mercoledì 22 novembre 2017

RITIRATA STRATEGICA?

[Meglio strisciare che fermarsi.]Apprendo, con dovuto rammarico, che due dei nostri (Ap Palermo) hanno incontrato difficoltà a Venezia. Due ros che a Palermo se la tirano, proprio perché capi squadra, non sono stati capiti in terra Veneta.E dire che a Palermo sono due schegge, esageratamente aziendalisti, tanto che uno sarebbe rsa della uil (ma la uil a Venezia esiste?). Nella città del leone si pensava di aver mandato due leoni adulti, maschi, dominanti ... ma che, alla fine, sono risultati delle facili prede.




martedì 21 novembre 2017

Gli Usa restano in Siria

[Colui a cui dai, poi pretende.] Rispondendo a una domanda sullo statuto delle truppe USA in Siria, il segretario della Difesa, James Mattis, ha asserito che gli Stati Uniti hanno ricevuto l’avallo delle Nazioni Unite per scacciarvi Daesh. Proseguendo, nella foga del discorso ha altresì dichiarato che, per impedire il ritorno di Daesh, le truppe non si ritireranno finché il processo di Ginevra non avrà termine. Il governo costituzionale di Damasco da tempo denuncia l’occupazione illegale americana del nord della Siria e i numerosi insediamenti militari alla frontiera irachena e nel sud del Paese. In Siria l’Isis ha perso quasi tutto il territorio che controllava, dopo aver abbandonato a ottobre Raqqa, considerata la capitale di Daesh nella nazione levantina, ed essersi trovata a difendere la sua ultima roccaforte nel paese, Albu Kamal, dagli assalti delle forze filogovernative siriane, sostenute dai raid aerei russi. La missione che ha portato gli Stati Uniti in Siria, a sostegno delle milizie curde che hanno strappato Raqqa ai jihadisti, è quindi prossima al successo. Washington, però, non vuole ritirarsi dal paese mediorientale, considerato zona d'influenza di Mosca, che sulla costa siriana ha un'importante base militare, quella di Tartus.
A inizio settimana il segretario alla Difesa James Mattis ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno intenzione di proseguire l’intervento in Siria per perseguire l’obiettivo a lungo termine degli Stati Uniti, ossia prevenire il ritorno di “un’Isis 2.0”, e preparare il terreno al processo diplomatico necessario a evitare nuovi spargimenti di sangue tra gli attori che, dopo la sconfitta di Daesh, si ritroveranno a contendersi un Paese straziato da oltre sei anni di guerra civile. “Non ce ne andremo adesso che il processo di Ginevra sta iniziando”, ha dichiarato Mattis, riferendosi ai negoziati di pace promossi dalle Nazioni Unite. Il ministero degli Esteri di Damasco ha reagito con un comunicato che accusa gli Stati Uniti di aver attaccato la Siria, conducendo operazioni militari senza il permesso del governo. “La presenza di forze statunitensi o qualsiasi altra presenza militare straniera in Siria senza il permesso del governo siriano costituisce un atto di aggressione e un attacco contro la sovranità della Repubblica araba siriana, così come una violazione della carta e dei principi delle Nazioni Unite”, ha dichiarato il ministero, chiedendo il ritiro immediato delle forze USA. Anche la Russia, alleata del governo di Assad, si è detta contraria alla permanenza statunitense nel paese, con il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, che ha definito tale presenza "illegittima". “Sottolineiamo il fatto che la presenza nostra e degli iraniani in Siria è giustificata dall’invito del governo legittimo”, ha detto Lavrov in una conferenza stampa a Mosca, "notiamo invece che la presenza della coalizione formata dagli Stati Uniti è illegittima”. Secondo quanto dichiarato all’agenzia governativa TASS, Lavrov ritiene che l’intervento degli Stati Uniti in Siria debba considerarsi concluso con la sconfitta dell’Isis, citando quanto gli avrebbe riferito il suo omologo statunitense Rex Tillerson. Il governo russo ha addirittura accusato gli Stati Uniti di aver offerto copertura ai miliziani Isis, ostacolando i tentativi delle truppe lealiste di espugnare Albu Kamal, l’ultimo centro di rilievo controllato dal sedicente Stato islamico in Siria. L'accusa è poi stata smentita da un team di fact-checker che hanno costretto il ministero della Difesa russo a ritrattare alcune foto annunciate come incriminanti. I maggiori sostenitori della permanenza Usa in Siria sono i curdi, che hanno beneficiato del sostegno anche militare alle milizie raccolte sotto l'ombrello delle Forze democratiche siriane, sostegno grazie al quale hanno finito per controllare quasi un quarto del Paese. Il principale partito curdo siriano, tramite un messaggio di uno dei suoi leader, ha dichiarato di favorire la continuazione dell’intervento USA in Siria. “Senza riuscire a ottenere una soluzione politica alla crisi siriana, e con la continuazione degli interventi di Turchia e Iran, e la presenza perdurante di gruppi associati a al Qaeda in Siria, è meglio che l'operazione della coalizione prosegua", ha dichiarato alla Reuters Shahoz Hasan, presidente del partito. I curdi sperano in un cambiamento in senso federale della costituzione, per legittimare la loro presenza territoriale. Anche il presidente turco Erdogan si è lamentato dell’intervento statunitense, accusando Washington di sostenere i combattenti curdi e complicare la situazione in Siria. Una questione che Erdogan approfondirà il prossimo 22 novembre a Sochi, dove incontrerà il presidente russo Putin.

Israele - Arabia Saudita alleate?

[Chi semina affetto? Raccoglie ricatto.] In un’intervista radio nella quale il Ministro degli Esteri israeliano Yuval Steinitz ha preferito non rispondere interrogato su presunti contatti con l’Arabia Saudita, alimenta l’idea che i due Paesi, contrapposti da mezzo secolo, possano avviare forme di collaborazione spinti dalla concomitanza di due crisi, quella nello Yemen e le dimissioni improvvise del Premier libanese Saad Hariri, in virtù del comune interesse di contrastare l’Iran. Il primo ministro libanese Saad Hariri ha in programma di rientrare a Beirut domani in coincidenza con la festa nazionale. Lo annuncia l'agenzia ufficiale Ani, secondo la quale "Hariri ha informato il presidente Michel Aoun che rientrerà in Libano mercoledì". Hariri, che dal 3 novembre scorso si trovava a Riad, dove l'indomani ha annunciato a sorpresa le sue dimissioni, è arrivato  a Parigi su invito del presidente Emmanuel Macron. Saad Hariri, lasciando l'Eliseo, ha confermato che tornerà in Libano dove chiarirà la sua decisione politica dopo aver incontrato il presidente Aoun. Hariri ha anche ringraziato il presidente francese Emmanuel Macron dell'accoglienza a Parigi. Dovrebbe rientrare in Libano domani. Partecipando a un meeting del proprio partito, il Likud, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che si opporrà al piano russo-statunitense per la pace in Siria. Netanyahu ha fatto riferimento alle notizie diffuse dalla BBC, secondo cui l’Iran sarebbe stato autorizzato a installare una base militare permanente vicino a Damasco. Israele aveva chiesto che le truppe iraniane non si avvicinassero a meno di 40 chilometri dalla linea di cessate-il-fuoco israelo-siriana. La richiesta israeliana appare incongrua, tanto più che Tel Aviv sostiene attivamente gli jihadisti da marzo 2011 e mai ha smesso di fornire loro armi e appoggio aereo. Viceversa, l’Iran ha combattuto i terroristi versando il sangue di oltre un migliaio di propri uomini. Ci sarebbe da stupirsi che, avendo perso questa guerra che ha fatto combattere per procura, Israele riuscisse a imporre le proprie condizioni. Il ministro russo della Difesa, Sergei Shoigu, avrebbe definito questa pretesa irrealistica, tenuto conto dell’occupazione illegale israeliana dell’altopiano siriano del Golan. Stati Uniti e Russia si sarebbero accordati su una zona neutrale di soli 15 chilometri oltre il Golan. Netanyahu ha affermato davanti all’auditorio che l’esercito israeliano si riserva il diritto di intervenire in Siria “in rapporto alle proprie esigenze di sicurezza”. I Paesi arabi non staranno a guardare di fronte all’interferenza messa in atto dall’Iran e dall’alleato libanese, Hezbollah. È il messaggio che la Lega Araba ha inviato a Teheran in occasione del vertice d’emergenza organizzato al Cairo. L’Arabia Saudita ha fatto esplicito riferimento al missile lanciato a inizio novembre dai ribelli sciiti Houthi dello Yemen contro Riad. L’organismo panarabo ha affermato che la questione sarà sollevata in sede Onu ma nessuna possibile contromisura è stata evocata nello specifico. “Auspico che gli iraniani cambieranno politica e atteggiamento e spero che in Iran sia arrivato il messaggio della rabbia diffusa tra gli arabi” ha detto il Segretario Generale della Lega Araba Ahmed Abul Gheit. Il capo delle Forze armate libanesi, generale Joseph Aoun, ha disposto il "pieno stato di allerta" dei militari lungo il confine orientale per "fronteggiare le minacce del nemico Israele e delle sue violazioni". Lo annuncia l'esercito su Twitter. Aoun ha chiesto ai soldati di "vigilare" per la "corretta implementazione" della risoluzione 1701 dell'Onu e di "garantire la stabilità" al confine con Israele.

Caffè Torrisi chiude

[Non aspettarti niente in cambio.] Negli anni ottanta lo spot di Pino Caruso era un tormentone: "Ciù misi, ciù misi, è Caffè Torrisi". E poi: "Vuoi il caffè? Se è Torrisi, anche due, anche tre". L'azienda catanese fondata nel 1911, a due anni dalla morte del suo patron Giuseppe Torrisi, ha segnato la propria fine il 26 ottobre  nello studio del notaio Onorio Testoni, che ha redatto l’atto finale di scioglimento e liquidazione della società e nominato il liquidatore, Giuseppe Litrico, che provvederà alle ultime incombenze. Per 31 lavoratori il destino sembra ormai segnato. L’amministratore dimissionario Lorenzo Torrisi pare non abbia accettato di seguire la liquidazione della società né ha depositato il bilancio 2016, e la sede della società stessa è stata trasferita dallo stabilimento della zona industriale in un’abitazione di proprietà degli eredi Torrisi al centro di Catania, segno inequivocabile che lo stabilimento verrà ceduto a terzi o forse agli stessi eredi (indiscrezioni parlano di una società, la Fratelli Torrisi S.r.l., facente capo al figlio minore Claudio Torrisi, con sede a casa di questi, che sarebbe in procinto di rilevare l’azienda con esclusione dei debiti e dei lavoratori; Claudio Torrisi infatti il 13 settembre scorso ha presentato all’ufficio italiano Marchi la domanda per registrare un marchio di caffè col nome Torrisi, chicco e tazzina di caffè).

lunedì 20 novembre 2017

Iniziano le trattative Az

[Meglio essere cercati che cercare.] Continuano gli incontri per i commissari straordinari di Alitalia. Dopo aver visto nei giorni scorsi Cerberus e Lufthansa, la terna commissariale si prepara al confronto con Easyjet, attesa nei prossimi giorni a Roma. La fase dei negoziati è infatti entrata nel vivo e l’agenda di Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari è fitta di appuntamenti per sondare tutti gli interessati. “Stiamo continuando a valutare, è un lavoro serio e accurato perché non vogliamo svendere, ma vendere”, ha sottolineato il ministro Graziano Delrio che nei prossimi giorni farà il punto con i commissari. Ci sono infatti degli sviluppi da registrare, a partire dagli incontri dei giorni scorsi con alcuni dei pretendenti in campo. Gubitosi ha confermato che nella missione negli Usa dei primi di novembre insieme a Paleari si sono visti con il fondo Cerberus, interessato a tutta Alitalia pur non avendo presentato un’offerta vincolante. Intanto Alitalia si prepara a chiudere il secondo semestre con Ebitda in sostanziale pareggio e ricavi in leggera crescita, ha confermato Gubitosi che giovedì 23 novembre in audizione alla Camera annuncerà qualche numero in più e intanto si mantiene cauto: la compagnia sta andando “meglio” ma non ancora bene. Una situazione che Gubitosi ha illustrato anche al cda dell’Enac in un’audizione informale periodica. “Tutte le condizioni positive che avevamo accertato tramite i canali ufficiali, ci sono state confermate dal commissario”, ha detto il presidente Vito Riggio, riferendo anche che Alitalia sta lavorando anche a correggere il problema delle tariffe sproporzionate per i biglietti acquistati all’ultimo minuto su aerei pieni verso il Mezzogiorno. Alitalia è la prima compagnia aerea in Europa a ottenere il certificato di conformità alla ‘Risoluzione IATA 753’ per le operazioni di gestione dei bagagli nell’hub di Roma Fiumicino. L’obiettivo della risoluzione è quello di aumentare la tracciabilita’ dei bagagli trasportati nella stiva degli aerei migliorando così il servizio ai passeggeri e riducendo ulteriormente il numero delle valigie smarrite o restituite in ritardo. La certificazione è stata conseguita dalla compagnia italiana con largo anticipo rispetto a giugno del 2018, ultima data utile per adeguarsi a questa nuova direttiva della Iata (International Air Transport Association). La ‘Risoluzione IATA 753’, a cui tutte le compagnie aderenti alla Iata dovranno adeguarsi entro giugno 2018, stabilisce che tutti i bagagli trasportati in stiva debbano essere costantemente tracciati dall’inizio alla fine del viaggio: dal check-in al caricamento in stiva, fino a ogni trasferimento su un altro volo (nel caso di bagagli in transito) o all’arrivo, quando il bagaglio viene riconsegnato al passeggero. Il riconoscimento ottenuto oggi da Alitalia, sottolinea la compagnia, è un’ulteriore prova delle ottime performance che la compagnia sta registrando sull’hub di Roma Fiumicino. In particolare, nel 2017, Alitalia ha migliorato del 13% i tempi medi di riconsegna dei bagagli rispetto all’anno precedente. La Sea, attraverso la controllata AH e Alisud avrebbero manifestato interesse per l’acquisizione di Alitalia handling.

sabato 18 novembre 2017

Riproposti progetti inutili per la Gesap

[Solo se ne vale la pena, solo se ne vale la pena …] "Lavoriamo a un collegamento marittimo tra porto e aeroporto di Palermo". Lo ha rivelato il presidente della Gesap, Fabio Giambrone, durante un convegno che si è tenuto presso la sala conferenza della palazzina direzionale dell’aeroporto "Falcone-Borsellino". Niente di nuovo, vecchi progetti presentati come novità, probabilmente come intuizioni accattivanti. Gli uomini non hanno memoria e non possono ricordare che circa 20 anni fa la Gesap, quella del padrone della Valtur, aveva, quella si una novità assoluta, proposto un collegamento via mare APT porto. Alla fine non se ne fece niente dopo svariati e costosi studi di fattibilità. Da allora cosa è cambiato? Niente. I fondali sono rimati bassi, Punta Raisi non ha un attracco navale, i mezzi da usare per questo servizio  sono costosissimi. Qualcuno dica ad Ambrogio che la campagna elettorale si è conclusa, malissimo per il sindaco di Palermo, dunque il silenzio è la migliore medicina. “È  già nata una collaborazione con il presidente dell’Autorità portuale - ha spiegato Giambrone - e stiamo lavorando a un progetto che nei prossimi anni potrebbe utilizzare le vie del mare. Dal porto all’aeroporto, dallo scalo aereo verso le isole. Adesso l’aeroporto di Palermo sta vivendo una fase di rinnovamento infrastrutturale. Dopo le nuove sale arrivi e check-in, sono in corso i lavori di manutenzione delle piste, mentre lo scalo funziona regolarmente”. Il convegno, dal titolo "Gesap: un caso di successo", ha affrontato i temi dello sviluppo e crescita delle imprese, con un particolare focus sul passaggio generazionale. A proposito quando sapremo chi sarà il nuovo dg? Visto che l’ad è troppo bravo nel  suo lavoro sarebbe stato un errore nominarlo, come dicevano i bene informati, anche dg. Alla fine sarebbe stato sprecato per la Gesap.

venerdì 17 novembre 2017

Totò u curtu è morto

[Criticarmi è sabotarsi!] Un manifesto funebre che dà 'il lieto annuncio' per la morte di Totò Riina, è comparso in via IV Novembre ad Ercolano (Napoli). Ai lati del manifesto, di matrice anonima, vi sono le foto dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino caduti per mano della mafia. È morto Salvatore Riina di anni 87 - recita il manifesto - Ne danno il lieto annuncio..." e seguono i nomi di 24 vittime tra magistrati, uomini della scorte che li accompagnavano ed altre vittime innocenti tra cui Peppino Impastato, il generale Dalla Chiesa, don Pino Puglisi, Rocco Chinnici. Prende le distanze il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto: ''Noi non gioiamo per la morte di Riina perché non siamo come i mafiosi. Lui ha rappresentato la mafia ed è stata la causa di tanto dolore. Contro di lui lo Stato è riuscito a vincere, assicurandolo al carcere duro". È  morto alle 3.37 nel reparto detenuti dell'ospedale di Parma il boss Totò Riina. Ieri aveva compiuto 87 anni. Operato due volte nelle scorse settimane, dopo l'ultimo intervento era entrato in coma. Riina, per gli inquirenti, nonostante la detenzione al 41 bis da 24 anni, era ancora il capo di Cosa nostra. Riina era malato da anni, ma negli ultimi tempi le sue condizioni erano peggiorate tanto da indurre i legali a chiedere un differimento di pena per motivi di salute. Istanza che il tribunale di Sorveglianza di Bologna ha respinto a luglio. Ieri, quando ormai era chiaro che le sue condizioni erano disperate, il ministro della Giustizia ha concesso ai familiari un incontro straordinario col boss. Riina stava scontando 26 condanne all'ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del '92 in cui persero la vita Falcone e Borsellino e quelli del '93, nel Continente. Sua la scelta di lanciare un'offensiva armata contro lo Stato nei primi anni '90. Mai avuto un cenno di pentimento, irredimibile fino alla fine, solo tre anni fa, dal carcere parlando con un co-detenuto, si vantava dell'omicidio di Falcone e continuava a minacciare di morte i magistrati. A febbraio scorso, parlando con la moglie in carcere diceva: "sono sempre Totò Riina, farei anche 3.000 anni di carcere". L'ultimo processo a suo carico, ancora in corso, era quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in cui è imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato. Ieri, nel giorno del suo 87esimo compleanno, il figlio Giuseppe Salvatore, che ha scontato una pena di 8 anni per mafia, ha pubblicato un post di auguri su FB per il padre.