sabato 16 febbraio 2019

Nuovo processo per Lombardo

[L'inizio è la parte più importante di un lavoro. Platone] Termini a difesa: li ha chiesti il nuovo collegio di legali di Raffaele Lombardo alla prima sezione della Corte d'appello di Catania dove si sarebbe dovuta celebrare la prima udienza del nuovo processo per concorso esterno all'associazione e corruzione elettorale all'ex presidente della Regione Siciliana. Gli avvocati Maria Licata, Sergio Ziccone, unico penalista riconfermato, e il professore Vincenzo Maiello, ordinario di diritto penale all'Università di Napoli, hanno chiesto tempo per potere studiare i numerosi faldoni e fascicoli del procedimento. La Corte d'appello ha accolto la richiesta e l'udienza è stata aggiornata al prossimo 7 giugno. L'ex governatore non era presente in aula. Il nuovo processo scaturisce dalla decisione della Corte della Cassazione di annullare con rinvio la sentenza del procedimento di secondo grado. È "illogico", scrive la Cassazione, il verdetto che in appello ha assolto dal concorso esterno l'ex governatore della Sicilia Raffaele Lombardo - nonostante affermi che strinse un "patto" con la mafia per essere eletto "rapportandosi direttamente" con i boss - sostenendo che manca la prova dell'oggetto del "patto" che invece "ragionevolmente", secondo la Suprema Corte, si può individuare in "favoritismi nell'aggiudicazione" di appalti. Lo si legge nelle motivazioni della Suprema Corte che ha accolto il ricorso del Pg di Catania.    Nei confronti di Lombardo, sottolinea il verdetto della Seconda sezione penale, "si impone l'annullamento" della condanna emessa in appello - il 31 marzo 2017 - che aveva ridotto a due anni di reclusione (pena sospesa) e 2400 euro di multa per corruzione elettorale, la pena stabilita in primo grado dal gup di Catania che, il 19 febbraio 2014, aveva condannato l'ex leader del Mpa a sei anni e otto mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale.

Google News bye bye

[Chiunque ripeta quattro volte che non darà le dimissioni, le darà. John Kenneth Galbraith] Google News potrebbe lasciare l'Europa. È la minaccia di Big G davanti alla legge sul copyright. Lo ha affermato Jennifer Bernal, responsabile delle politiche pubbliche di Google per l'Europa, il Medio Oriente e l'Africa. Lo riporta Bloomberg. La direttiva, per com'è scritta oggi, da agli editori il diritto di richiedere denaro  per i contenuti pubblicati sulle grandi piattaforme come Alphabet e Facebook. L'articolo 11, in particolare, si rivolge ai cosiddetti snipet, cioè le anteprime composte da titolo, immagine e frammenti di testo che sono l'anima di Google News. Chi ci rimetterebbe? Google non incassa direttamente dalle News, anche se il servizio è attrattivo per gli utenti, in particolare da mobile. Lasciare l'Europa potrebbe impattare sul traffico e darebbe campo libero ai concorrenti, come Apple News su iPhone o altri canali come Facebook. Da parte loro, gli editori acquisirebbero il diritto di essere remunerati per i loro contenuti, ma potrebbero dover rinunciare agli utenti che Google News convoglia verso i loro siti. Capire quali sarebbero le conseguenze su base continentale non è semplice. Una legge simile esiste già in Spagna, che Google News ha lasciato nel 2014. Secondo una ricerca dell'Asociacio'n Espanola de Editoriales de Publicaciones Perio'dicas, a pagare sarebbero stati i piccoli editori: traffico calato del 13% e minori incassi per 9 milioni di euro. Google ha sottolineato che, in caso di permanenza, il servizio potrebbe essere costretto a scegliere quali editori ammettere e pagare. E la logica dice che sarebbero favoriti i più grandi, che di solito hanno una copertura maggiore su temi popolari. Viste le controversie, l'approvazione della legge sul copyright sta andando a rilento. E se dovesse mancare la scadenza delle elezioni Ue, il via libera sarebbe rimandato alla fine dell'anno. Tempo in cui le grandi piattaforme potranno trattare. Non è la prima volta che Mountain View tuona contro la norma Ue. Lo scorso novembre, il vicepresidente Richard Gingras si era augurato di "non ripetere quanto successo in Spagna". A fine ottobre, nella lettera annuale ai creatori di contenuti, la ceo di YouTube (controllata da Alphabet) Susan Wojcicki aveva criticato la legge. La piattaforma sarebbe penalizzata dall'articolo 13. Prevede che "i prestatori di servizi di condivisione di contenuti online concludano accordi equi e adeguati di licenza con i titolari dei diritti". Le piattaforme come YouTube dovrebbero quindi siglare intese con artisti ed editori. Un vincolo che, secondo Wojcicki, "mette a rischio la crescita dell'economia creativa". Anche in questo caso, a pagare sarebbero soprattutto i più piccoli: la legge "spingerà le grandi piattaforme ad accettare solo i contenuti prodotti da un ristretto gruppo di grandi aziende". Perché YouTube diventerà "direttamente responsabili" di quanto pubblicato e "sarebbe troppo rischioso ospitare contenuti di creatori minori". 

Doc Sicilia a quota 80 mli di bottiglie   

["Signor Patellini, come mai sovente non viene in ufficio?" "Commendatore, le dirò: temo sempre di disturbare." Achille Campanile] L’exploit di Grillo e Nero d’Avola e le ottime performance di tutti gli altri vitigni dell’isola: il 2018 si è chiuso con un bilancio da record per il Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, che ha raggiunto al 31 dicembre la quota di 80milioni di bottiglie di vino prodotte. Un risultato che corrisponde ad un aumento percentuale del +173% rispetto al 2017, chiuso con 29 milioni di bottiglie. Oltre ai due vitigni principali della Doc Sicilia, Grillo e Nero d’Avola (che dal 2017 è diventato obbligatorio imbottigliare con la denominazione d’origine Sicilia), il trend di crescita dell’imbottigliato del 2018 coinvolge tutte le tipologie di vini. Nel 2018 sono state prodotte 40milioni di bottiglie di Nero d’Avola e 15 milioni di Grillo. Con i vini dei vitigni autoctoni, crescono anche quelli dei vitigni internazionali: il Merlot raggiunge 1 milione e 460mila bottiglie prodotte; e il Syrah è a 1 milione 800mila bottiglie prodotte. Tra tutte le Doc e le Igt si raggiunge nel 2018 la cifra di 235milioni di bottiglie (con un aumento di 5 milioni di bottiglie rispetto allo scorso anno). “Gli 80 milioni di bottiglie prodotte dalla Doc Sicilia superano di venti milioni l’obiettivo che ci eravamo proposti per il 2018” commenta Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia. “I dati di crescita dell’imbottigliato si accompagnano ad altri numeri che confermano come il lavoro di squadra e la condivisone degli stessi obiettivi per l’intera filiera del vino sono una scelta che dà i suoi frutti. Le aziende che imbottigliano Doc Sicilia sono intanto diventate 350 nel 2018 contro le 126 del 2017. La continua crescita della produzione ha tra l’altro spinto il Consorzio a prevedere, dal 1 gennaio 2021, l’introduzione del contrassegno di Stato su tutte le bottiglie Doc Sicilia per garantire una maggiore tutela sia alle aziende che ai consumatori”. “La presenza sempre più capillare della Doc Sicilia nei mercati Usa, in Canada, in Germania, Svizzera, e i primi incoraggianti risultati raggiunti in Cina” aggiunge Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio Doc Sicilia, “testimoniano come sia stata premiata la scelta di investire in campagne di promozione e di informazione in Italia e all’estero, per mettere in risalto l’unicità della produzione del continente vinicolo Sicilia”.

giovedì 14 febbraio 2019

Nuova coalizione anti Iran

[Gli uomini più sicuri di sé sono i più creduloni. Jonathan Swift] "La rottura di un tabù". Così il premier Benyamin Netanyahu, citato dai media israeliani, ha definito la partecipazione sua e dei ministri degli esteri arabi nella stessa conferenza a Varsavia. "Quattro su 5 di questi ministri si sono espressi con forza e chiarezza contro l'Iran, dicendo esattamente ciò che dico da anni. Sono stati chiari su questo tema e sul diritto di Israele - ha concluso - di difendersi dall'aggressione iraniana". L'Iran è la principale minaccia in Medio Oriente e affrontare la Repubblica islamica è la chiave per arrivare alla pace nell'intera regione. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, incontrando il premier israeliano Benyamin Netanyahu, poco prima dell'apertura della conferenza a Varsavia sul Medio Oriente, promossa dagli Usa anche in funzione anti-Teheran.    "Non è possibile arrivare a pace e stabilità senza affrontare l'Iran. Semplicemente, non è possibile", ha detto Pompeo con a fianco Netanyahu. Da Sochi il presidente iraniano Hassan Rohani, in una trilaterale con il russo Vladimir Putin e il turco Recep Tayyp Erdogan, ha accusato a sua volta: e maggiori radici del terrorismo in Medio Oriente sono gli Stati uniti e il sionismo, insieme ad alcuni Paesi ricchi di petrolio che supportano finanziariamente i terroristi".   Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu incontrerà il presidente russo Vladimir Putin il prossimo 21 febbraio a Mosca. Lo ha annunciato lo stesso Netanyahu  durante una conferenza stampa con il presidente austriaco Alexander Van der Bellen, in visita a Gerusalemme. Sarà il terzo incontro fra Netanyahu e Putin dallo scorso luglio e sarà dedicato agli sforzi di Israele per impedire il trinceramento militare dell’Iran in Siria. Israele e Russia mantengono una linea diretta per impedire attriti e incidenti fra le loro forze aeree attive in Siria. Sono state almeno 277 le esecuzioni capitali in Iran nel 2018, di cui 89 riportate da fonti ufficiali iraniane e 188 segnalate da fonti non ufficiali. Lo riferisce l'associazione 'Nessuno tocchi Caino' in un rapporto in occasione del quarantesimo anniversario della rivoluzione, sottolineando che il numero effettivo potrebbe essere più alto. Dai dati emerge tuttavia un calo rispetto al 2017, quando le esecuzioni erano state almeno 544. Ad incidere su questo calo è la legge di riforma delle norme sul traffico di stupefacenti, entrata in vigore nel novembre del 2017. Nel 2018 le esecuzioni per droga sono infatti scese ad almeno 23 rispetto alle almeno 257 del 2017. Almeno 13 persone sono state impiccate sulla pubblica piazza nel 2018 secondo le notizie ufficiali, un numero nettamente inferiore alle 36 del 2017. 'Nessuno tocchi Caino' denuncia che secondo i dettami della Sharia iraniana, "ci sono anche torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli, disumane e degradanti". 

Aviapartner Linate che farà?

[La mancanza di fede è un difetto che dovrebbe essere nascosto quando non può essere superato. Jonathan Swift] Nei tre mesi di chiusura dello scalo di Milano  cosa farà Aviapartner? Il 19 febbraio i sindacati ed Aviapartner sono stati convocati dal prefetto di Milano per la chiusura dello scalo. La multinazionale aprirà per tre mesi la cig? Manderà tutto il personale a Malpensa? Oppure il personale che non andrà in cig verrà mandato in altri scali? Nel caso del trasferimento momentaneo in altri scali i sindacati saranno così bravi da ottenere che venga riconosciuta la missione, l’alloggio e il trasporto? Purtroppo in questa vicenda chi resterà fregato sono gli stagionali che probabilmente resteranno a casa in attesa di tempi migliori. Fiduciosi che il sindacato in Lombardia sia più furbo e smaliziato di quello siciliano speriamo di vedere questa estate a Palermo alcuni amici  milanesi. Il limite, purtroppo, del sindacato presente  in Aviapartner a Linate riguarda il basso numero di iscrizioni, tutti troppo aziendalisti. Linate chiude per tre mesi, da luglio a ottobre 2019. | Voli trasferiti negli aeroporti di Malpensa e Orio al Serio L'aeroporto di Linate si prepara alla chiusura per tre mesi, per il restyling già ampiamente annunciato da qualche tempo, e nel contempo gli scali di Malpensa e Orio al Serio sono pronti ad accogliere aerei, passeggeri, dipendenti. Il via ai lavori sarà il 27 luglio 2019. Fino alla fine di ottobre gli operai saranno al lavoro sulle piste, per l'ampliamento dell'aerostazione e per il nuovo sistema di gestione dei bagagli.  Successivamente, fino al mese di ottobre del 2021, verrà completato il terminal, verranno ampliati i gate dell'imbarco e verrà aumentata l'area per negozi e ristoranti. Solo fino a ottobre del 2019, però, l'aeroporto sarà del tutto chiuso. I voli verranno trasferiti prevalentemente a Malpensa (circa il 90%), ma anche a Orio al Serio.  La prima fase dei lavori (quella che durerà tre mesi comportando la chiusura dell'aeroporto) costerà 38,7 milioni di euro, la seconda fase 22 milioni di euro. Sea ha già destinato 15 milioni  ad adeguare le infrastrutture di Malpensa affinché possa assorbire i nuovi voli: si calcola che il traffico nello scalo varesino aumenterà del 30-40%. A Malpensa arriveranno anche ben 400 dipendenti di Sea oltre a quelli delle compagnie aeree. A Orio al Serio ne arriveranno di meno. Ma (è più che altro una curiosità) Bergamo "guadagnerà" quattro voli Alitalia per Fiumicino. Sul fronte dei trasporti, infine, Sea ha chiesto a Trenord di potenziare sensibilmente i treni da e per Malpensa.

Calvin Klein chiude a Milano

[Le dita sono state fatte prima della forchetta, e le mani prima dei coltelli. Jonathan Swift] Calvin Klein va verso la chiusura del suo ufficio di Milano, lo rivela il magazine WWD. La chiusura mette a rischio circa 50 dipendenti del brand americano anche se alcuni di loro potrebbero essere ricollocati presso l'affiliata PVH Corp a Milano.    Solo lo scorso dicembre, Calvin Klein aveva perso il suo direttore creativo Raf Simmons e rimasto senza un designer ha rinunciato anche alle sfilate della settimana della moda in corso attualmente a New York. Sempre secondo WWD, il brand mira al rilancio della collezione 205W39NYC sotto un nuovo nome e a tagliare personale anche a New York nonché alla chiusura della sua storica flagship a New York nell'ambito di un piano di ristrutturazione di circa 120 milioni di dollari.

Salini soccorre Astaldi

[Le lagnanze sono i tributi più frequenti che il Cielo riceva. Jonathan Swift] Salini presenta un'offerta per Astaldi, attraverso un aumento di capitale per 225 milioni, per il 65% del capitale post aumento di una società "sostanzialmente esdebitata". L'offerta è condizionata tra l'altro al "contributo di coinvestitori di lungo periodo" e "alla disponibilità delle banche di concedere linee di credito" ad Astaldi. L'operazione di Salini su Astaldi mira ad avere le caratteristiche di "un'operazione di sistema volta anche a consolidare il settore delle grandi opere e delle costruzioni", per garantirne "stabilità e sviluppo, continuità dei lavori di opere anche strategiche, rafforzamento delle capacità progettuali e industriali tali da proiettare la società così rafforzata in un futuro da protagonista in Italia e all'estero". Lo specifica la società, spiegando che il suo supporto al piano concordatario di Astaldi "rappresenta un'opportunità per creare uno dei maggiori operatori globali con un portafoglio commesse Epc (engineering, procurement and construction) combinato di circa 33 miliardi e oltre 45 mila dipendenti". L'operazione di Salini Impregilo su Astaldi piace al mercato. Dopo l'offerta di Salini e il via libera al piano di salvataggio, Astaldi non riesce a fare prezzo in Borsa e resta in preapertura con un rialzo teorico del 9,8%. Il titolo Salini Impregilo guadagna in avvio il 5,6% a 1,9 per cento.