giovedì 26 marzo 2009

Ridotte le aziende ospedaliere in Sicilia


Dopo una lunga maratona d'aula, l'Assemblea regionale siciliana ha approvato tutti singoli articoli della riforma sanitaria. La riforma riduce le aziende sanitarie e ospedaliere da 29 a 17, mentre i distretti saranno guidati da due direttori: uno sanitario e uno amministrativo.Nel lungo e complesso dibattito a Sala d'Ercole, per l'esame dei singoli articoli del provvedimento e degli emendamenti presentati da parlamentari di tutti i gruppi, si sono anche ripetute le votazioni a scrutinio segreto, in una delle quali il governo di Raffaele Lombardo è stato battuto, essendo stato approvato un emendamento, presentato dal Pd, con il quale è stata tagliata una norma che prevedeva l'attribuzione di un'indennità ai direttori generali decaduti, secondo le previsioni dei contratti individuali di lavoro, il cui termine è previsto nel 2010.Sono stati 39 i deputati che nel segreto dell'urna hanno approvato la norma e 37 quelli che hanno votato contro. La legge stabilisce inoltre che le aziende sanitarie provinciali e quelle ospedaliere di nuova istituzione saranno operative dal primo settembre del 2009.Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e l'assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, esprimono grande soddisfazione dopo che l'Assemblea regionale siciliana ha completato l'esame degli articoli del disegno di legge di riforma del sistema sanitario. Introdotta nel 2001 la riforma del sistema sanitario ha ianugurato nel nostro paese una sorta di federalismo regionale, acutizzando però la distanza tra regioni virtuose e amministrazioni fortemente indebitate. si riconferma dunque il quadro di un’Italia a diverse velocità secondo quanto emerso dalla sesta edizione del Rapporto Osservasalute (2008), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualitaà dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane. Dal confronto di alcuni parametri, in questi anni di transizione verso il federalismo, appaiono sempre più nitide le differenze Nord-Sud. A partire dalla quota di Pil che ciascuna Regione spende in sanità. Infatti, mentre quelle del Sud sono costrette a dedicare quote molto elevate del loro Pil all’assistenza sanitaria - si arriva fino all’11% in Molise e a più del 9% in Calabria. Regioni come la Lombardia usano per soddisfare il bisogno di assistenza sanitaria il 5% del proprio reddito (dati 2005).

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