da rigide valutazioni tecnico-giuridiche. A conti fatti però il testo uscito dal Senato ricalca quello messo a punto dal governo per rispondere alle richieste di chiarimento arrivate dal Quirinale: con la decisione di escludere dalla sanatoria tutti i procedimenti in corso (così come scritto nell’ultima versione del decreto) viene infatti salvaguardato il principio della funzionalità della giurisdizione che rappresenta un punto fermo per il capo dello Stato. «Amnistia, indulto, condono, riciclaggio di Stato, uno scandalo, una vergogna. Una porcata»: le parole usate dal fronte delle opposizioni ma anche dai magistrati non lasciano spazio a dubbi circa il giudizio negativo. Con l’introduzione dello scudo-ter, osserva il sindacato dei magistrati, lo Stato «rinuncia alla punizione» di «reati gravi». E il diritto penale richiede invece, ricorda l’Anm, «certezza ed effettività della pena». In Parlamento c’è chi abbandona i lavori, chi tira fuori cartelli in segno di protesta: il Pd e l’Italia dei Valori, ma anche l’Udc, intervengono a raffica fin dalla mattina per esprimere il proprio dissenso. «I mafiosi ringraziano. Governo anti-italiano»: queste gli slogan che al momento del voto nell’Aula di Palazzo Madama gli uomini di Antonio Di Pietro fanno sventolare fra i banchi generando un pò di confusione ma senza riuscire a impedire alla maggioranza di approvare le nuove norme. Così come puro valore simbolico assume la decisione del gruppo dei Democratici di lasciare l’emiciclo e non partecipare al voto. Diversi i piani che si intrecciano e che finiscono nel mirino del Pd. Da una parte, i senatori Democratici sollevano una questione di costituzionalità: per loro il testo all’esame introduce un indulto e dunque per essere approvato avrebbe bisogno di una maggioranza dei due terzi; dall’altra, la questione dei contenuti: le ultime modifiche sono «uno schiaffo a quegli italiani che rispettano la legge», dice il segretario Dario Franceschini. Addirittura meglio il cartello di narcotrafficanti colombiani «di Medellin», commenta sarcastica il presidente del gruppo a Palazzo Madama Anna Finocchiaro. «La sanatoria del falso in bilancio - afferma Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc - è inaccettabile. Chiediamo al ministro Tremonti di esprimersi». Maggioranza che difende senza tentennamenti il lavoro fatto: è il «segno», commenta il senatore del Pdl Salvo Fleres (primo firmatario dell’emendamento che amplia lo sanatoria fiscale) di una politica «intelligente» e improntata al «realismo e all’oggettività». E comunque, conclude il presidente del gruppo al Senato Maurizio Gasparri, «la sinistra non ci ha detto quale sarebbe l’alternativa. Loro ne hanno una sola: le tasse».

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