mercoledì 25 marzo 2009

RIFKIN, UNA NUOVA ERA TECNOLOGICA


L'economista Rifkin si dice 'certo che siamo all'alba di una nuova era tecnologica' in cui 'il lavoro manuale perderà importanza'. Diventerà sempre più dominante 'l'automazione dei sistemi produttivi'. Secondo l'economista, 'questa era tecnologica non è domani, e tra oggi e domani c'è una nuova realtà che ci permetterà di creare milioni di posti di lavoro nella creazione di una nuova infrastruttura energetica che sarà a base di manodopera altamente qualificata'.
Jeremy Rifkin è il fondatore e il presidente della Foundation on Economic Trends di Washington. È autore di tredici libri sull’impatto dei cambiamenti tecnologici sull’economia, sulla forza lavoro e sull’ambiente, che sono stati tradotti in quindici lingue e vengono usati in centinaia di università in tutto il mondo. Negli ultimi 25 anni ha tenuto corsi ed è stato "resident scholar" in oltre 300 università di dieci paesi diversi. Il suo ultimo libro, La fine del lavoro (trad. it. Baldini&Castoldi Editore, Milano 1995) è il risultato di tre anni di ricerca sui mutamenti delle condizioni e della natura del lavoro nell’era dell’informazione. Jeremy Rifkin si è laureato in economia del Wharton School of Finance and Commerce dell’Università della Pennsylvania, e in affari internazionali alla Fletcher School of Law and Diplomacy della Tufts University. È "visiting lecturer" al Wharton School of Finance and Commerce Senior Executive Training Program (The Aresty Institute of Executive Education).Verso la metà degli anni settanta, i suoi libri Common Sense II e Own Your Own Job sono stati i primi a divulgare l’idea di proprietà e gestione delle imprese da parte dei loro lavoratori. Oggi, venticinque anni più tardi, la United Airlines e altre grandi società sono state acquistate dai propri dipendenti e stanno cambiando il modo in cui si fanno affari in America. Alla fine degli anni settanta, Jeremy Rifkin è stato co-autore di The North Will Rise Again: Pensions, Politics and Power in the 1980s, un saggio pionieristico al quale viene spesso riconosciuto il merito di aver cambiato l’atteggiamento dell’opinione pubblica e la politica governativa rispetto all’uso sociale di centinaia di miliardi di dollari investiti nei fondi pensionistici statunitensi. Negli anni ottanta, Jeremy Rifkin ha pubblicato Entropy, il best-seller internazionale in cui per la prima volta si fondevano la teoria economica e quella ambientale. Il libro ha contribuito a lanciare quelli che sarebbero poi diventati gli attuali concetti di sviluppo sostenibile.L’influenza di Rifkin sull’amministrazione pubblica negli Stati Uniti e nel mondo è notevole. È stato chiamato a testimoniare davanti a numerose commissioni del Congresso e ha difeso con successo in tribunale, contro il governo, misure più responsabili riguardo a svariate questioni ambientali e tecnologiche. Per le sue opinioni e i suoi commenti sulla società è diventato un ospite abituale di molte trasmissioni televisive americane.The National Journal, una delle maggiori riviste americane di politica, ha incluso Rifkin fra le 150 personalità che influenzano maggiormente l’amministrazione federale. Attivista del movimento pacifista statunitense negli anni sessanta e settanta, ha fondato, nel 1969, la Citizens Commission con l'intento di rendere noti i crimini di guerra commessi dagli americani durante la guerra del Vietnam. È il fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation. Rifkin si è laureato in Economia alla Wharton School (presso l'Università della Pennsylvania) ed in Affari Internazionali alla Fletcher School of Law and Diplomacy della Tufts University. Il suo coinvolgimento come attivista del movimento pacifista ed ambientalista lo ha visto spesso impegnato negli Stati Uniti, anche politicamente, a sostegno dell'adozione di politiche governative "responsabili" in diversi ambiti sia relativi all'ambiente ma anche alla scienza ed alla tecnologia e tale impegno pubblico è riflesso in numerosi dei suoi saggi e lavori. È un vegetariano. È autore di numerosi volumi che trattano dell'impatto che i cambiamenti scientifici e tecnologici hanno su economia, lavoro, società e ambiente. Le sue pubblicazioni sono state tradotte in più di 20 lingue e sono studiate in centinaia di università di tutto il mondo. Con il suo trattato del 1977 Who Should Play God è stato uno dei primi a criticare l'allora nascente scienza delle biotecnologie, argomento poi ripreso nel lavoro del 1998 The Biotech Century (pubblicato in italiano con il titolo "Il secolo Biotech. Il commercio genetico e l'inizio di una nuova era") che tratta dei numerosi problemi, anche etici, legati alla genetica. Rifkin interviene periodicamente come opinionista pubblicando i propri interventi su numerosi quotidiani e periodici europei tra i quali il britannico "The Guardian", lo spagnolo "El Pais" come anche "L'espresso" in Italia e la "Suddeutsche Zeitung" in Germania. Rilevante anche la presenza di Rifkin come ospite di numerosi programmi televisivi statunitensi, tra i quali interventi al Larry King Show ed alla CNN. Nel 2007 ha partecipato anche alla trasmissione televisiva italiana condotta da Fabio Fazio "Che tempo che fa". Ha preso parte al documentario di denuncia "The corporatios" dove presenziano insieme a lui anche Michael Moore, Naomi Klein e Milton Friedman. In aggiunta al suo impegno negli Stati Uniti, Rifkin è stato attivo anche in Europa come consigliere di alcuni statisti e capi di governo ed, in particolare, ha operato come consigliere personale sulle questioni energetiche di Romano Prodi all'epoca dell'incarico di Presidente della Commissione Europea di quest'ultimo. Negli anni passati è stato consulente per il Ministero dell'Ambiente della Repubblica Italiana, dicastero diretto dall'onorevole Alfonso Pecoraro Scanio.


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