venerdì 27 febbraio 2009

UNA MINORANZA CHE NON RISPECCHIA LA REALTA’

Cgil, Cisl e Uil hanno, tutte insieme, 11 milioni, 731 mila e 269 tesserati(dati 2006). Di questi, 5 milioni 676 mila e 103,pari al 49,16%, sono pensionati(che tra il 1986 e il 1987,e solo all’interno delle due sigle maggiori,hanno fatto registrare una crescita dell’ordine dei 2 milioni). È la prima anomalia italiana, dal momento che in Francia e in Germania coloro che sono già usciti dal mondo del lavoro rappresentano non più del 20% degli iscritti ai rispettivi circuiti sindacali. In ogni caso, i tesserati ancora in attività non arrivano alla soglia dei 6 milioni. Sono, per la precisione, 5 milioni, 964 mila e 166. Che, su un totale nazionale di 22 milioni e 988 mila lavoratori (dato istat), vuol dire il 25,9%. I sindacati che trattano con il governo la riforma delle pensioni o la griglia delle aliquote fiscali,che reclamano di poter decidere l’utilizzo del cosiddetto tesoretto o che si oppongono alla vendita dell’Alitalia ai francesi rappresentano dunque poco più di un lavoratore italiano su quattro. I sindacati rappresentano solo alcuni cittadini, ma prendono decisioni che riguardano tutti e gestiscono risorse che appartengono a tutti. La base sindacale rispecchia sempre meno l’articolazione della società e coincide sempre meno con le categorie più deboli; la frammentazione e competizione tra sindacati rende poco conveniente, per il singolo sindacato, farsi carico degli interessi generali,rischiando di perdere iscritti. Il potere sindacale è spesso utilizzato a vantaggio di alcuni poco meritevoli e a danno di tutti.

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