domenica 22 marzo 2009

Internet, si vuole imbavagliare la libertà

Mentre in Italia le pagine dei media sono occupate da notizie di notevolissima importanza (la sconfitta della nazionale, il matrimonio gregoraci-briatore è sempre una favola (?), lindsay lohan e la sua fidanzata, etc), apprendo dalla stampa seria di una risoluzione della Commissione Europea alla Cultura sulla regolamentazione giudirica dei blog. La risoluzione approvata parla di un’etichetta volontaria che informi sull’identità dell’autore del blog, i suoi interessi politici e sociali e le responsabilità di quello che scrive. Qualcosa di molto simile ad una fedina penale, insomma. Niente di obbligatorio per ora, si tratta solo di una raccomandazione e l’effettiva regolamentazione e lasciata alla legislazione dei vari paesi. Ma da qui all’obbligatorietà della schedatura sappiamo benissimo quanto sia breve il passo da compiere, specialmente nell’Italia di questi tempi. Ne traduco un breve pezzo, quasi esilarante nella sua assurdità.“L’emendamento è una questione volontaria. In Internet non esiste la sicurezza che l’informazione sia certa”, assicura l’eurodeputata socialista María Badía che ritiene che “l’eccesso d’informazione” è una delle cause che promuovono l’intossicazione della Rete. Quindi, costituire un censimento volontario dei blogger può generare un effetto di fiducia nel lettore: “siccome abbiamo un eccesso d’informazione, si cerca di garantire che gli utenti possano sapere chi sono le fonti”, sostiene Badía che sottolinea che tale rapporto è stato presentato da Marianne Mikko, parlamentare europea estone. La nazionalità della Mikko può essere una delle chiavi per comprendere l’origine di questa proposta, dal momento che il flusso d’informazioni che si è diffuso tra l’Estonia e la Russia, è sempre stato messo in discussione da ragioni storiche e le loro prolungate crisi diplomatiche. Premesso che non conosco in maniera approfondita la questione dell’informazione tra Estonia e Russia (che non è comunitaria, tra l’altro) e non capisco perchè questo debba coinvolgere tutti i blogger europei, ma per l’Unione Europea non sarebbe meglio assicurarsi che venga garantito il diritto alla libertà di espressione, piuttosto che ergersi a salvatrice contro i pericoli del web?

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