venerdì 19 luglio 2019

Alpages Ouverts

[La miseria peggiore è essere superflui. Abbe Pierre] Mucche Ballerine, spettacolo teatrale di e con Alessandra Celesia, è la novità della ventesima edizione di Alpages Ouverts, alpeggi a porte aperte, evento che coniuga "cultura, agricoltura e turismo", ha sottolineato l'assessore Laurent Viérin presentando i sei appuntamenti in calendario tra luglio e agosto.    "Le giornate di unicità e tipicità permettono di sviluppare la conoscenza del nostro territorio anche attraverso il lavoro dei nostri allevatori che negli anni hanno saputo rinnovare e adeguare le strutture alle nuove esigenze di vita e di produttività nel rispetto della nostra cultura di montagna", ha aggiunto. A curare l'animazione della giornata è l'Associazione regionale allevatori. Si parte con le visite guidate tematiche per passare a tavola alle 12 per degustare i prodotti di alpeggio, Fontina Dop in testa. Quest'anno il menù si arricchisce con lo spezzatino e l'hamburger di carne valdostana.

Trudi venduta

[Ballare è l’espressione perpendicolare di un desiderio orizzontale. G. Bernard Shaw] Giochi Preziosi ha perfezionato l'acquisto da Paladin Capital Partners (gruppo Holding Carisma) di Trudi, produttore e distributore degli omonimi peluche nonché di giocattoli in legno a marchio Sevi. Giochi Preziosi rafforza così il proprio portafoglio prodotti aggiungendo un marchio di grande notorietà: l'acquisizione è in linea con la strategia di crescita per linee esterne in caso di opportunità che presentino un valore nel marchio e nella qualità dei prodotti. "Siamo particolarmente soddisfatti di avere completato questa acquisizione - ha commentato Enrico Preziosi, fondatore e presidente di Giochi Preziosi e patron del Genoa - Siamo pronti ad investire in iniziative commerciali e di marketing che consentano a Trudi di perseguire la crescita del fatturato, beneficiando della capacità distributiva su scala europea del nostro gruppo". Trudi era stata acquistata da Carisma nel 2005 che l'ha focalizzata sul core business cedendo il retail.

Unicredit vende Fineco

[La critica d’arte è imbelle come l’esperanto. Blaise Cendrars] Unicredit ha avviato la vendita tramite un accelerated bookbuilding della quota residua, pari al 18,3%, di Fineco, che vale circa 1,1 miliardi. La cessione dell'ultima tranche di azioni di Fineco in mano al gruppo di Piazza Gae Aulenti segue quella, effettuata un mese fa, sempre sul mercato e tramite un accelerated bookbuilding a investitori istituzionali, per la vendita del 17% della banca online a un prezzo unitario di 9,8 euro e con un incasso di 1 miliardo, che ha permesso a Unicredit di deconsolidare la partecipata. L'uscita definitiva avviata oggi, dopo che FinecoBank ha chiuso in Borsa con una calo del 3,6% a 10,3 euro, rientra, al pari della vendita realizzata il 7 maggio, fra le misure indicate dal ceo di Uniredit Jean Pierre Mustier per migliorare i ratios patrimoniali del gruppo.

giovedì 18 luglio 2019

La guerra delle petroliere

[Gli uomini di esperienza sanno bene che una cosa è ma non sanno il perché; gli uomini d’arte conoscono il perché e la causa. Ippocrate] L' Iran ha rimorchiato in un suo porto una petroliera degli Emirati Arabi Uniti che transitava per lo Stretto di Hormuz. L'agenzia Irna, citando il ministro degli Esteri e portavoce del governo iraniano Abbas Moussavi riferisce che la nave, senza nome, era in panne. Tuttavia, sia gli Stati Uniti che gli Emirati hanno precisato che la nave aveva perso il contatto con l'armatore da sabato notte. Una fonte della Difesa statunitense ha detto all'Associated Press che l'America "sospetta" che l'Iran abbia sequestrato la nave.   La piccola petroliera Riah, battente bandiera panamense ma con base negli Emirati Arabi Uniti, ha spento il suo trasponder sabato notte e non risulta - dicono le autorità emiratine - che abbia lanciato alcuna richiesta di soccorso. Moussavi ha dichiarato che la Repubblica islamica ha aiutato una petroliera straniera in avaria, senza aggiungere altri dettagli.    Successivamente una fonte della Difesa statunitense ha fatto sapere che la petroliera si trovava, al momento in cui ha perso il contatto, in acque iraniane, vicino all'isola di Qeshm, dove ha sede una base dei pasdaran. "Sospettiamo che sia stata presa - ha detto la fonte -. Potrebbe essere stata in avaria e rimorchiata per essere soccorsa? E' una possibilità - ha aggiunto - ma se il silenzio dovesse protrarsi...ci sarà di che preoccuparsi". L'episodio avviene tra crescenti tensioni tra Iran e Stati Uniti nella regione sul nucleare, tensioni che hanno già avuto per protagoniste, nel recente passato, le petroliere in transito per lo Stretto di Hormuz. Gli Usa hanno imposto le sanzioni più rigide che mai contro l'Iran negli ultimi 14 mesi ma la loro politica di massima pressione è fallita in tutti gli aspetti politici, sociali e legali: lo ha detto oggi il presidente iraniano Hassan Rohani durante un discorso a Shirvan, nella provincia del Khorasan Settentrionale.    Rohani ha sottolineato che negli ultimi 14 mesi il debito estero dell'Iran è diminuito del 25% a 9,5 miliardi di euro: "Questo - ha detto -, significa che nonostante le difficoltà non abbiamo fatto affidamento sugli stranieri o sui fondi internazionali".    L'Iran, ha proseguito, "ha vinto e le minacce americane non funzionano più. Oggi nessuno può dire che l'Iran trema sotto la pressione Usa o che l'amministrazione iraniana è disfunzionale ed incapace di risolvere i problemi della gente".La petroliera iraniana Grace 1, sequestrata alcuni giorni fa al largo di Gibilterra, potrà essere riconsegnata a Teheran se ci sarà la garanzia che non fornirà greggio alla Siria, rispettando così le sanzioni Ue. Lo ha detto il ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt in un colloquio con il collega iraniano Mohammad Javad Zarif.    "Ho appena parlato con il ministro Zarif - spiega Hunt su Twitter - Colloquio costruttivo. L'ho rassicurato che la nostra preoccupazione era la destinazione e non l'origine del petrolio sulla Grace 1 e che il Regno Unito faciliterà il rilascio della nave se riceveremo garanzie che non andrà in Siria, in seguito ad un giusto processo nei tribunali di Gibilterra". Nel frattempo, le autorità hanno rilasciato su cauzione il capitano e tre membri dell'equipaggio della petroliera, senza specificare le accuse. La tensione tra Londra e Teheran è alta dopo il tentato fermo della petroliera britannica Heritage nello Stretto di Hormuz, attribuito ai Pasdaran dai britannici e dagli Usa. L'ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, Kim Darrock, ha affermato che il presidente americano Donald Trump ha voluto abbandonare l'accordo sul nucleare con l'Iran "solo per fare un dispetto" a Barack Obama, dunque per "motivi personali", in quello che ha definito "un atto di vandalismo diplomatico". Lo riporta il Daily Mail, citando alcuni cablogrammi di cui è venuto in possesso. Darrock rivela come c'era disaccordo tra i più stretti collaboratori di Trump e scrive come la Casa Bianca "fallì nel mettere a punto un piano per il day after l'uscita dall'accordo". Il 4 luglio 2019 Grace 1, petroliera iraniana battente bandiera panamense, è stata fermata dalla Royal Navy al largo di Gibilterra, in violazione del diritto internazionale che tutela la libera circolazione negli stretti. Il Regno Unito ha giustificato l’operazione avanzando sospetti che l’Iran, in violazione del divieto dell’Unione Europea, di cui l’Inghilterra è ancora membro, faccia arrivare petrolio alla Siria.  Il consigliere nazionale USA per la Sicurezza, John Bolton, ha definito l’azione una "notizia eccellente".  L’Iran l’ha denunciata come "atto di pirateria".  La Spagna, che non riconosce la legittimità britannica sulla colonia di Gibilterra, l’ha denunciata come atto compiuto per ordine degli Stati Uniti (accusa smentita da Londra) e "sta esaminando le possibili conseguenze sulla sovranità inglese". L’ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, Mohsen Rezaej, ha esortato l’Iran ad adottare misura equivalente contro una nave britannica. In un intervento televisivo del 10 luglio il presidente Hassan Rohani è sembrato volerne accogliere il suggerimento. Poche ore dopo, quattro imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione hanno infatti bloccato nello stretto di Ormuz una nave britannica della BP, la British Heritage. Non l’hanno fermata e non hanno violato il diritto internazionale, hanno soltanto minacciato di farlo. Dopo che la fregata britannica di scorta alla petroliera, l’HMS Montrose, si è dichiarata pronta al combattimento, i Guardiani hanno lasciato proseguire la nave.

mercoledì 17 luglio 2019

Terre Sicane Wine Fest di Contessa Entellina

[Ciò che le medicine non curano, lo cura il bisturi, ciò che il bisturi non cura, lo cura il fuoco, ciò che il fuoco non cura, va reputato insanabile. Ippocrate] Una manifestazione per promuovere le eccellenze vinicole delle Terre Sicane, valorizzando, altresì, le attrattive naturalistiche, storiche, culturali ed ambientali. Ecco Terre Sicane Wine Fest la rassegna del vino, promossa dal Comune di Contessa Entellina in collaborazione con la Strada del Vino Terre Sicane e l’Associazione Culturale Enonauti, in programma sabato 20 luglio, con inizio alle ore 18.30, nella splendida cornice dell’Abbazia di Santa Maria del Bosco. Diversi i momenti in programma: il convegno di apertura dal titolo “ Sperimentazione, biodiversità e sostenibilità, i più recenti orientamenti della ricerca” sarà dedicato ai “vini reliquia”, che verranno degustati al termine del convegno a cui parteciperanno il sindaco di Contessa Entellina Leonardo Spera, il presidente della Strada del Vino Terre Sicane Gunther Di Giovanna, il presidente della Federazione Strade del Vino di Sicilia Gori Sparacino, il direttore dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio Vincenzo Cusumano, Antonio Sparacio del Comitato professionale di assaggio Area Tecnico Scientifica dell’IRVO e il direttore del Dipartimento Sviluppo Rurale della Regione Siciliana Mario Candore; il convegno sarà moderato dalla giornalista Angela Amoroso. Al termine del momento di approfondimento, ci si sposterà nel chiostro dell’Abbazia, dove gli ospiti potranno degustare diverse etichette delle cantine che fanno parte della Strada del Vino Terre Sicane, prima di assistere allo spettacolo “CUNTASTORIE” di Salvo Piparo, improntato alla  poetica di strada legata alla tradizione popolare, con la partecipazione del polistrumentista Francesco Cusumano. Nel corso della serata sarà possibile degustare, oltre al vino, prodotti tipici delle aziende locali, prima di continuare a divertirsi con la musica dei “The Two Giants Trio”. Per info e prenotazioni: cell. 389 4388514 – info@enonauti.it. https://www.facebook.com/terresicanewinefest

La mafia dopo Riina/55

[In effetti esistono tra gli uomini talune razze o taluni individui che somigliano ai terreni montuosi e coperti di foreste. Esistono altri che richiamano quei suoli leggeri che sono innaffiati da abbondanti sorgenti: taluni di essi possono essere paragonati con i prati e con le paludi; altri a pianure secche e spogliate. Ippocrate] Tornano a comandare a Palermo gli 'scappati', i boss sfuggiti alla violenza di Totò Riina ed esiliati negli Usa negli anni '80. Cambiano gli assetti in Cosa nostra, dopo la morte del padrino corleonese, e gli Inzerillo si riprendono il loro storico mandamento, Passo di Rigano. Una rivoluzione nei clan sventata dalla Dda di Palermo che ha coordinato l'indagine della polizia e dell'Fbi e ha arrestato 18 persone. Una è ricercata. L'inchiesta ha anche svelato i legami tra i capimafia siciliani e i "cugini" d'America colpendo esponenti della "famiglia" dei Gambino di New York. Tra gli arrestati anche il sindaco di Torretta, Salvatore Gambino, che sarebbe stato a disposizione della mafia. Più di 200 uomini della Squadra Mobile di Palermo, del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e del Federal Bureau of Investigation (FBI) di New York stanno eseguendo arresti e fermi, disposti dalla Dda del capoluogo siciliano, di boss e gregari del mandamento mafioso di Passo di Rigano (Palermo). Il blitz, denominato "New connection", ha svelato il forte legame tra Cosa Nostra palermitana e la criminalità organizzata statunitense, in particolare il potente Gambino Crime Family di New York.  Nel quartiere di Passo di Rigano avevano ricostituito la loro roccaforte importanti esponenti della famiglia mafiosa degli Inzerillo, una storica cellula criminale palermitana decimata dal capomafia Totò Riina negli anni '80, durante la seconda guerra di mafia. Gli esponenti della famiglia Inzerillo, costretti a rifugiarsi negli Usa, rientrati in Italia nei primi anni 2000, avevano ricostituito le fila della 'famiglia', anche grazie al ritrovato equilibrio con i vecchi nemici. La grande "mattanza" fece mille morti di cui 300 lupare bianche. Venne chiamata la seconda guerra di mafia. Erano gli anni '80, gli anni in cui la mafia dei "viddani" corleonesi di Totò Riina conquistò Palermo col sangue. Caddero tutti i nemici: da Stefano Bontade a Totuccio, Pietro e Antonio Inzerillo. Di pari passo con la scalata al potere mafioso, Riina lanciò la sua sfida allo Stato e agli uomini delle istituzioni che rappresentavano una minaccia per Cosa nostra. I superstiti del clan Inzerillo, che avevano nel quartiere di Passo di Rigano la loro storica roccaforte, furono messi al bando dalla Commissione provinciale di Cosa Nostra e cercarono scampo negli Stati Uniti, sotto l'ala protettiva dei mafiosi Gambino. Vecchie storie che tornano nel blitz della Dda che oggi ha portato all'arresto di 19 persone tra cui esponenti delle famiglie Inzerillo e Gambino. Anni di 'esilio' e poi il tentativo di tornare in Sicilia grazie alla mediazione del boss Salvatore Lo Piccolo che cercò di perorare la causa degli 'scappati' riammettendoli negli affari dei boss palermitani, in particolare nel traffico di droga. Un ritorno osteggiato dal capomafia Nino Rotolo "fedele" al diktat di Riina. Della questione delicata venne investito anche il padrino Bernardo Provenzano che non prese mai una posizione netta. Di sicuro gli "scappati", alla spicciolata, a partire dai primi anni 2000 sono tornati e hanno ripreso i contatti con la mafia siciliana. Francesco Inzerillo, soprannominato "Franco 'u truttaturi" e Tommaso Inzerillo, forti di un tesoro accumulato, entrambi arrestati oggi, si erano ripresi il potere. E dialogavano coi vecchi nemici: come Settimo Mineo, fedelissimo di quel Rotolo pronto alla guerra pur di tenere gli scappati lontano dalla Sicilia finito in cella mesi fa nel tentativo di ricostituire la Cupola di Cosa nostra. Rotolo era una furia: "Questi Inzerillo erano bambini e poi sono cresciuti, questi ora hanno trent'anni. Come possiamo, noi, stare sereni... Se ne devono andare. Devono starsene in America. Si devono rivolgere a Saruzzo (Naimo) e se vengono in Italia li ammazziamo tutti". Gli scappati, invece, avevano un potente alleato: Salvatore Lo Piccolo, il barone di San Lorenzo. Rotolo non riuscirà a tirare dalla sua parte Provenzano, che prendeva tempo e cercava di mediare: "Ormai di quelli che hanno deciso queste cose non c'è più nessuno - scriveva nelle sue lettere - a decidere siamo rimasti io, tu e Lo Piccolo". La verità è che i soldi degli Inzerillo facevano e fanno gola. Soldi a palate accumulati grazie agli affari con le famiglie americane Gambino e i Calì. Per toccare con mano cosa accadeva oltreoceano, su volere di Provenzano, partirono Nicola Mandalà, del clan bagherese che proteggeva la latitanza del padrino, e Gianni Nicchi, enfant prodige della mafia palermitana e figlioccio di Rotolo (sarebbe stato arrestato anni dopo dopo una breve latitanza). Ora i nuovi incontri con Settimo Mineo, il capomafia di Pagliarelli e "presidente" della nuova Cupola che si è riunita lo scorso maggio prima di essere decapitata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo. Mineo, un rotoliano di ferro che, però, ha smesso di odiare gli scappati. [segue]

Sciaranuova Festival

[Per mali estremi, estremi rimedi, spinti fino al massimo rigore, sono i più validi. Ippocrate] Teatro in vigna, sull'Etna, per la quinta edizione di "Sciaranuova festival", prodotto da Planeta nella propria tenuta vinicola, con la direzione artistica di Ottavia Casagrande. Per i 4 spettacoli in programma la scrittrice ha scelto drammaturgie contemporanee, temi scottanti. Si inizia il 19 luglio con "Pedigree" di e con Enrico Castellani, la storia di un giovane e della sua famiglia con due madri, con tutte le difficoltà e le contraddizioni del caso. Un tema scottante, raccontato con un linguaggio senza ipocrisie. Il 20 va in scena "Negri senza memoria" di Alessandro Berti, dove si allude alla corta memoria degli italiani, ai migranti di inizio '900, che dal sud d'Italia partirono per gli Stati uniti, alla fatica e al dolore di chi viaggiava con la sola speranza di un lavoro. La migrazione forse non è mai finita, oggi riguarda tutti, quelli che sbarcano a Lampedusa, e quelli che vanno via in aereo. Si prosegue il 26 con "Zibaldino Africano", finalista al premio Ubu, che squarcia uno sguardo sul colonialismo mentre la chiusura il 27 luglio è affidata a Emma Dante con "Gli alti e bassi di Biancaneve", un nuovo modo di leggere la favola, nella consapevolezza che i 7 nani costringono Biancaneve ad abbassare lo sguardo, insegnandole l'umiltà. "Il teatro - dice Ottavia Casagrande - meglio di ogni altro sa raccontare i turbolenti cambiamenti del nostro tempo. Anni di confusione, conformismi e estremismi che il teatro sa annusare e rielaborare con estro". La Casagrande è erede di una grande tradizione, è nipote di Olga Villi e di Raimondo Lanza di Trabia, il principe dandy che ispirò Domenico Modugno per il suo uomo in frack.