domenica 18 novembre 2018

S. Filippina Rosa Duchesne, religiosa

Nasce a Grenoble il 29 agosto 1769. Dopo gli studi presso le suore della Visitazione, nel 1787 entra nel loro convento e vi rimane come novizia fino al 1791, anno in cui l'istituto è soppresso. Non potendo seguire direttamente la propria vocazione religiosa, si dedica a visitare i detenuti prossimi a essere condannati a morte. Dopo un'esperienza nella Società del Sacro Cuore di Gesù, nel 1818 si reca negli Stati Uniti ed inizia una complessa pratica di evangelizzazione presso i neri, gli indiani, i bianchi poveri, gli schiavi di Saint Louis. Fonda cinque case con 64 religiosi ed oltre 350 alunni. Muore a S. Carlo del Missouri il 18 novembre 1852. Filippina Rosa Duchesne, che approfondisce la propria vocazione religiosa in piena età rivoluzionaria, rappresenta tutti coloro che nel XIX secolo hanno offerto un decisivo contributo nell'evangelizzazione al di fuori dell'Europa. Caratterizzano l'opera della santa il forte senso cristiano e missionario, oltre alla capacità di battersi contro il razzismo. Beatificata il 15 dicembre 1929 da Pio XI, è canonizzata il 3 luglio 1988 da Giovanni Paolo II. Altri santi: S. Frediano, Dedicazione delle Basiliche dei Ss. Pietro e Paolo, S. Oddone di Cluny.

sabato 17 novembre 2018

La guerra di Ankara contro Damsco

[È saggio applicare l'olio di una raffinata gentilezza ai meccanismi dell'amicizia. Sidonie Gabrielle Claudine Colette] Il 9 marzo 2018 la polizia libanese ha arrestato la cittadina turca Ayten Öztürk all’aeroporto internazionale Rafic Hariri (Beirut, Libano), dove era in transito per recarsi in Grecia. Il ministro dell’Interno, Nohad Machnouk, il 13 marzo l’ha consegnata segretamente al Millî İstihbarat Teşkilatı (MİT — servizi segreti turchi), senza passare per la procedura giudiziaria di estradizione. Machnouk appartiene alla Corrente del Futuro (il partito degli Hariri). Ayten Öztürk è una giornalista e per la sua cattura la Turchia offriva una ricompensa di 600.000 lire turche. Si trovava in esilio in Siria. Due suoi fratelli sono già morti in prigione in Turchia. Per sei mesi Ayten Öztürk è stata a lungo torturata dall’unità antiguerriglia (elettrochoc, bastonatura delle piante dei piedi, sospensione per le braccia, simulazione di esecuzione…); è stata casualmente ritrovata il 28 agosto 2018 in una cella del dipartimento di polizia di Ankara. Il 5 aprile 2018 il vice primo ministro turco, Bekir Bozdağ, aveva dichiarato alla rete televisiva Habetürk che il MİT era già riuscito a «riacciuffare» 80 persone in 18 Paesi. L’11 maggio 2013 due autobombe esplodevano in Turchia, a Reyhanlı, al confine con la Siria, causando 51 morti e 140 feriti. Il governo turco accusò immediatamente la Siria di essere il mandante dell’attentato e l’AKP organizzò nella città pogrom contro gli immigrati siriani. La Siria smentì però ogni implicazione. Documenti della gendarmeria turca, pubblicati dagli hacker di RedHack, dimostrarono trattarsi di un’operazione sotto falsa bandiera montata dal governo turco. Cinque anni dopo, il 12 settembre 2018, il governo turco ha mostrato alla televisione pubblica un cittadino turco di 34 anni, Yusuf Nazik, che sarebbe stato sequestrato dai servizi segreti turchi (MIT) a Laodicea (Siria). L’uomo ha dichiarato di aver realizzato l’attentato per conto dei servizi segreti siriani. RedHack è un gruppo marxista-leninista creato nel 1990, particolarmente attivo dal 2012. Ha attaccato numerosi siti pubblici turchi e israeliani e ha rivelato moltissimi documenti ufficiali. Tutti i documenti pubblicati sinora si sono dimostrati autentici e hanno messo le autorità turche di fronte alle loro menzogne e contraddizioni. Quando RedHack pubblicò i documenti dell’attentato di Reyhanlı, venne accusato di «tradimento» dal primo ministro turco dell’epoca, Recep Tayyip Erdoğan, che classificò il gruppo come “terrorista” e procedette a inutili arresti. Recep Tayyip Erdoğan, ora presidente della Turchia, l’11 settembre 2018 ha aperto una campagna internazionale contro l’operazione antiterrorista della Repubblica Araba Siriana a Idlib. In particolare, Erdoğan ha pubblicato sull’argomento una libera tribuna sul Wall Street Journal. L’annuncio del sequestro dell’attentatore di Reyhanlı da parte del MIT mira a legittimare la posizione turca in difesa di Al Qaeda a Idlib, ritorcendo sulla Siria l’accusa di terrorismo. 

Turchia contro Cipro

[Le donne sopporterebbero più facilmente il fatto che i loro mariti tornino a casa tardi, se potessero essere sicure che non tornino prima. Sidonie Gabrielle Claudine Colette] Le attività di Cipro nel Mediterraneo orientale "negano i diritti inalienabili sulle risorse naturali della popolazione turco-cipriota, che è co-proprietaria dell'isola. Siamo preoccupati che l'amministrazione greco-cipriota abbia deciso di invitare le compagnie internazionali nelle cosiddette aree di licenza delimitate unilateralmente, ignorando i diritti dei turco-ciprioti". Lo scrive in una nota il ministero degli Esteri di Ankara, dopo che mercoledì il governo di Nicosia ha invitato le compagnie energetiche che già sono in possesso di licenze per attività di esplorazione nella Zona economica esclusiva (Zee) di Cipro a presentare offerte per il blocco numero 7. Nei mesi scorsi, le tensioni tra Ankara e Nicosia per la sovranità sulle risorse energetiche nel Mediterraneo orientale avevano provocato tensioni anche con le compagnie internazionali che operano su licenza cipriota, tra cui l'Eni. Inizieranno a giorni le perforazioni della ExxonMobile a Cipro. La nave Stena Icemax inizierà a trivellare per il colosso americano che si è aggiudicato il lotto di gas cipriota e la Turchia, tagliata fuori dalle operazioni, scalpita. Il ministro turco dell'energia è tornato sul punto nel giorno dell'anniversario della proclamazione della Repubblica turca di Cipro, riconosciuta solo da Ankara. Il ministro Fatih Donmez, ha detto: "La Turchia continuerà a proteggere gli interessi della Repubblica turca di Cipro in tutte le aree e non lascerà spazio a interferenze illecite. Senza una soluzione politica i blocchi della parte greca non sono validi nel nostro Paese e dichiareremo le attività illegittime". Ankara ha più volte minacciato di impedire ai greco-ciprioti di sfruttare il gas naturale off-shore ritenendo che è una risorsa comune alle due parti dell'isola, dunque anche alla Repubblica Turca di Cipro. Nel febbraio di quest'anno, una nave militare turca, con il pretesto di condurre esercitazioni, ha impedito a una nave dell'ENI di raggiungere l'obiettivo di perforazione nel blocco 3 di Cipro, ne è nato un caso diplomatico con il presidente turco a sottolineare che l'assenza di un accordo rischiava di mettere a repentaglio la stabilità della regione.

S. Elisabetta d'Ungheria

Nata nel 1207 dal re Andrea II, vicino all'attuale Budapest, Elisabetta viene fidanzata con un ragazzo poco più grande di lei, Ludovico, figlio del langravio della Turingia, e quindi condotta nel castello di Wartburg, in Germania. Nozze come queste hanno lo scopo di stringere alleanze e scongiurare guerre. Nonostante le ragioni di stato, il matrimonio celebrato al compimento del suo quattordicesimo anno è un vero matrimonio d'amore, e un felice connubio tra ascesi cristiana e umana felicità. L'amore è talmente sincero da potenziare quello divino, visto che Elisabetta confiderà alla sua ancella: 'Se io amo tanto una creatura mortale, quanto più dovrei amare il Signore, immortale e padrone di tutti'. Ma il giovane marito perde la vita nella crociata guidata da Federico II. In seguito ai conflitti familiari, privata dei tre figli, Elisabetta decide di rinunziare a tutto per donarsi a Dio secondo lo spirito di San Francesco. Diventa Terziaria francescana dedicandosi alle opere di misericordia e utilizzando la sua dote per costruire un ospedale. Muore a 24 anni, il 17 novembre del 1231,oggi le sue reliquie si conservano a Vienna. Patrona degli ospedali, delle Associazioni cattoliche di carità, di vedove, orfani e mendicanti, Elisabetta è protettrice dei panettieri. Altri santi: S. Rocco Gonzàlez De Santa Cruz, S. Eugenio, S. Giordano, S. Gregorio, S. Ilda, S. Vittoria. 

venerdì 16 novembre 2018

Termovalorizzatore come pista da sci

[O risplendente Sole, cosa mai saresti tu, se non ci fossi io, quaggiù, su cui risplendere? Friedrich Nietzsche] Aprirà nel dicembre 2018 la pista artificiale da sci sul tetto del nuovo termovalorizzatore di Copenhagen, inaugurato l'anno scorso nel centro della città, di fronte al mare. Il fondo in plastica per sciare tutto l'anno viene fornito da una ditta bergamasca. L'impianto di Amager Bakke - CopenHill è costato 670 milioni di dollari e nel 2017 ha sostituito il vecchio termovalorizzatore cittadino. Brucia 400.000 tonnellate di rifiuti all'anno. Secondo le autorità locali dalla sua ciminiera esce solo vapore acqueo. I filtri trattengono tutte le polveri e i fumi. Fornisce elettricità a 62.500 abitazioni ed acqua calda a 160.000. L'impianto è stato progettato dallo studio di architettura Bjarke Ingels Group ed ha un aspetto avveniristico in pannelli di alluminio. Ma la vera novità è il pendio lungo 200 metri sul tetto, con un grande tornante e una pendenza che arriva al 45%. Su questo pendio, che scende da un'altezza di 90 metri, è stata realizzata una pista da sci larga 60 metri con fondo in plastica, fornito dalla Neveplast di Nembro (Bergamo). Un ascensore e tappeti mobili permetteranno agli utenti di risalire. La struttura può accogliere fino a 200 sciatori e il biglietto dovrebbe costare 9,50 € all'ora. Intorno alla pista verranno piantati alberi e realizzati sentieri per trekking e jogging e aree picnic. Sul lato più alto dell'impianto è in corso di costruzione una parete artificiale d'arrampicata alta 85 metri, la più alta del mondo. L'offerta "turistica" del termovalorizzatore sarà completata da un grande caffetteria con vista sul porto e da un ampio parcheggio, utilizzabile anche per eventi di pattinaggio.

La mafia dopo Riina/22

[Ben poche sono le donne oneste che non siano stanche di questo ruolo. Friedrich Nietzsche] I carabinieri del nucleo investigativo di Palermo hanno eseguito una misura cautelare in carcere, disposta dal gip su richiesta della Dda, nei confronti di 10 indagati accusati di estorsioni, con l'aggravante di avere favorito l'associazione mafiosa denominata Cosa nostra. Si tratta del seguito dell'operazione Talea dello scorso 5 dicembre con cui era stato dato un colpo ai vertici dei mandamenti mafiosi di Resuttana e San Lorenzo, Tommaso Natale, con l'arresto di Maria Angela DI Trapani, moglie di Salvino Madonia, boss condannato all'ergastolo anche per l'omicidio dell'imprenditore Libero Grassi. Il giudice ha contestato agli indagati tre estorsioni ai danni di due esercizi commerciali ricostruite grazie alle successive collaborazioni e denunce delle vittime e al pentito Sergio Macaluso, esponente della famiglia mafiosa di Resuttana. Nel contrasto al fenomeno del racket ha avuto un importante ruolo l'associazione Addiopizzo, in un consolidato sistema di tutela e di supporto alle vittime. Le ordinanze di custodia cautelare sono state notificate in carcere a Pietro Salsiera, 60 anni, Giovanni Niosi, 64 anni, arrestati nel blitz "Talea" di 11 mesi fa, di Giuseppe Fricano, 67 anni, Antonino Siragusa, 48 anni, Antonino Tarallo 45 anni, e Michele Pillitteri, 58 anni, catturati nell'operazione "Apocalisse" del 2014, di Salvatore Di Maio, 46 anni, in cella dal 2011 e di Mario Napoli, 53 anni, preso l'anno prima. Due gli arrestati la scorsa notte dai militari Antonino Cumbo, 53 anni e Carlo Giannusa, 49 anni. La polizia ha confiscato beni per un valore di 9 milioni di euro a Antonino Maranzano, palermitano di 78 anni. Il decreto è della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. All'uomo è stata notificata anche la sorveglianza speciale con l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza per i prossimi tre anni. Su Maranzano ha indagato la squadra mobile. A giugno del 2010, il 78enne fu coinvolto in un'operazione in cui furono arrestate 18 persone accusate di associazione mafiosa estorsioni e trasferimento fraudolento di valori. Il 17 gennaio 2013, con sentenza emessa dalla corte di appello di Palermo, divenuta irrevocabile, Antonino Maranzano è stato condannato a otto anni e sei mesi di reclusione per aver fatto parte della famiglia mafiosa di Uditore, svolgendo il ruolo di referente per la "messa a posto" di imprese di Palermo e provincia. Maranzano ha avuto rapporti con gli imprenditori Francesco Bonura e Gaetano Sansone, quest'ultimo ha dato ospitalità a Toto Riina durante la sua latitanza.  [segue]

Catania senza l’Etna

[A certe cose è più facile dare veste legale che legittima. Nicolas-Sébastien Roch de Chamfort]  A largo della costa orientale della Sicilia c'è un motore sommerso che fa scivolare l'Etna nelle acque dello Ionio. Come se nel versante di Sud-Est il vulcano 'non avesse i piedi'. Il motore principale di questo movimento, che nel maggio 2017 è stato di 4 centimetri in soli 8 giorni, non è legato alla camera magmatica come ritenuto finora, ma è in mare, come se l'Etna stesse collassando per il suo peso. Per gli esperti, è impossibile dire se causerà tsunami. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Science Advances, coordinato dal Centro tedesco Helmholtz per la ricerca oceanografica Geomar di Kiel, che ha tra gli autori tre ricercatori italiani dell'Osservatorio Etneo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) di Catania: Alessandro Bonforte, Francesco Guglielmino e Giuseppe Puglisi. Questo motore è stato studiato per due anni a circa 15 chilometri dalla costa e 1.200 metri di profondità. "È la prima volta che misuriamo deformazioni sottomarine dell'Etna", ha spiegato  Alessandro Bonforte. Da 20 anni i vulcanologi monitorano i movimenti del vulcano, ma finora solo sulla superficie. Per Bonforte, "i nuovi dati spostano adesso la causa del movimento in mare, dove si trova la scarpata ibleo-maltese. È come se il vulcano lì non avesse i piedi", ha aggiunto. L'Etna, il vulcano attivo più grande d'Europa, ha circa 500.000 anni, un tempo lungo rispetto ai pochi anni di monitoraggio che, per i vulcanologi, non permettono di dire cosa accadrà. "Non possiamo prevedere se e quando l'Etna provocherà uno tsunami", ha spiegato Francesco Guglielmino. "Quel che possiamo dire - ha aggiunto - è che lo scivolamento verso il mare avviene sia in presenza che in assenza di eruzioni. Il suo motore non è quindi nel cono vulcanico, ma in mare. È necessario - ha concluso - progettare una nuova rete di sensori acustici e trasponder per monitorare in dettaglio le deformazioni dell'Etna, non solo sui fianchi ma anche sott'acqua".